Riflessioni sulle pagine del Vangelo di domenica 16 novembre
di Mons. Giuseppe Fiorillo
Carissime, carissimi,
con questa pagina che ci propone la liturgia della 33.ma domenica del tempo ordinario ha inizio il discorso escatologico che Gesù tiene nel Tempio di Gerusalemme. Mettiamoci in ascolto:
“In quel tempo, mentre alcuni parlavano del Tempio, che era ornato di belle pietre e doni votivi, Gesù disse:” “Verranno giorni nei quali di quello che vedete, non ci sarà pietra su pietra che non sia distrutta”. Gli domandarono: “Maestro, quando dunque accadranno queste cose e quale sarà il segno quando esse staranno per accadere?”. Rispose: “Badate di non lasciarvi ingannare. Molti infatti verranno nel mio nome dicendo: “Sono io”, e “Il tempo è vicino”. Non andate dietro a loro! Quando sentirete di guerre e di rivoluzioni, non vi terrorizzate, perché prima devono avvenire queste cose, ma non è subito la fine”… (Luca 21,5-19).
Il linguaggio di Gesù, usato in questo suo ultimo discorso, appartiene al genere letterario detto escatologico (nascosto), assai in voga nelle letterature antiche, sia civili che religiose. Lo scopo di queste narrazioni non è tanto il raccontare la fine delle cose, quanto il “fine” per cui avvengono queste cose.
E il fine del racconto odierno lo troviamo nella conclusione del racconto stesso: “con la vostra perseveranza salverete la vostra vita”. Salvare la vita significa renderla libera da inganno e da violenza. Essere perseveranti significa restare fedeli al messaggio di Gesù, nonostante tutto. Restare fedeli è opporsi al malvagio, col vivere la fraternità, nonostante le divisioni, con l’affermare la pace, nonostante i continui conflitti ,con l’accettare le diversità, nonostante gli integralismi dilaganti. Essere fedeli significa, ancora, vivere il senso della fine personale e delle vicende della storia.
Solo chi ha il “dono” del senso della fine opera per il bene del genere umano.
Chi è privo di questo senso rischia di generare mostri, perché sconfina nel delirio di onnipotenza, considerando tutto e tutti da sottomettere al proprio dominio.
Il delirio di onnipotenza, di fatti, “solleva nazione contro nazione, regno contro regno” con devastanti conseguenze di carestie e pestilenze varie, facendo sì che “questa bella d’erbe famiglia e d’animali” (U.Foscolo) sia ridotta ad un cumulo di macerie.
I perseveranti, i giusti della terra, solo loro, invece, che hanno il mandato evangelico di fermare questo abisso di ingiustizie, di corruzione, di sopraffazioni e di mafie. Ed è così che il discorso apocalittico di distruzione si trasforma in un messaggio di costruzione “perché le cose di prima non sono più: ecco nascono cose nuove, cieli nuovi e terre nuove( Apocalisse).
Qui sta la nostra speranza! Possono pure ridursi a pietra su pietra le nostre magnifiche costruzioni, ma l’uomo resterà, perché “nemmeno un capello del vostro capo andrà perduto”.
È questa la bella notizia: l’uomo resterà, perché il nostro Dio è il Dio dell’amore, è il Dio dell’abbraccio… e ci aprirà sempre una feritoia di Luce nel buio dell’esistenza. E tu: “Non fermarti a condannare l’oscurità: accendi nel centro della vita una stella che danza” (Tolentino Mendonca).
Buona domenica…e ricordiamoci che l’amore vince la cattiveria,la bellezza oscura la violenza, la giustizia soccorre i poveri!
Don Giuseppe.









