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Don Fiorillo, il mondo appartiene a chi lo serve e lo migliora e non a chi lo domina e lo possiede

Don Fiorillo, il mondo appartiene a chi lo serve e lo migliora e non a chi lo domina e lo possiede

da Maurizio
23 Novembre 2025
in è domenica
Tempo di lettura: 4 minuti
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Riflessioni sulle pagine del Vangelo di domenica 23 novembre

di Mons. Giuseppe Fiorillo

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Carissime, carissimi,

celebriamo oggi, con liturgia di questa ultima domenica nel tempo ordinario, la Solennità di nostro Signore Gesù Cristo Re dell’universo.

Ascoltiamo il testo di Luca: “In quel tempo, dopo che ebbero crocifisso Gesù, il popolo stava a vedere; i capi invece deridevano Gesù dicendo: “Ha salvato altri! Salvi se stesso, se lui è il Cristo di Dio, l’eletto”. Anche i soldati lo deridevano, gli si accostavano per porgergli dell’aceto e dicevano: “Sei tu sei il re dei Giudei, salva te stesso”. Sopra di lui c’era anche una scritta: “Costui è il re dei Giudei”. Uno dei malfattori appesi alla croce lo insultava: “Non sei tu il Cristo? Salva te stesso e noi!”. L’altro, invece lo rimproverava dicendo: “Non hai alcun timore di Dio, tu che sei condannato alla stessa pena? Noi, giustamente, perché riceviamo quello che abbiamo meritato per le nostre azioni; egli invece non ha fatto nulla di male”. E disse: “Gesù, ricordati di me quando entrerai nel tuo regno”. Gli rispose: “In verità io ti dico: oggi con me sarai nel paradiso”.(Luca 23,35-43).

Gesù regna “dal legno”, come amavano dire i Padri della Chiesa; ed è da lì che insegna ad amare, perdonare, cercare comunione e donare fino all’ultimo respiro. Sotto la croce c’è il popolo che sta lì a guardare, a curiosare e cercare spettacolarità; ci sono le donne che si battono il petto, impietrite nel dolore; ci sono i capi che lo deridono; ci sono i soldati romani che lo scherniscono; c’è un ladrone al suo fianco che lo bestemmia e lo insulta : “non sei tu il Cristo? salva te stesso e noi!”. Ma c’è anche uno spiraglio di luce… “L’altro ladrone disse: Gesù, ricordati di me quando sarai nel tuo regno. Gli rispose Gesù: in verità io ti dico oggi sarai con me in Paradiso”.

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Gesù conclude la sua vita non fra due discepoli, non su un trono regale, ma sulla nuda croce, in mezzo a due ladroni, per dirci che è lì che vuole morire, tra i dannati della terra, perché alla sua salvezza preferisce la nostra salvezza. Del resto nei suoi insegnamenti aveva sempre affermato: “il Figlio dell’uomo è venuto a cercare e salvare ciò che era perduto” (Luca 18,10).

Gesù è riconosciuto, anche se in maniera provocatoria, dai suoi nemici “re” con l’iscrizione che appendono la sera del venerdì sul suo capo: “Questi è il re dei Giudei”. Ma ci domandiamo: qual è la regalità che chiede Gesù? Sappiamo che lui non aveva simpatia per i re. Difatti, nelle sue parabole, i re vengono fuori sempre con una presenza sinistra e minacciosa e sempre pronti a schiacciare la povera gente: “Sapevi che sono un uomo severo che prendo quello che non ho messo in deposito e mieto quello che non ho seminato”. (Luca 19,22) . E ancora:” Voi sapete che coloro i quali sono considerati re delle nazioni dominano su di esse e i loro capi le opprimono” (Marco 10,42).

E ancora ci chiediamo: quale regalità ci chiede Gesù? Questa: “sapete ciò che vi ho fatto? Voi mi chiamate Maestro e Signore e dite bene, perché lo sono. Se dunque io il Signore e il Maestro ho lavato i vostri piedi, anche voi dovete lavarvi i piedi gli uni gli altri. Vi ho dato infatti l’esempio, perché come ho fatto io, facciate anche voi” (Giovanni 13, 14-15).

È questa la regalità di Gesù, la regalità del servizio: “Chi vuole diventare grande tra voi sarà vostro servitore e chi vuole essere il primo, tra voi, sarà schiavo di tutti”. (Marco 10,44.)

Oggi noi siamo chiamati a testimoniare questa regalità, con gesti quotidiani, espressi in semplicità di vita ed umiltà di cuore:

  • sapere fiorire e dare frutti là dove siamo stati seminati;
  • sapere dare una parola di consolazione a chi si è perso nei bassifondi dell’esistenza;
  • portare amore dove c’è odio, perdono dove c’è offesa, speranza, dove c’è disperazione, gioia dove c’è tristezza, luce dove c’è tenebra;
  • vedere Dio, crocifisso in tutti gli infiniti crocifissi della storia che incontriamo sul nostro cammino.

Buona domenica. col prendere coscienza, sempre più, che il mondo appartiene a chi lo serve e lo migliora e, non a chi, egoisticamente, lo domina e lo possiede.

Don Giuseppe.

Tags: Cristocrocecrocifissogesùmaestrorevangelo

Maurizio

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