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Giubileo della Comunicazione in Vaticano, Papa Francesco suona la sveglia ai giornalisti

Giubileo della Comunicazione in Vaticano, Papa Francesco suona la sveglia ai giornalisti

da redazione
27 Gennaio 2025
in attualità
Tempo di lettura: 4 minuti
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Il Santo Padre durante l’incontro nella Sala Nervi rinuncia a leggere il discorso scritto e ricorda: “Andare incontro all’altro”. Il racconto dell’incontro riferito da Giornalisti Italia. Intanto, questa mattina i giornalisti calabresi si radunano a Paravati, a casa di Natuzza

Giubileo 1

Il Giubileo 2025 è entrato nel vivo con il primo evento dell’Anno Santo, il Giubileo del mondo della comunicazione, che, iniziato il 24 gennaio in coincidenza con la ricorrenza di San Francesco di Sales, patrono dei giornalisti, si concluderà oggi, domenica 26 gennaio.

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A Roma sono arrivati diverse migliaia di giornalisti e operatori dei media da tutti i continenti che nella mattinata di sabato hanno varcato, sin dalle prime ore del mattino, la Porta Santa della Basilica di San Pietro dopo il pellegrinaggio che, partendo da Piazza Pia, ha attraversato Via della Conciliazione. Successivamente, una sosta in preghiera in Basilica, davanti al luogo del martirio di Pietro, e poi tutti si sono diretti verso l’Aula Paolo VI per l’incontro con il Santo Padre.

attiliofiorillo

Di questo incontro riportiamo quanto scritto dalla redazione di Giornalisti Italia, il giornale dei giornalisti diretto dal segretario della Figec Cisal Carlo Parisi.

«Nelle mani ho un discorso di nove pagine. A quest’ora, con lo stomaco che incomincia a muoversi, leggere nove pagine sarebbe una tortura. Io darò questo al Prefetto. Che sia lui a comunicarlo a voi». Con buona pace del protocollo, come ormai ci ha abituato, Papa Francesco si conferma ancora una volta affabulatore per eccellenza e con i giornalisti, che oggi affollavano la Sala Nervi del Vaticano per l’udienza generale del Giubileo della Comunicazione, si limita ai saluti e a poche parole pronunciate a braccio: «Volevo soltanto dire una parola sulla comunicazione. Comunicare è uscire un po’ da sé stessi per dare del mio all’altro. E la comunicazione non solo è l’uscita, ma anche l’incontro con l’altro. Saper comunicare è una grande saggezza, una grande saggezza!». Estrema sintesi di un messaggio che tanti giornalisti dovrebbero tenere sempre a mente piuttosto che predicare bene e razzolare male.

«Sono contento di questo Giubileo dei comunicatori. Il vostro lavoro – ha sottolineato il Pontefice – è un lavoro che costruisce: costruisce la società, costruisce la Chiesa, fa andare avanti tutti, a patto che sia vero. “Padre, io sempre dico le cose vere…”.

“Ma tu, sei vero? Non solo le cose che tu dici, ma tu, nel tuo interiore, nella tua vita, sei vero?”. È una prova tanto grande. Comunicare quello che fa Dio con il Figlio, e la comunicazione di Dio con il Figlio e lo Spirito Santo. Comunicare una cosa divina. Grazie di quello che voi fate, grazie tante! Sono contento. E adesso vorrei salutarvi, e prima di tutto dare la benedizione». A buon intenditor poche parole.
La giornata si era aperta con la processione dei giornalisti e gli operatori della comunicazione che, dopo aver varcato la Porta Santa, hanno assistito in Sala Nervi ad un momento di riflessione, aperto da Paolo Ruffini, prefetto del Dicastero per la Comunicazione, con l’invito a «interrogarci su come sperare ancora nella comunicazione tra persone e macchine, su come la tecnologia può e deve essere guidata» e, soprattutto, sul ruolo dei giornalisti che deve essere sempre animato dalla «volontà di tornare alle radici del nostro mestiere, alla radice della nostra speranza»

Carlo Parisi in vaticano

E a proposito di speranza e di come raccontarla, la giornalista filippina naturalizzata statunitense Maria Ressa, Premio Nobel per la Pace nel 2021, e lo scrittore irlandese Colum McCann,  vincitore del National Book Award e dell’International Impac Dublin Literary Award, hanno animato il dibattito moderato dal giornalista Mario Calabresi.
«Ci può essere salvezza? Si può ancora comunicare la speranza? Si può ancora comunicare con speranza? O la nostra è solo una narrazione disperata?», ha chiesto Calabresi ai due relatori ricordando sì che «il male va raccontato, ma la sua narrazione non può essere totalitaria». Bisogna, infatti, evidenziare i “segni di resistenza” che la società sembra ormai incapace di cogliere: «Ci deve essere salvezza, ci può essere salvezza e spetta ai professionisti dell’informazione raccontarla».

Insomma, come ha detto Papa Francesco nel suo messaggio per la Giornata della comunicazione «Il buon comunicatore fa sì che chi ascolta, legge o guarda possa essere partecipe, possa essere vicino».
Maria Ressa, che ha pagato sulla propria pelle il prezzo della censura, si è soffermata sulla «profonda trasformazione del nostro mondo inevitabilmente segnato dalle moderne tecnologie che, quando votate alla sola ricerca del profitto, distruggono la fiducia delle persone, causando epidemia di solitudine».
«Per essere qua oggi, – ha ricordato – ho dovuto chiedere l’approvazione alla Corte suprema filippina. Dici una bugia un milione di volte, e diventa una verità. Se si convincono le persone che le menzogne corrispondono ai fatti, le controlli».

McCann si è, invece, soffermato sulla civilizzazione partendo dalle macerie causate dalla guerra e sul valore delle storie: «la colla che ci tiene uniti, senza le quali siamo niente». Quando le ignoriamo, infatti, «raggiungiamo il punto cruciale del nostro possibile oscuramento capace di distruggerci interamente». Insomma, «non possiamo amare il prossimo, perché non abbiamo più nessun prossimo che non sia la nostra stessa persona. E così facendo perdiamo il nostro significato. Chiediamoci, invece, chi siamo, se corrispondiamo solo a noi stessi».
Prima dell’arrivo di Papa Francesco, a deliziare la platea, con due brani di Bach e Piazzolla, è stato il maestro Uno Ughi con la sua orchestra.

Un’altra giornata storica con un messaggio univoco: condanna del pensiero unico, pluralismo, libertà di pensiero e di stampa, rispetto per le opinioni altrui e, soprattutto, per gli altri. Principi elementari che stanno alla base delle azioni e delle opere degli «uomini di buona volontà». Principi sui quali in tanti, tra i presenti di oggi in Sala Nervi, farebbero bene a riflettere. Soprattutto coloro i quali pensano di avere in mano le chiavi del mondo senza accorgersi che stanno per perde anche quelle di casa.

Tags: giubileogiubileo della comunicazionepapa francesco

redazione

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