La Regione taglia, la politica tace e il territorio affonda. Briciole per la sanità, tre anni di copia-incolla e nessun difensore: così si ammazza una provincia senza neanche il disturbo di dirlo
C’è un punto, nella storia di un territorio, in cui non resta più spazio per l’illusione. Un punto in cui perfino il sarcasmo suona stanco, quasi svuotato. E la rabbia, quella sì, continua a pulsare, ma in sottofondo, come un cuore troppo provato. Siamo arrivati lì: alla domanda che nessuno ha il coraggio di pronunciare ad alta voce, ma che ormai è scritta ovunque, tra una delibera e una sala d’attesa vuota.
Si vuole l’annientamento programmato della provincia di Vibo Valentia?
Non metaforicamente. Non per iperbole giornalistica. No: sistematicamente, scientemente, “per atto dovuto”.
A questo punto tanto vale dirlo senza girarci attorno: si vuole cancellare la provincia di Vibo Valentia dalla carta geografica. E non con bombe o invasioni, sarebbe quasi troppo onesto. No, qui si lavora di fino, con l’eleganza di chi ti svuota casa mentre dormi sul divano.
Una lenta eutanasia amministrativa, eseguita con la freddezza di chi non prova neanche più il disturbo di negarlo.
Perché quando ti ritrovi assegnati 48,75 euro a cittadino per l’assistenza socio-sanitaria territoriale, non stai confrontando numeri. Stai misurando un messaggio politico: “Qui non conviene investire. Qui si può solo mollare”.
Altro che Donbass, altro che Crimea: almeno lì dichiarano apertamente di voler annettere. Qui, invece, si pratica la tecnica del silenzio: ti si lascia dissanguare, così magari te ne vai da solo, in punta di piedi, senza disturbare.
In Calabria, a quanto pare, la matematica è un’opinione:
– A Crotone 239 euro per abitante.
– A Catanzaro e Cosenza più di 130 euro.
– A Reggio oltre 80 euro.
– A Vibo Valentia… beh, la cifra fa quasi tenerezza: meno di un terzo della media regionale. Un’elemosina spacciata per riparto. Una mancia. Un resto di cassa. A questo punto sarebbe più dignitoso non darci un euro e dirci chiaramente: “Arrangiatevi, ché per noi siete un peso”.
E il trattamento riservato agli anziani – la fascia più fragile, quella che dovrebbe essere tutelata come un tesoro – è semplicemente surreale. Nel Crotonese si superano i 1.071 euro per over 65. Nel Vibonese ci si ferma a 201.
Tradotto: un anziano vibonese vale cinque volte meno.
Cinque volte meno. E non c’è un solo passaggio del decreto che tenti di spiegare perché. Nessun criterio. Nessuna motivazione. Solo la fotografia perfetta di ciò che siamo agli occhi della Regione: un’ultima riga di Excel che nessuno controlla. La logica sfugge, ma forse è semplice: chi ha superato i 65 anni a Vibo Valentia, evidentemente, ha già peccato abbastanza.
Eppure, l’Asp aveva denunciato, scritto, protocollato: “Abbiamo carenze gravissime, stiamo collassando, servono interventi immediati”.
La risposta? Un riparto che sottrae oltre 10 milioni di euro rispetto al fabbisogno reale.
Sessanta per cento di sottofinanziamento. Sessanta.
In qualunque altra parte d’Italia sarebbe una sirena d’allarme. Da noi, è routine.
E poi il capolavoro di crudeltà burocratica a fine decreto:
2025, 2026, 2027… copia-incolla.
Tre anni identici.
Tre anni garantiti di sofferenza amministrativa.
Tre anni in cui il Vibonese resterà matematicamente ultimo.
Un piano perfetto, se l’obiettivo è far tirare le cuoia al sistema sanitario territoriale.
E allora lo diciamo chiaramente: questo non è più un problema amministrativo.
È una colonizzazione silenziosa.
È una sottrazione di diritti.
È un’umiliazione istituzionale.
Ma qualcuno dovrebbe pur chiedere conto. Qualcuno dovrebbe alzare la voce, battere i pugni, pretendere risposte.
Ma chi?
Da questa provincia è rimasto un solo consigliere regionale sui trenta eletti.
Zero presenze in Giunta.
Zero peso.
Zero rappresentanza.
La politica, da queste parti, si è estinta. Una specie protetta che però non protegge nessuno. Nessuno che alzi la mano per chiedere:
– “Perché a Vibo Valentia cinque volte meno che a Crotone?”
– “Perché il territorio più fragile è quello finanziato peggio?”
Silenzio. Sempre lo stesso, ostinato, imbarazzante silenzio.
E così la scena assume contorni grotteschi: mentre la politica dorme, mentre chi dovrebbe difendere la provincia si limita a non disturbare, l’unica istituzione che batte un colpo è la Prefettura.
Sì, la Prefettura.
L’ultimo presidio della Repubblica a ricordare che il Vibonese esiste ancora.
Il prefetto Anna Aurora Colosimo convoca un tavolo tecnico d’urgenza. Appuntamento martedì 3 dicembre alle ore 16:30. E chiama tutti: Asp, sindaci, ordini professionali, sindacati… persino chi ha firmato il decreto che ci condanna, lo stesso Roberto Occhiuto, nella doppia veste di commissario e governatore.
Un gesto semplice, istituzionale. Ma che oggi, in questa provincia, vale come un atto di resistenza.
Intanto, la domanda resta: come ribellarsi a questo assedio?
Con la rassegnazione? No, quella ce l’hanno già regalata in abbondanza.
Con la fuga? L’hanno resa quasi obbligatoria.
Con il silenzio? Quello è l’atteggiamento preferito di chi ci governa.
Resta solo una strada: rompere l’incantesimo dell’abitudine.
Smettere di accettare l’ingiustizia come un destino.
Pretendere risposte, cifre, criteri, impegni pubblici e verificabili.
Costringere chi decide a guardare negli occhi questo territorio e a spiegare, una volta per tutte, perché Vibo Valentia è trattata come una provincia di serie Z.
Perché davvero, a un certo punto, bisogna scegliere: continuare a essere spettatori del proprio disfacimento, oppure diventare protagonisti del proprio riscatto.
È il momento di essere scomodi.
Di disturbare.
Di pretendere, senza più chiedere il permesso.
Perché, se non altro, siamo stufi di essere trattati come un errore statistico da correggere a colpi di tagli.
E soprattutto perché un territorio può anche essere povero, fragile, isolato… ma non merita mai di essere considerato irrilevante.
Anche se amareggiati, delusi, stanchi, traditi e – sì – furiosi.
Perché la dignità di un territorio vale più di 48 euro e 75 centesimi.
E questo, almeno questo, non possono togliercelo.









