Cinque ore di scontro nella Conferenza dei Sindaci: ospedali in crisi, personale insufficiente, territori allo stremo: «Aprite il caso Vibo»
Cinque ore di confronto serrato, una sala gremita e la sensazione diffusa di trovarsi davanti a un sistema sanitario ormai vicino al punto di non ritorno. È il quadro emerso ieri pomeriggio nella Conferenza dei Sindaci, convocata dal presidente Salvatore Fortunato Giordano, che ha visto la partecipazione di 39 primi cittadini, otto sigle sindacali, associazioni e comitati civici. Presenti anche i commissari dell’Asp, Gianfranco Tomao e Gianluca Orlando.
A scuotere la platea è stato l’intervento del sindaco di Vibo Valentia, Enzo Romeo, che ha chiesto apertamente l’apertura del “caso Vibo” e l’adozione di un DCA speciale per affrontare l’emergenza sanitaria della provincia: «Dobbiamo porci davanti alla commissione Asp. Pretendiamo dal governatore un provvedimento straordinario, come si fa nelle situazioni critiche».
Parole che hanno raccolto l’applauso dei presenti, soprattutto quando Romeo ha ricordato l’allontanamento del presidente della commissione Asp, Vittorio Piscitelli:
«Stava provando a intervenire in un quadro drammatico, eppure è stato mandato via».
Un’affermazione che non vuole essere un atto d’accusa verso l’attuale presidente Gianfranco Tomao, ma che denuncia chiaramente la percezione di una gestione segnata da troppi cambi improvvisi, definiti «bruschi e inspiegabili», che rallentano ogni tentativo di riorganizzazione, con inevitabili ripercussioni sull’efficacia amministrativa: ogni passaggio di consegne richiede tempo, conoscenza, ricostruzione dei dossier. Tempo che il territorio vibonese non ha più.
I commissari Tomao e Orlando hanno replicato rivendicando l’operato degli ultimi mesi: «Avremmo potuto limitarci all’ordinaria amministrazione – ha detto Orlando – invece ci assumiamo responsabilità importanti perché conosciamo i problemi».
Tra i risultati citati:
- l’approvazione dell’Atto aziendale, atteso da quasi dieci anni;
- il nuovo Piano della rete territoriale, giudicato migliorabile ma comunque operativo.
«Nessuno vuole smantellare i presidi periferici – ha assicurato Tomao – La nostra intenzione è valorizzarli».
Frase ribadita da Giordano nella sua relazione finale quando sottolinea l’intenzione della triade di valorizzare i presidi periferici, con una gestione flessibile del personale basata sul modello “Governance per le emergenze”.
A tenere banco sono state soprattutto le criticità dei presidi di Tropea, Serra San Bruno e Nicotera, al centro dei documenti presentati rispettivamente dai sindaci Porcelli, Barillari e Dato.
Emblematica la situazione di Tropea: niente interventi urologici per mancanza di anestesisti. È intervenuto anche un paziente, impossibilitato a operarsi.
La vicenda, come si sa, ha alimentato le dimissioni del primario Alberto Ventrice, cui la Conferenza ha espresso solidarietà invitandolo a riconsiderare la scelta. In proposito, il sindaco di Drapia, Alessandro Porcelli, ha presentato un documento dettagliato sulle carenze del nosocomio di Tropea.
A Serra San Bruno il rischio è il progressivo depotenziamento del presidio montano. Barillari ha parlato di un «territorio dimenticato», evocando il precedente di Soriano, considerato di fatto già chiuso.
Nicotera registra ulteriori carenze: pochi medici, servizi instabili, nessuna prospettiva immediata di potenziamento. Im questo senso di è espresso il sindaco di Joppolo, Giuseppe Dato, ha illustrato le difficoltà del presidio di Nicotera, inserite in un quadro complessivo che non lascia margini a interpretazioni: personale insufficiente, servizi instabili, impossibilità di rispondere ai bisogni primari del territorio.
Il clima di emergenza è stato confermato dagli interventi delle associazioni e dei sindacati.
Particolarmente significativo quello del vescovo Attilio Nostro, che ha ricordato come Vibo Valentia sia «il territorio più povero d’Italia, povero anche di sanità».
In aula anche Soccorso Capomolla, direttore del Don Mottola Medical Center, da anni in prima linea contro i tagli alla medicina territoriale. Il prefetto Anna Aurora Colosimo, che lo ha incontrato poche ore prima, segue la vicenda con crescente attenzione. Proprio ieri Capomolla è stato ricevuto dal prefetto Anna Aurora Colosimo, che sta seguendo il dossier vibonese con crescente attenzione
La Conferenza ha approvato un documento unitario che riunisce le istanze dei tre territori più colpiti.
Tra le richieste:
- potenziamento immediato del personale
- ripristino delle funzioni essenziali
- risorse economiche adeguate
- riorganizzazione trasparente della rete ospedaliera
- tutela e valorizzazione dei presidi periferici
«La sanità vibonese va migliorata, non accompagnata alla chiusura», ha ribadito Romeo.
Il presidente della Conferenza dei Sindaci Giordano ha ribadito che:
- i sindaci non si accontenteranno più delle rassicurazioni
- la Regione deve redistribuire risorse sottratte al Vibonese nel tempo
- serve l’approvazione immediata del Piano del fabbisogno del personale
- bisogna smentire «la tesi che si voglia smantellare la salute a Vibo Valentia»
Il presidente ha poi rivolto un ringraziamento alla Chiesa, ai comitati, ai sindacati, al Consiglio comunale e alla stampa che ha seguito le cinque ore di confronto.
In chiusura, sempre il presidente della Conferenza, Salvatore Fortunato Giordano, ha espresso soddisfazione per la partecipazione e per il confronto «duro ma necessario».
Ha ringraziato i commissari per la presenza e la disponibilità ma ha anche avvertito: «I sindaci attendono risultati sul campo. Continueremo a vigilare senza tregua. La Regione redistribuisca presto le risorse sottratte nel tempo a questo territorio».
Obiettivo prioritario: l’approvazione del Piano del fabbisogno del personale, passo indispensabile per nuove assunzioni e per restituire un minimo di funzionalità alla rete sanitaria provinciale.
La giornata di ieri consegna un messaggio chiaro: la sanità vibonese è in emergenza e i sindaci chiedono, con voce unanime, un intervento straordinario.
La triade commissariale assicura aperture.
Il territorio chiede fatti.
La Regione è ora chiamata a una risposta concreta.
E ora, per la prima volta dopo anni, la richiesta è unanime, esplicita e senza giri di parole: il “caso Vibo” deve diventare un caso nazionale.
Perché, come ha sintetizzato uno degli interventi più applauditi, «Vibo Valentia non può continuare a essere la provincia in cui la sanità si spegne in silenzio».










