Centrosinistra compatto pronto a fare l’ein plein. Udc unico baluardo di un centrodestra che ha scelto la strada di Cincinnato
Con la chiusura dei termini per la presentazione delle liste, prende forma il quadro definitivo delle candidature per il rinnovo del Consiglio provinciale di Vibo Valentia. Si tratta delle elezioni di secondo livello, per come previste dalla legge Del Rio, che riguardano soltanto l’organo consiliare: il presidente Corrado L’Andolina, infatti, resterà in carica, con una scadenza non coincidente con quella del nuovo Consiglio.
Le liste presentate sono due, delineando così uno scontro politico dal profilo particolarmente definito.
Progressisti e riformisti per il Vibonese
Una coalizione ampia, che riunisce Pd, M5s, Alleanza Verdi-Sinistra, +Europa, Casa Riformista, Progetto Vibo e Democratici e Riformisti per Vibo.
Candidati:
Sergio Barbuto, Maria Angela Calzone, Antonio Carchedi, Domenico Console, Vincenzo La Caria, Carmine Mangiardi, Vladimira Pugliese, Antonino Schinella, Angelita Ilenia Tulino, Maria Trapani.
La lista punta apertamente a ottenere 9 seggi su 10, con l’obiettivo di costituire un forte blocco di opposizione al presidente L’Andolina, che rimane comunque un iscritto a Forza Italia.
Provincia e Territorio
Una lista sostenuta dall’Udc e da candidati indipendenti.
Candidati:
Franco Barbalace, Rosamaria Tassone, Salvatore Bulzomì, Nicoletta Covalea.
La decisione dell’Udc è uno degli elementi politicamente più significativi della tornata: il partito, pur provenendo dall’area di centrodestra, ha scelto di scendere in campo, discostandosi dalla linea dell’intera coalizione.
Il centrodestra, infatti, ha scelto di non presentare alcuna lista. Una scelta che, se da un lato nasce dalla sfiducia verso il presidente L’Andolina — espressione di Forza Italia ma ormai isolato all’interno della sua stessa area politica — dall’altro ricorda il gesto di Cincinnato, il condottiero romano che abbandonò il potere e scelse il ritiro per coerenza e per non avallare un percorso che non riconosceva più come proprio, in questo caso per non dover sostenere un presidente — Corrado L’Andolina — che porta ancora la loro maglia ma non gioca più nella loro squadra. Un leader che, politicamente, è rimasto solo al centro del campo con la palla… e senza compagni.
Come Cincinnato tornò al suo campo a far vita da contadino per non legare il suo nome a una guida che non condivideva, così il centrodestra ha preferito compiere un passo indietro, rinunciando alla competizione per non sostenere, neppure indirettamente, la continuità politica del presidente.
Una scelta che apre a un confronto inedito, nel quale il peso elettorale si concentrerà verosimilmente sulla lista progressista
Resta aperta la questione più delicata: che ruolo avrà l’Udc una volta entrata in Consiglio?
Il partito arriva senza una collocazione definita. Potrebbe decidere di:
- sostenere L’Andolina, permettendogli di recuperare una base politica minima, oppure
- posizionarsi all’opposizione, in continuità con la scelta del centrodestra “cincinnatiano” che ha preferito sfilarsi dalla scena piuttosto che sostenere un assetto ritenuto ormai non rappresentativo.
Una risposta arriverà soltanto dopo il 12 dicembre, quando gli equilibri del nuovo Consiglio provinciale saranno finalmente chiari.
Fino ad allora, resta una certezza: la politica vibonese ha riscoperto Cincinnato, ma la versione contemporanea è decisamente meno epica e molto più tattica.











