A Vibo Valentia il centrodestra si autosabota applicando l’arte della disfatta. Dopo le recenti elezioni regionali la sensazione è quella di una coalizione in dissolvenza: restano solo accuse e polvere
di Marcello Bardi
Dev’esserci qualcosa nell’aria a Vibo Valentia: forse l’umidità, forse la legge Del Rio, forse qualche allineamento astrale particolarmente bizzarro. Fatto sta che, alla vigilia delle elezioni provinciali, il centrodestra vibonese è riuscito nel suo piccolo miracolo: implodere su sé stesso con un’eleganza che meriterebbe una menzione al premio Strega, categoria “tragedia annunciata con effetti speciali”.
A Vibo Valentia il centrodestra non si divide: si autosmantella, pezzo dopo pezzo, come un Lego montato male da un bambino troppo stanco. Quando ci si dovrebbe preparare a queste elezioni provinciali pur di secondo livello, lo spettacolo offerto è di quelli rari: una coalizione che non implode soltanto, ma addirittura gareggia per chi riesce a implodere più platealmente.
Ieri sera Forza Italia ha annunciato con finta sobrietà di non voler presentare liste. Giusto il tempo per capirne il senso ed ecco che oggi, di prima mattina Fratelli d’Italia si lancia in scivolata ed invia un comunicato per rivendicare la scelta come un atto di purezza politica, quasi una redenzione ascetica: noi non ci stiamo al teatrino di L’Andolina!
Una scelta motivata, spiegano, dal tradimento originario di L’Andolina che, come un Ulisse al contrario, invece di tornare alla casa politica d’origine, ha preferito annacquarsi con il centrosinistra fin dal primo giorno, arrivando a nominare addirittura un vicepresidente del PD. Uno sgarro che, nella narrazione proposta, meriterebbe l’esilio a vita su qualche scogliera battuta dal maestrale.
E se poi succede addirittura che il PD abbia “due facce”, loro invece ne hanno una sola, rigorosamente indignata. Le accuse volano, i richiami alla coerenza pure, e la decisione è irrevocabile: non parteciperanno. Il presidente provinciale La Gamba parla come un uomo che scopre l’acqua calda e grida al miracolo: il centrodestra sarebbe stato “tradito” da L’Andolina fin dal primo giorno. L’incipit da tragedia greca è così vibrante che ci si aspetterebbe l’ingresso del coro.
E, come se non bastasse, c’è quel dettaglio tragicomico dei comuni montani che vorrebbero tornare sotto Catanzaro. Una questione seria, certo, ma trattata come la prova definitiva dell’inerzia amministrativa: più che un problema territoriale, sembra diventare l’ennesimo tassello nel mosaico della sfiducia politica.
Come si non bastasse, ecco “Noi Moderati”, che di moderato conserva solo il nome. Il segretario Brosio, con un certo talento drammatico, supera tutti in metafora storica: sentenzia che il sistema è “al collasso” e dipinge L’Andolina come un Nerone locale: mentre la città brucia, lui accorda la lira.
Peccato che, in questa metafora, a bruciare davvero non sia la provincia: è la stessa coalizione che butta benzina sul proprio falò.
E mentre tutti si ritirano indignati come generali offesi, arriva l’unica voce stonata rispetto al coro del vittimismo: l’UDC. Stefano Luciano presenta la lista “Provincia e Territorio” e si permette addirittura di ricordare un concetto semplice ma rivoluzionario: boicottare le elezioni non serve a far cadere un presidente. Serve solo a far cadere la credibilità di chi boicotta. Luciano, con un realismo quasi disarmante, ricorda agli altri che l’assenza dalle urne come forma di protesta ha lo stesso impatto legale di una gita fuori porta: nessuno.
E così, mentre una parte del centrodestra si ritira in meditazione politica e l’altra tenta di dimostrare che la provincia non è un organo fantasma, la sensazione generale è una sola: la provincia di Vibo Valentia non aveva bisogno di un’opposizione per sembrare in crisi. Ha trovato la formula perfetta per farlo da sola.
La legge Del Rio, piaccia o non piaccia, è chiara: L’Andolina rimane al suo posto. Anche se attorno a lui si consuma la diaspora del centrodestra, anche se qualcuno sperava che bastasse non candidarsi per far collassare magicamente l’istituzione.
Spoiler: non funziona così.
Alla fine, il quadro è impietoso: una provincia dove il centrosinistra va al voto, l’UDC pure, e il centrodestra si ritira in massa sperando che la protesta simbolica abbia il potere di un terremoto. Invece ha la consistenza di una meringa lasciata al sole.
L’implosione, dopotutto, è un’arte. E a Vibo Valentia, pare, la stiano perfezionando.











