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Muore a Lamezia Terme un altro operaio

Muore a Lamezia Terme un altro operaio

da patriziaventurino
21 Marzo 2025
in cronaca
Tempo di lettura: 4 minuti
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Sarebbe caduto da un’altezza di 9 metri mentre si trovava sul tetto dell’azienda per la quale lavorava

A tre mesi di distanza sempre a Lamezia Terme, un nuovo incidente sul lavoro che è costato la vita ad un operaio, Roberto Falbo di 52 anni.

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L’uomo, che risiedeva nel quartiere Capizzaglie, secondo una prima ricostruzione, sarebbe precipitato dal tetto dell’azienda per la produzione di mangimi per la quale lavorava, da un’altezza di 9 metri che gli sono stati fatali, malgrado l’immediato intervento dei medici del 118.

Sul posto sono intervenuti i carabinieri, i Vigili del Fuoco e il personale dello Spsal (Servizio per la prevenzione e la sicurezza negli ambienti di lavoro) per effettuare i rilievi e raccogliere elementi utili alla ricostruzione dell’accaduto. La Procura di Lamezia Terme ha già avviato un’indagine per verificare il rispetto delle norme di sicurezza e accertare eventuali responsabilità.

Intanto iniziano ad arrivare le prime dichiarazioni.

Mariaelena Senese, Segretario Generale Uil Calabria esprime a nome di tutto il sindacato calabrese “profondo cordoglio e vicinanza alla famiglia di Roberto Falbo, l’operaio di 53 anni che ha tragicamente perso la vita cadendo da un’impalcatura di 9 metri in un capannone della zona industriale di Lamezia Terme. Questo drammatico evento segue di pochi mesi un’altra tragica perdita: il 3 gennaio scorso, Francesco Stella, un operaio di 38 anni, è deceduto in circostanze simili nella stessa area industriale. Queste ripetute tragedie rappresentano un fallimento collettivo della nostra società e sottolineano l’urgenza di intervenire con determinazione per garantire la sicurezza nei luoghi di lavoro. La sicurezza sul lavoro è una responsabilità comune. Serve l’impegno di tutti gli attori interessati, va migliorato e rafforzato il coordinamento tra i vari soggetti della filiera sicurezza: Regione, Asl, Inail, Itl, Inps, Rlst. Questi devono saper parlare fra di loro, incrociare i dati a disposizione, monitorare le specificità del territorio. Occorre potenziare con urgenza l’organico delle Asp, come da noi più volte chiesto e, coordinare i vari organi ispettivi: Itl, Asp, Inail e Inps, perché ciascuno deve fare il suo compito nel contesto di un unico intervento ispettivo: l’Asl controlla la sicurezza sanitaria, l’ispettore del lavoro i contratti, l’Inps la previdenza e l’Inail le coperture assicurative. Bisogna rafforzare, infine, l’idea che dietro un mercato del lavoro competitivo e concorrenziale, in grado di garantire crescita e sostenibilità, è necessario un lavoro regolare, delle giuste tutele in termini di formazione, salute e sicurezza per le lavoratrici e i lavoratori.  Chiediamo al Presidente della Regione Calabria, Roberto Occhiuto, di convocare con urgenza un tavolo tecnico permanente sulla sicurezza sul lavoro, al fine di addivenire ad un Piano straordinario per la sicurezza sul lavoro, coinvolgendo tutti gli attori interessati, al fine di elaborare strategie concrete e tempestive per prevenire ulteriori tragedie. I lavoratori non possano continuare a pagare con la loro vita! L’obiettivo zero morti sul lavoro non è un’utopia per noi. È un dovere, un dovere non soltanto delle imprese, ma è un dovere della pubblica amministrazione, degli organi di vigilanza, della legge, è un dovere di tutti gli organi pubblici e privati.”

Anche il segretario generale della Cgil Area Vasta Catanzaro-Crotone-Vibo, Enzo Scalese esprime profondo cordoglio alla famiglia di Roberto, ai colleghi, a tutti coloro che lo conoscevano.

“Ma insieme al dolore, sentiamo la necessità di alzare la voce, ancora una volta, perché queste morti non diventino numeri, statistiche, cronaca ordinaria – afferma Scalese – La sicurezza non è un optional. È un diritto. E quando viene negato, come in questo caso, si configura un fallimento collettivo” – dice ancora il segretario della Cgil Area Vasta –. Falbo non doveva morire. Come non dovevano morire le oltre 1000 persone che ogni anno in Italia perdono la vita sul lavoro. Una media tragica che vuol dire tre morti al giorno. Non possiamo più accettarlo.

Proprio per questo, la CGIL sostiene con forza il referendum promosso sulla salute e sicurezza nei luoghi di lavoro, in particolare il quarto quesito, che punta ad abrogare una norma che limita la responsabilità dell’impresa committente in caso di infortunio dell’appaltatore o subappaltatore.

Il sistema degli appalti è spesso una giungla, in cui la sicurezza si perde tra subaffidamenti, tagli ai costi e scarico di responsabilità – prosegue il sindacalista – Con questo referendum vogliamo dire basta. Basta appalti al ribasso, basta committenti che si lavano le mani, basta lavoratori lasciati soli. Vogliamo che l’impresa committente risponda in solido, anche per i danni legati ai rischi specifici dell’attività appaltata. Solo così si alzerà il livello di attenzione, prevenzione e vigilanza.

La CGIL invita tutti i cittadini a riflettere su quanto è accaduto e a sostenere una battaglia di civiltà e giustizia, affinché tragedie come quella avvenuta oggi a Lamezia non restino impunite né isolate, ma diventino un punto di svolta per un nuovo modello di lavoro, in cui la vita valga più del profitto.

“Roberto Falbo non può essere morto invano. Facciamo in modo che la sua morte diventi uno spartiacque. È il momento di dire basta alla strage silenziosa nei luoghi di lavoro. È il momento di cambiare le regole”, conclude il segretario generale della Cgil Area Vasta Catanzaro-Crotone-Vibo e chiede al prefetto di Catanzaro, Castrese De Rosa, la convocazione di un tavolo permanente sulla sicurezza sui luogo di lavoro chiamando in causa tutti gli attori interessati nell’interesse prioritario dei lavoratori e delle lavoratrici di ogni comparto.

Tags: incidente sul lavorolamezia termeoperaio morto

patriziaventurino

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