Ecco il marciapiede dell’assurdo: quando l’illuminazione acceca il buon senso. Accade in viale Affaccio: se lo racconti non ci credono: se lo vedi, ti disperi
di Marcello Bardi
Ci sono storie che, quando ti vengono raccontate, passi i primi cinque minuti a ridere, i cinque successivi a chiederti se ti stanno prendendo in giro e gli altri dieci a dubitare seriamente del tuo stesso senso della realtà. Poi arriva la foto. E lì finisce ogni speranza: non solo è tutto vero, ma è persino peggio di quanto immaginavi.

È quello che sta accadendo lungo viale Affaccio, a Vibo Valentia, zona trafficata, in crescita, in espansione… almeno sulla carta. Qui si sta lavorando – giustamente – al rifacimento dei marciapiedi: più larghi, con una pavimentazione nuova di zecca, e addirittura dotata del percorso tattile per non vedenti. Una piccola rivoluzione urbana, un segno di civiltà, che in Italia è quasi un avvenimento storico, tipo l’allineamento dei pianeti.. Un raro momento in cui si pensa: “Finalmente qualcosa che funziona!”
Troppo bello per durare.
Perché, come in ogni commedia che si rispetti, arriva puntuale il colpo di scena. Bisognava installare i nuovi lampioni per l’illuminazione stradale – un dettaglio, certo, ma non trascurabile. E allora la domanda sorge spontanea: dove li mettiamo?
E qui, evidentemente, qualcuno ha avuto un’epifania degna dei migliori architetti visionari… o di un pesce rosso col compasso in mano.
Dove metterli?
Ai lati? Troppo banale.
Sul bordo? Troppo semplice.
Tra strada e marciapiede? Ma vi pare?
La soluzione, ovviamente, era lì davanti a tutti: piazzarli esattamente al centro del marciapiede. Una scelta talmente assurda da risultare quasi poetica.
È urbanistica dadaista, un omaggio a Duchamp, una performance artistica permanente. Una dichiarazione programmatica: “L’accessibilità è sopravvalutata”.
Così, senza pietà:
- Il percorso per non vedenti? Interrotto da un palo. Perché un ostacolo improvviso rende il tragitto più… avventuroso.
- Le persone in sedia a rotelle? Bloccate. Ma vuoi mettere la comodità di tornare in strada a zigzagare tra le auto?
- Le mamme con carrozzina? Anche loro fuori. Perché, in fondo, a Vibo Valentia la vera mobilità è selettiva: passa solo chi è abbastanza agile da fare slalom.
E il bello non è tanto il palo in sé. È che qualcuno l’ha progettato. Qualcun altro l’ha approvato. Un altro ancora l’ha montato. E tutti, dal primo all’ultimo, devono aver pensato:
“Perfetto. Proprio dove volevo che fosse.”
Il tutto con una serenità operativa che lascia basiti: nessuno, proprio nessuno, si è chiesto “ma siamo sicuri?”
Evidentemente no.
E allora eccola lì, questa foto incriminata, che meriterebbe un posto d’onore in qualche museo del paradosso urbano: una testimonianza plastica, dura e inflessibile (come il palo stesso), di ciò che accade quando l’assurdo non solo viene concepito… ma viene anche realizzato.
C’è da ridere o da piangere? Difficile dirlo. Forse entrambe le cose insieme. Forse, addirittura, c’è da disperarsi.
Perché a Vibo Valentia l’assurdo non solo esiste: si costruisce con fondi pubblici.
E non è nemmeno la cosa più incredibile.
È semplicemente… la normalità.
Benvenuti a Vibo Valentia: dove l’incredibile prende forma, il surreale si materializza, e i lavori pubblici diventano opere d’arte concettuale.
Non richieste, ma pur sempre… “creative”.











