È la proposta ai dirigenti di Fratelli d’Italia avanzata da un componente il coordinamento provinciale del partito di Vibo Valentia
di Franco Tigani
Ho conosciuto Gianni Alemanno , la prima volta, nel gennaio del 1978, a Roma , durante una manifestazione del Fronte della Gioventù, qualche giorno dopo la strage di Acca Larentia.
Io ero ufficiale dell’esercito a Palmanova, in Friuli.
Lui un giovanissimo segretario provinciale del fronte, credo, appena ventiduenne.
Organizzò una manifestazione di protesta contro la strage.
Mi presi quarantott’ore di permesso e andai a Roma. La manifestazione non era autorizzata e, in piazza Esedra, la polizia ce li diede di santa ragione.
Li, ci salutammo per la prima volta, riparandoci dalle botte.
Nel 1998, vent’anni dopo, Gianni aveva fondato la destra sociale e il mensile area. Io ero capogruppo di Alleanza Nazionale in consiglio Provinciale.
Lo chiamai.

Mi diede appuntamento a Roma e riallacciammo un lungo sodalizio, assieme a Franco Bevilacqua, Pino Scianò, Maria Silvestro, Pino Pepe, Nicola Di Renzo, Nadia Bax, Tani Scalamogna, Sergio Carè, Enzo Graziano, Sabrina Caglioti, Mimmo Zagarella, Maria Giurato, Ennio Di Bella, solo per citare i Vibonesi, neanche tutti e mi scuso con quelli che non ricordo.
Formidabili i nostri incontri annuali ad Orvieto dove, ogni fine giugno, la destra sociale, corrente di AN, celebrava il suo rito comunitario e militante.
Poi tutto il resto.
Ministro dell’agricoltura, sindaco di Roma, le inchieste, lo scioglimento di AN, il PDL, al quale io non avevo aderito, il rientro suo e mio in Fratelli d’Italia.
Nel 2022 Gianni sceglie di lasciare Fratelli d’Italia.
Non lo ho seguito.
Meloni mi ha convinto e sposo appassionatamente il suo progetto che, anche se parzialmente mutato rispetto al nostro sedime culturale, ha restituito a quelli della mia generazione, la fiamma della speranza e la concretezza di un sogno che si realizza.
Ma Alemanno è, per me, sempre Alemanno.
Mi lega a lui non solo stima ed amicizia ma anche affetto.
Mi piange il cuore nel constatare la condizione in cui è stato ridotto .
So, con certezza, che la vive con determinazione, ostinatamente lucido e talmente legato al sociale, al punto di trasformare la sua condizione in una occasione per continuare a fare politica, anche se da un osservatorio del tutto particolare.
Perché la politica, per lui, è vita.
E mi spiace veramente che dal mio partito non si levano voci, non dico di solidarietà, ma quantomeno una pacata riflessione per una detenzione talmente severa che, spesso, non è riservata nemmeno a delinquenti incalliti.
Eppure Gianni non solo viene da quel mondo, ma è stato uno dei protagonisti indiscussi negli ultimi quarant’anni, delle sorti della nostra parte politica e molti che oggi rivestono ruoli di primissimo piano nel Governo della Nazione, lo sanno benissimo perché erano suoi estimatori.
Rivolgo un invito ai dirigenti del mio partito: facciamo un regalo di Natale a Gianni, facciamogli sentire la nostra vicinanza. Facciamogli sentire il calore umano, anche se le visioni politiche divergono.
Da parte mia, quando a dicembre andrò a Roma, alla festa di Atreju , andrò a trovarlo in carcere.
Ciao Gianni .










