Perquisite le celle di affiliati alle cosche Morabito di Africo, Grande Aracri di Cutro, Molè di Gioia Tauro e Gallico-Frisina di Palmi
L’inchiesta della Direzione investigativa antimafia di Genova sul traffico di microcellulari introdotti nel carcere di Marassi, ha toccato da vicino anche la Calabria, non solo per le perquisizioni scattate in dodici istituti penitenziari tra i quali figura anche quello di Rossano, ma soprattutto perché hanno interessato le celle di affiliati alle cosche Morabito di Africo (Reggio Calabria), Grande Aracri di Cutro (Crotone), Molè di Gioia Tauro e Gallico-Frisina di Palmi. Solo in due casi, però, sono stati trovati apparecchi telefonici.
L’inchiesta era partita nel 2021 quando gli investigatori intercettarono una conversazione tra un soggetto esterno e un detenuto di Marassi.
Da allora un sistema ben oliato e consolidato permetteva ai boss e agli affiliati di parlare con parenti, prestanome, amici, e persino con altri detenuti in altre strutture del Paese.
I microtelefonini, apparecchi minuscoli che si potevano facilmente nascondere nel corpo o nelle celle, venivano consegnati dai familiari durante i colloqui in parlatorio, ma non solo, una volta con la scusa che il carcere di Marassi praticamente confina con lo stadio di calcio genovese, è stato utilizzato un pallone lanciato oltre il muro di cinta, quasi fosse l’errore di un calciatore, però al suo interno sono stati trovati cellulari e droga, analoghi fatti si sono registrati anche in Calabria a Catanzaro e proprio nel carcere di Rossano.
Nel corso delle indagini sono stati monitorati oltre 150 numeri di telefono e 115 Sim, molte delle quali acquistate in esercizi compiacenti del centro storico genovese e intestate a persone inesistenti o a ignari cittadini stranieri e immediatamente attivate.
Dei 31 indagati, gran parte è già libera, ma dodici risultavano ancora detenuti al momento delle perquisizioni.










