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Un anno e mezzo dopo la Procura di Crotone mette sotto accusa 6 persone per la strage di Cutro (video)

Un anno e mezzo dopo la Procura di Crotone mette sotto accusa 6 persone per la strage di Cutro (video)

da Maurizio
11 Ottobre 2024
in cronaca
Tempo di lettura: 3 minuti
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Gli indagati sono quattro militari della Guardia di finanza e due della Guardia costiera: errori nelle comunicazioni

A 17 mesi dal naufragio di Cutro, che è costato la vita a 98 persone, la procura di Crotone ha chiuso le indagini mettendo sotto inchiesta 6 persone tra gli uomini della Guardia di finanza e della Guardia costiera che nella notte tra il 25 e il 26 febbraio del 2023 si trovavano in servizio in Calabria. Secondo l’interpretazione del pubblico ministero Pasquale Festa e il procuratore Giuseppe Capoccia la tragedia si sarebbe potuta evitare se si fosse agito in modo diverso. 

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naufragio di cutro 1

L’imbarcazione era partita dalla Turchia sovraccarica, con a bordo circa 180 persone, per le più di origine iraniana, afghana e pakistana, e si infranse su una secca a 150 metri dalla spiaggia di Steccato di Cutro, a pochi chilometri da Crotone. Fu allora, su quella spiaggia che ci si accorse dell’immane tragedia che in quei giorni sconvolse l’opinione pubblica internazionale e sin da subito si scatenarono polemiche e accuse nei confronto di chi forse avrebbe potuto fare qualcosa – si disse – per evitare quella tragedia.

La ricostruzione dei fatti ricorda che l’imbarcazione era stata fotografata da un velivolo di Frontex, alle 22.26 del 25 febbraio, diverse ore prima del naufragio. Navigava a 40 miglia dalle coste italiane, in zona Sar (search and rescue, ricerca e soccorso) italiana: l’operazione di salvataggio quindi sarebbe stata di competenza italiana, secondo quanto stabilito dalle convenzioni internazionali. Tuttavia l’evento non fu classificato come “emergenza”, nonostante l’imbarcazione fosse carica di persone e le previsioni meteo fossero pessime.

La guardia costiera italiana non è intervenuta alla ricerca del barcone, presumendo che fosse in condizioni di sicurezza, come affermava il comunicato di Frontex, che tuttavia diceva anche che il caicco “Summer Love” era sovraccarico e che non c’erano dispositivi di sicurezza.

La comunicazione di Frontex arrivò anche alla Guardia di finanza che la interpretò semplicemente come il riferimento a una nave di migranti. Comunque sia, dopo l’annotazione, l’ufficiale di turno dispose l’uscita in mare della motovedetta V5006 e del pattugliatore Barbarisi. per un’operazione “di intercetto”, cioè un’operazione di polizia per fermare l’imbarcazione e catturare eventuali scafisti e trafficanti, e non per soccorrere le persone che si trovavano a bordo. L’operazione però fu interrotta per via delle condizioni sfavorevoli del mare. e come andò a finire – purtroppo – è ormai storia.

cutro croce 1

Ora la conclusione delle indagini con l’ipotesi di accusa per naufragio colposo e omicidio colposo plurimo a carico di sei persone: il capo turno della sala operativa del Comando provinciale della Guardia di finanza e del Roan di Vibo Valentia; il  comandante del tempo del Roan di Vibo Valentia, l’ ufficiale in comando tattico e controllo tattico presso il Roan di Vibo Valentia, il comandante del gruppo aeronavale di Taranto, l’ ufficiale di ispezione presso l’Imcrr (Italian Maritime Rescue Coordination Center) di Roma, e l’ ufficiale di ispezione presso il V Mrsc (Centro Secondario del Soccorso Marittimo) di Reggio Calabria.

I quattro indagati della Gdf avrebbero sbagliato le modalità di azione dopo aver ricevuto la segnalazione del caicco 40 miglia a largo delle coste calabresi; mentre i due indagati della Guardia Costiera sarebbero accusati di mancata azione, seppure, evidenzia la procura, indotti in errore dai finanzieri. Ritenute non corrette anche le comunicazioni con la Guardia Costiera.

Tags: crotonecutroguardia costieraguardia di finanzanaufragioroanstragestrage di cutroVibo Valentia

Maurizio

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