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Stefanaconi, sul cambio del nome di Villa Elena l’intervento dell’ex vice sindaco Mimmo Cugliari

Stefanaconi, sul cambio del nome di Villa Elena l’intervento dell’ex vice sindaco Mimmo Cugliari

da redazione
30 Agosto 2025
in città e ambiente, opinioni
Tempo di lettura: 3 minuti
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La legalità non si afferma modificando storia ed identità. I commissari prefettizi, chiamati a ripristinare trasparenza e ordine in un comune, hanno il compito delicato di ricostruire un rapporto di fiducia con i cittadini

La giornata si sta caratterizzando per il dibattito scaturito a seguito della decisione della terna commissariale incaricata di gestire il Comune di Stefanaconi sciolto per infiltrazioni mafiose, di cambiare denominazione di Villa Elena intitolandola alla memoria del giudice Livatino.

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In proposito è intervenuto con un suo scritto Mimmo Cugliari, che ha fatto parte, in qualità di vice sindaco, della giunta guidata dal sindaco Elisabetta Carullo che portò a termine l’accordo con la famiglia Rubino per l’acquisizione della villa sottoscrivendo un accordo nel quale era stabilito che fosse intitolata alla memoria dell’insegnante Elena Bellantoni (particolare questo non trascurabile e che potrebbe invalidare la delibera della terna commissariale, a sostegno della tesi sostenuta da un altro ex amministratore, Raffaele Arcella, che ne ha chiesto la revoca ritenendola illegittima).

Stefanaconi non accetta il cambio di nome di Villa Elena. Raffaele Arcella ne chiede la revoca perché atto illegittimo

Proponiamo, qui di seguito, l’intervento dell’ex vice sindaco Mimmo Cugliari.

Mimmo Cugliari
L’ex vice sindaco Mimmo Cugliari

La commissione prefettizia in carica a Stefanaconi ha deciso di modificare il nome della villa comunale del paese, omaggiando il giudice Rosario Livatino, ucciso giovanissimo dalla criminalità organizzata. Il terreno, dedicato ad Elena Bellantoni, moglie del suo proprietario originario, era stato donato al comune ad un prezzo irrisorio a condizione che la villa fosse a lei intitolata.

convenzione villa elena 1

La decisione di cambiare il nome di questo luogo storico vorrebbe rappresentare un segno di rinascita e affermazione di legalità. Ma è davvero questo il modo migliore per costruire un cambiamento?
La decisione, presa senza un confronto profondo con la comunità, rischia di apparire come una scelta frettolosa e divisiva. Non si può affermare la legalità cancellando pezzi di memoria collettiva. La storia di un luogo non si riscrive eliminando ciò che già esiste, soprattutto quando si tratta di figure che, nel bene o nel male, hanno fatto parte dell’identità del territorio.
I commissari prefettizi, chiamati a ripristinare trasparenza e ordine in un comune, hanno il compito delicato di ricostruire un rapporto di fiducia con i cittadini. Ma questo rapporto non si ricostruisce con atti simbolici che sembrano voler giudicare il passato senza affrontarlo davvero. La legalità si afferma con azioni concrete, con il coinvolgimento della comunità, con il rispetto per ciò che è stato e con una visione chiara per il futuro.
Intitolare una piazza o una struttura pubblica a una figura come Rosario Livatino è senza dubbio un gesto importante. Ma farlo cancellando un’altra dedica rischia di essere percepito come un colpo alla memoria locale, un modo per affermare il cambiamento senza costruire davvero qualcosa di nuovo.
La legalità non è una questione di targhe o nomi. È un processo che richiede trasparenza, partecipazione e rispetto per la complessità della storia di un luogo. I commissari prefettizi, più di chiunque altro, dovrebbero esserne consapevoli.

Se si vuole davvero onorare la memoria di Livatino, sarebbe meglio farlo in un modo che aggiunga valore al territorio, senza pregiudizi verso chi ha fatto parte della sua storia. Perché il cambiamento vero non si costruisce cancellando, ma includendo e costruendo un futuro che sappia rispettare il passato.

Tags: commissarilegalitàstefanaconitrasparenzavice sindacovilla elena

redazione

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