L’ultra secolare manifestazione della pietà popolare si ripete spontaneamente con la partecipazione di numerosissimi pellegrini
di Michele Furci
Con la Festa della Madonna della Catena di Dinami, che ricorre puntualmente la seconda domenica di luglio, da 1044 anni si rievoca il miracolo dello Schiavaredu.
Il flusso crescente di pellegrini di ogni dove dell’intera Calabria e di parte della Sicilia, con la rappresentazione della processione spontanea degli Spinati, testimonia il radicamento secolare della pietà popolare nella fede della liberatrice dello schiavismo materiale e spirituale cui è stata soggetta l’umanità di ogni tempo.

La festa mariana dinamese, che quest’anno cade il giorno 13, con la memoria a Maria SS. della Catena di Dinami, nel celebrare liturgicamente il Titolo mariano rievoca anche l’antichissimo rito del miracolo della liberazione dello “Schiavaredu” e cioè dell’evento straordinario con cui nel luglio dell’anno 981 furono liberati gli schiavetti rapiti in quelle contrade. In tal modo sul piano civile e storico la festività fa memoria collettiva di ciò che millequarattaquattro anni fa avvenne sul piano materiale con l’intervento celestiale della Vergine Maria. Un evento che, prescindendo dalla religiosità di quanto hanno il dono della fede, sul piano sociale in ogni caso pose fine in quel periodo alla tratta degli schiavetti.
Si tratta di un fenomeno storicamente aberrante per le continue scorrerie piratesche che, con cadenza temporale, in quegli ultimi secoli del primo millennio si ripeteva con ritmi crescenti anche nelle zone interne. Scorrerie con saccheggi e rapine perpetuate dalle squadre di Saraceni che si inerpicavano, dopo aver scalato da una parte il grande sentiero che costeggiava il mare di Nicotera e dall’altra le insenature di Tropea, dove sin dall’anno 840, anno in cui era stato fondato un Emirato arabo. Infatti, oltre ad altri luoghi della lunga costa calabrese, nel porto della ridente cittadina tropeana era stata creata una piazzaforte per la vendita degli schiavi rapiti in ogni dove della Calabria tirrenica meridionale.
Il fenomeno della penetrazione nell’entroterra, costituito dai tanti Casali cresciuti intorno alle grandi fiumare del Marepotamo e del Mesima, avvenne dal momento in cui sin dall’anno 945 i Saraceni s’impossessarono anche di Mileto, dove restarono stabilmente almeno sino all’anno 1025. Nella cittadina militese i Saraceni si erano insediati per farne un avamposto da dove muovere alla volta di Reggio per riconquistarla; attacco che poi in realtà avvenne nell’anno 1006. Soltanto dall’anno 1066, con le conquiste normanne di Roberto il Guiscardo, le terre circostanti Mileto furono poi definitivamente liberate dalle tante ripetute scorrerie piratesche.
L’ultra secolare manifestazione della pietà popolare, con tante scene di affido alla protezione della Madonna in particolare dei bambini, si ripete spontaneamente con la partecipazione di numerosissimi pellegrini che, provenienti in gruppi numerosi dopo aver camminato a piedi per tutta la notte dalle località in particolare del basso Poro, puntualmente si ritrovano a manifestare pubblicamente il proprio atto di devozione o promessa ex voto invocata nel corso dell’anno. Numerosi, vestendo di spine pungenti (gli Spinati), si radunano per partecipare ognuno a una delle manifestazioni religiose di fede che si svolgono con le tre processioni: nella serata di sabato per accompagnare la grandiosa statua della Vergine della Catena al Catafalco, nella mattinata di domenica per accompagnarla dal Santuario alla chiesa Matrice e poi nella serata della medesima domenica per accompagnare la Madonna lungo la suggestiva processione che si snoda per le vie dell’antico borgo medievale della cittadina dell’Alto Mesima.
Il maestoso gruppo statuario, un’opera settecentesca in legno di tiglio scolpita dai De Lorenzo tra la fine del ‘700 e l’inizio del 1800, viene trasportata a spalla da almeno 32 portatori a turno.