Stilata la classifica “Qualità della Vita” di Italia Oggi. Le città calabresi sono tutte nella parte bassa con indici impietosi soprattutto per quanto riguarda l’istruzione
C’è un’Italia che sale, un’Italia che scende, e un’Italia che resta ferma.
L’indagine sulla qualità della vita 2025 di ItaliaOggi – Ital Communications, in collaborazione con l’Università Sapienza, lo conferma con chiarezza: Milano e Bolzano guidano il Paese, Bologna avanza, Rimini e Ascoli Piceno sorprendono. Ma in fondo alla classifica, la scena è sempre la stessa, come un fermo immagine che nessuno riesce a sbloccare.
La 27ª edizione dell’indagine annuale sulla qualità della vita di ItaliaOggi–Ital Communications, restituisce per il 2025 un quadro che, a livello nazionale, conferma le tendenze degli ultimi anni, ma per comprendere davvero cosa significhi questo report, bisogna guardare alle ultime posizioni. E lì, come purtroppo accade da tempo, troviamo la Calabria. Anzi: la Calabria intera.
Non è un caso se tra le ultime cinque province italiane tre sono calabresi: Reggio Calabria (105ª), Crotone (106ª) e Vibo Valentia (97ª), mentre Catanzaro (92ª) e Cosenza (94ª) si fermano poco più su, senza però poter parlare di miglioramento strutturale, se non nel caso di Cosenza, che guadagna dieci posizioni pur rimanendo in area critica. Non è un incidente statistico, né un malinteso interpretativo: è un sintomo strutturale. È il risultato di un divario storico che non è mai stato realmente affrontato mantenendo un solco che non accenna a ridursi. Ma nel caso calabrese si va oltre: la regione sembra essere “intrappolata” in un cluster di difficoltà croniche, con performance complessivamente insufficienti in quasi tutte le dimensioni analizzate.
La Calabria resta in coda anche nel 2025 non solo perché il Nord corre di più, ma perché i miglioramenti interni sono troppo lenti, disomogenei e incapaci di generare effetti di sistema. Eppure, ridurre la questione alla consueta formula della “arretratezza meridionale” sarebbe un errore grave. Perché la Calabria non è un territorio omogeneo nelle sue difficoltà. È, semmai, una regione di enormi potenzialità e fragilità profonde che convivono a pochi chilometri di distanza.

Cerchiamo di capire meglio seguendo il criterio di questa indagine che si basa su un’analisi dimensione per dimensione
1. Ambiente: una regione che soffre tra contraddizioni e ritardi
- Crotone 101ª, Reggio Calabria 99ª, Vibo Valentia 94ª: valori che confermano criticità ormai note, dai rifiuti alle aree industriali dismesse.
- Catanzaro 65ª e Cosenza 49ª: qui il quadro migliora, segno che alcune politiche provinciali hanno prodotto risultati tangibili.
Ma la Calabria non può permettersi simili divari interni: se una provincia migliora e le altre restano ferme, la percezione complessiva non cambia.
2. Istruzione e formazione: il vero tallone d’Achille
Qui la Calabria crolla:
- Crotone è ultima in Italia (107ª),
- Reggio Calabria segue a distanza non troppo rassicurante (102ª),
- mentre le migliori – Cosenza 86ª, Catanzaro 87ª e Vibo Valentia 89ª – restano comunque nella metà bassa della classifica.
Questo dato non è solo un indicatore statistico: è un campanello d’allarme sociale ed economico. L’istruzione è il primo pilastro della mobilità sociale e della competitività di un territorio. Senza capitale umano formato, ogni altra dimensione resta fragile.
Se la scuola è il luogo in cui si prepara il futuro di un territorio, allora la Calabria sta costruendo il proprio a mani nude, senza strumenti adeguati. Non si cresce senza formazione. Non si trattengono giovani senza prospettive. Non si attira innovazione dove mancano le basi del capitale umano.
3. Reati e sicurezza: il dato sorprende
È qui che la Calabria registra una delle poche sorprese positive:
- Reggio Calabria è addirittura 16ª in Italia,
- Cosenza 32ª, Vibo Valentia 47ª.
Catanzaro e Crotone restano più indietro – Catanzaro 76ª, Crotone 93ª – ma non nelle ultime posizioni.
Si tratta di un segnale importante: la percezione esterna della Calabria come “terra insicura” è oggi molto più lontana dal dato reale. Una narrazione nazionale spesso superficiale che non tiene conto di questi miglioramenti.
Questo risultato non cancella le complessità del territorio, ma dimostra che la narrazione nazionale sulla “Calabria insicura” è spesso superficiale, quando non apertamente sbagliata.
La percezione pubblica va aggiornata alla realtà.
4. Sistema salute: eccellenza e crisi nella stessa regione
È forse la categoria più divisa:
- Catanzaro svetta al 2° posto nazionale, un risultato eccezionale che riflette il peso del polo ospedaliero-universitario.
- Crotone (34ª) e Reggio Calabria (53ª) non sfigurano.
- Ma Cosenza (97ª) e soprattutto Vibo Valentia (104ª) pagano inefficienze strutturali, carenze negli organici e difficoltà logistiche.
Si scopre una Calabria “a macchia di leopardo”, dove eccellenza e fragilità convivono a pochi chilometri di distanza. La regione possiede un polo sanitario e universitario d’eccellenza, ma non riesce a garantirne l’effetto positivo sull’intero territorio.
Serve, quindi, una politica sanitaria che smetta di essere provinciale e diventi finalmente regionale.
5. Turismo, intrattenimento e cultura: un potenziale enorme, poco valorizzato
Qui la fotografia è impietosa:
- Reggio Calabria è penultima in Italia (106ª),
- Catanzaro non brilla (84ª),
- Vibo Valentia e Cosenza migliorano (68ª e 55ª),
- mentre Crotone (28ª) sorprende positivamente.
Il dato più grave riguarda è Reggio, che dovrebbe essere il polo culturale e archeologico più potente del Sud, un paradosso che parla da sé: la città dei Bronzi di Riace, del più grande museo archeologico dell’Italia meridionale, del lungomare definito “il più bel chilometro d’Italia”, non riesce a trasformare la sua ricchezza culturale in qualità della vita. Resta agli ultimi posti: segno che turismo e cultura non diventano motore economico, ma restano opportunità sprecate.
La delusione è forte. La Calabria, terra di paesaggi unici, storia millenaria, tesori archeologici, ottiene risultati insufficienti.
Insomma, il turismo in Calabria esiste, ma non incide. È un gigante addormentato che nessuno riesce a scuotere.
6. Affari e lavoro: la vera emergenza
Qui la Calabria è quasi compatta… purtroppo verso il basso:
- Cosenza 103ª,
- Catanzaro 100ª,
- Vibo Valentia 98ª,
- Reggio Calabria 93ª,
- Crotone 92ª.
La regione non riesce a creare lavoro stabile, attrarre investimenti, trattenere i giovani. È l’indicatore che più di ogni altro misura la difficoltà strutturale del territorio.
L’intero capitolo economico è un crollo quasi uniforme: le province calabresi sono tutte in fondo.
Senza lavoro, ogni altro indicatore – dalla natalità alla felicità sociale – si svuota. Non è un destino, ma il risultato dell’assenza di un progetto di sviluppo credibile, continuativo e condiviso.
La Calabria nella classifica generale: il quadro finale
- Catanzaro 92ª (-2)
- Catanzaro 92° (-2)
- Cosenza 94ª (+10)
- Vibo Valentia 97ª (-3)
- Reggio Calabria 105ª (+1)
- Crotone 106ª (-5)
Il dato complessivo mostra una regione che si muove lentamente e con poca coesione interna.
Questi dati non devono essere letti solo come una “condanna statistica”, ma come un invito a costruire politiche pubbliche coerenti, continue e territorialmente integrate.
La Calabria non è priva di risorse, né di competenze. È priva, piuttosto, di continuità amministrativa, investimenti strutturali e un modello di sviluppo moderno, capace di tenere insieme scuola, lavoro, ambiente e cultura.
L’indagine non fotografa solo un ritardo: fotografa l’urgenza di una strategia. E la Calabria, per invertire questo trend, non ha più tempo da perdere.
L’indagine demolisce gli alibi. Non basta celebrare qualche eccellenza, né limitarsi alla denuncia della marginalità. La Calabria è una regione che ha potenzialità enormi, ma non ha ancora imboccato una direzione chiara.
Se c’è un messaggio da trarre da questa classifica, è questo: la Calabria non deve più cercare miglioramenti isolati, ma un cambiamento di sistema. Perché il futuro non si costruisce rincorrendo le emergenze, ma scegliendo una strategia e mantenendola.
La regione può risalire le classifiche, ma deve volerlo davvero: non con piccoli passi, ma con un salto culturale, amministrativo e politico che oggi appare ancora incompiuto.
La qualità della vita non è un lusso: è la misura della dignità di un territorio.
E la Calabria, nel 2025, ha il diritto – e il dovere – di pretenderla.










