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Don Fiorillo, Tommaso è l’icona dei resilienti. Come lui dobbiamo restare nonostante tutto… e curare ferite che sanguinano

Don Fiorillo, Tommaso è l’icona dei resilienti. Come lui dobbiamo restare nonostante tutto… e curare ferite che sanguinano

da admin_slgnwf75
28 Aprile 2025
in è domenica
Tempo di lettura: 3 minuti
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Riflessioni sulle pagine del Vangelo di domenica 27 aprile

di Mons. Giuseppe Fiorillo

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Carissime, Carissimi,

celebriamo, oggi, la seconda Domenica di Pasqua, la domenica della Misericordia, legata alla storia di santa Faustina Kowalska, religiosa polacca, vissuta nei primi decenni del ‘900.

La narrazione del vangelo di Giovanni che, oggi, ci propone la liturgia (Giovanni 20,19- 31) ha come luogo il Cenacolo e come spazio temporale lo scorrere di una settimana che va dal mattino di Pasqua alla sera dell’8º giorno.

Il giorno di Pasqua è tutto un correre: corrono le guardie per informare i loro capi dell’accaduto; corrono le donne, trovato aperto il sepolcro, per riferire gli Apostoli quello che avevano visto; corrono Pietro e Giovanni verso il sepolcro vuoto; corrono i due di Emmaus, nel fare, in fretta, ritorno a Gerusalemme, una volta riconosciuto il signor Risorto nello spezzare il pane…
“A sera mentre erano chiuse le porte del luogo dove si trovano i Discepoli per paura dei Giudei, venne Gesù, stette in mezzo a loro e disse: pace a voi”.

Gesù non sta in alto, non in basso, ma in mezzo a loro, ma come uno di loro, perché tutti sono importanti. È un vincitore, ma non domina su nessuno, non rimprovera nessuno, non punisce nessuno. Nulla dice a Pietro per il suo tradimento, nulla dice agli altri per la fuga e l’abbandono. Mostra soltanto le ferite delle mani e del fianco squarciato.
I discepoli gioiscono e riconoscono il Signore Gesù.
Manca Uno quella sera, Tommaso, detto Didimo. Uno che, al suo rientro in casa, alla gioiosa narrazione dei presenti, afferma: “Se non vedo nelle sue mani il segno dei chiodi e non metto il mio dito nel segno dei chiodi e non metto la mia mano nel suo fianco, io non credo”. Tommaso si sente ferito, turbato, quasi tradito da Gesù stesso, ma non se ne va, resta. Tommaso é l’icona dei resilienti… degli uomini e donne, che restano in famiglia, nonostante le lacerazioni; di coloro che restano per cambiare un territorio, devastato dalle corruzioni e dalle mafie; di coloro che restano nella scuola, nonostante il difficile processo educativo; di coloro che restano nella mala politica, consapevoli che la politica è altro, è un alto servizio di amore alle comunità; di coloro che restano nella Chiesa, nonostante le brutture e gli scandali, sicuri che la Chiesa, ogni giorno, è lavata dal sangue di Cristo morto e Risorto.

Otto giorni dopo, come oggi, Gesù viene nel Cenacolo e si avvicina a Tommaso e lo guarda con tenerezza: Tommaso tu soffri, anch’io soffro, vedi le mie ferite. Le ferite condivise spalancano il cuore di Tommaso, il quale si getta in ginocchio e grida: mio Signore e mio Dio.

san tommaso

Gesù si presenta, ancora oggi, con le ferite che sanguinano. E sono queste le ferite:
-nelle vittime delle guerre, volute dai padroni della terra e subite dai poveri;

-nella fragile carne dei bambini del terzo e quarto mondo che muoiono per mancanza di medicine, di cibo, di buona scuola, di sana convivialità;

-nelle donne mercificate sulle strade, violentate, uccise.

…e la triste litania delle ferite non ha fine!

E che, oggi, sia per noi una buona domenica della Misericordia, all’insegna della “tenerezza, prezioso tesoro dei credenti e degli amanti”! (Davide Maria Turoldo);
e che sia, ancora, una buona domenica per noi che, a Pasqua, “dobbiamo avviare processi più che occupare spazi”! (papa Francesco).

Avviare processi é porre gesti e scelte che aprono nuove strade, nuovi cammini in un mondo che si presenta sempre più liquido e povero di valori ed allontanare dalle nostre visioni quei desideri di dominio e di possesso su persone e cose.
Don Giuseppe

Tags: feritegesùresilienzasan tommasovangelo

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