• Contatti
mercoledì, Febbraio 11, 2026
  • Login
ViViPress
  • arte
  • attualità
  • cronaca
  • città e ambiente
  • cultura
  • costume e società
  • economia
  • editoriale
  • eventi
  • opinioni
  • politica
  • sanità
  • sport
  • viaggi
Nessun Risultato
Vedi Tutti i Risultati
  • arte
  • attualità
  • cronaca
  • città e ambiente
  • cultura
  • costume e società
  • economia
  • editoriale
  • eventi
  • opinioni
  • politica
  • sanità
  • sport
  • viaggi
Nessun Risultato
Vedi Tutti i Risultati
ViViPress
Nessun Risultato
Vedi Tutti i Risultati
L’odio razziale ai tempi dei social: come i millennials ci convivono e che effetto produce

L’odio razziale ai tempi dei social: come i millennials ci convivono e che effetto produce

da admin_slgnwf75
26 Ottobre 2025
in opinioni
Tempo di lettura: 3 minuti
Share on FacebookShare on Twitter

I social media non sono il male assoluto, ma sono specchi che mostrano e amplificano le nostre tensioni culturali

di Stefano Maria Cuomo

Ti potrebbe anche piacere

Manuale minimo di sopravvivenza nel Palazzo: appunti per una commedia politica senza fine

Manuale minimo di sopravvivenza nel Palazzo: appunti per una commedia politica senza fine

11 Febbraio 2026
182
L’intelligenza artificiale è diventata l’adulto che non c’è

L’Intelligenza Artificiale sostituirà i professori?

9 Febbraio 2026
125

Negli ultimi anni, i social media sono diventati uno spazio centrale per l’interazione, la costruzione d’identità e la mobilitazione sociale tra i millennials. Ma diventano anche terreno fertile per l’odio razziale — non sempre palese, spesso subdolo — che lascia cicatrici psicologiche e culturali difficili da ignorare.

Secondo uno studio condotto nel Regno Unito con giovani dai 16 ai 24 anni appartenenti a comunità razzializzate (Black, Asian e altre minoranze), quasi tutti hanno riscontrato contenuti razzisti online almeno una volta alla settimana. Più concretamente, il 95% ha visto contenuti violenti o offensivi legati al razzismo, nel 16% dei casi tali contenuti appaiono quotidianamente.

E questi numeri non restano senza conseguenze: molti giovani segnalano che l’esposizione ha effetti negativi sulla salute mentale, senso di sicurezza e benessere.

Ecco alcuni modi in cui i social media contribuiscono a diffondere o rafforzare l’odio razziale tra i millennials:

1. Algoritmi che premiano l’ingaggio, non l’equilibrio

I post che suscitano emozione (“shock”, rabbia, indignazione) tendono a essere privilegiati: generano più commenti, più condivisioni. Ed è spesso in questi tipi di contenuti che il razzismo — esplicito o velato — trova spazio.

2. Echo chamber e polarizzazione

Chi già ha certi pregiudizi tende a consumare contenuti che li confermano, a seguire persone che confermano quei punti di vista e ad evitare il contrario. Ciò crea ambienti sociali digitali dove il razzismo può essere normalizzato, deriso, oppure percepito come “libertà di opinione”.

3. Vicinanza vicariante al danno

Anche chi non è direttamente bersaglio vive comunque la discriminazione online per conto degli altri. Legge commenti razzisti, assistendo a video, storie, attacchi contro persone che condividono identità razziali simili. Questo “osservare” può essere traumatizzante, contribuendo ad ansia, senso di impotenza e alienazione.

4. Cultura della sfida e del meme

Umorismo tossico, meme provocatori, “trollaggio” — tutto questo può mascherare oppure normalizzare messaggi razzisti. Spesso la linea tra provocazione e hate speech diventa sottile, e la “leggerezza” con cui vengono trattati certi temi abbassa la soglia della tolleranza verso l’odio.

Perché i millennials (nonostante una maggiore sensibilità) non sempre reagiscono. Si genera una sorta di saturazione attraverso l’esposizione continua e non è facile opporsi a tutto, ancora meno staccarsi dai social senza perdere connessione.

Vi è poi un altro aspetto non meno trascurabile: il dubbio sull’efficacia. Molti percepiscono che segnalare o denunciare contenuti razzisti abbia scarso impatto. Le politiche delle piattaforme spesso sembrano inefficaci, poco trasparenti o incoerenti.

A ciò si aggiunga la paura della stigmatizzazione sociale: esprimere opinioni contro il razzismo può essere complicato in certi ambienti, specialmente se si tratta di amici, gruppi online o comunità che hanno idee diverse.

Cosa si può fare? Quale possibile strategia per contenere (o almeno mitigare) il problema?

Innanzitutto, maggiore trasparenza da parte delle piattaforme su come moderano i contenuti razzisti; poi, criteri chiari e coerenza; quindi, miglioramento degli strumenti di segnalazione, e risposta più rapida. E, soprattutto, educazione digitale: insegnare nei contesti scolastici e universitari (ma non solo) a riconoscere l’hate speech, le microaggressioni, l’impatto del linguaggio online

Ed ancora: spazi positivi: promuovere narrazioni che valorizzano le identità razziali, iniziative di solidarietà digitale, usare i social per costruire ponti e dialogo.

In conclusione, i social media non sono il male assoluto, ma sono specchi che mostrano e amplificano le nostre tensioni culturali. Per i millennials, che hanno vissuto la transizione all’epoca digitale, la sfida è saper navigare questi spazi riconoscendo i rischi senza cadere nella rassegnazione: perché, anche online, le parole contano.

Tags: algoritmimediaodiorazzismosocial

admin_slgnwf75

Articoli Simili

Manuale minimo di sopravvivenza nel Palazzo: appunti per una commedia politica senza fine

Manuale minimo di sopravvivenza nel Palazzo: appunti per una commedia politica senza fine

da admin_slgnwf75
11 Febbraio 2026
182

Quando il movimento serve solo a restare fermi, ma con una sedia diversa. Cronaca semiseria di una giunta che cambia...

L’intelligenza artificiale è diventata l’adulto che non c’è

L’Intelligenza Artificiale sostituirà i professori?

da admin_slgnwf75
9 Febbraio 2026
125

Il professore del futuro sarà ancora utile e necessario se saprà evolversi e diventare un allenatore della mente, un mentore,...

La montagna del rimpasto e il topolino della maggioranza, tra poltrone che cambiano e problemi che restano

La montagna del rimpasto e il topolino della maggioranza, tra poltrone che cambiano e problemi che restano

da Maurizio
8 Febbraio 2026
309

Ecco servito il rimpasto che doveva salvare la maggioranza e che appare come un banale rimpastino: tanto rumore per nulla...

La genesi del Romeo 2, cronaca di un finale annunciato: Trimalcione infuriato, Churchill spaventato

La genesi del Romeo 2, cronaca di un finale annunciato: Trimalcione infuriato, Churchill spaventato

da admin_slgnwf75
7 Febbraio 2026
280

Ah povero il nostro Trimalcione… un boccone “amaro” dopo l’altro! Intanto, il console dei due mari ha incassato tutto o...

Prossimo
“Ghost Town Immagini e parole” di Giulio Bellini. Il silenzio che parla: la memoria come atto di resistenza

“Ghost Town Immagini e parole” di Giulio Bellini. Il silenzio che parla: la memoria come atto di resistenza

ViViPress – i fatti raccontati in libertà

Supplemento online di Pagine Vibonesi
Direttore Responsabile Maurizio Bonanno
Registrazione Tribunale di Vibo Valentia n. 76 del 12/02/1993

Edizioni Il Cristallo
e-mail: redazione@vivipress.com

  • Contatti

© 2024 ViViPress.com - i fatti raccontati in libertà. - Powered by 3k Studio - proprietà piattaforma web, partner: intellighenzianews

Welcome Back!

Login to your account below

Forgotten Password?

Retrieve your password

Please enter your username or email address to reset your password.

Log In
colacchio gif maker

Nessun Risultato
Vedi Tutti i Risultati
  • arte
  • attualità
  • cronaca
  • città e ambiente
  • cultura
  • costume e società
  • economia
  • editoriale
  • eventi
  • opinioni
  • politica
  • sanità
  • sport
  • viaggi

© 2024 ViViPress.com - i fatti raccontati in libertà. - Powered by 3k Studio - proprietà piattaforma web, partner: intellighenzianews