Riflessioni sulle pagine del Vangelo di domenica 30 novembre
di Mons. Giuseppe Fiorillo
Carissime, carissimi,
con questa pagina del vangelo di Matteo, inizia l’Avvento.
L’avvento (venuta, attesa) ci prepara alla solennità del Natale, la prima Venuta e ci guida, attraversò la comprensione del brano stesso, alla seconda venuta, alla fine dei tempi e della storia.
Ecco il testo di Matteo: “In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: “Come furono i giorni di Noè, così sarà la venuta del figlio dell’Uomo. Infatti, come nei giorni che precedettero il diluvio, mangiavano e bevevano, prendevano moglie e prendevano marito, fino al giorno in cui Noè entrò nell’arca e non si accorsero di nulla finché venne il diluvio e travolse tutti: così sarà anche la venuta del Figlio dell’uomo. Allora due uomini saranno nel campo: uno verrà portato via e l’altro lasciato. Due donne macineranno alla mola: una verrà portata via e l’altra lasciata. Vegliate dunque, perché non sapete in quale giorno il Signore vostro verrà. Cercate di capire questo: se il padrone di casa sapesse a quale ora della notte viene il ladro, veglierebbe e non si lascerebbe scassinare la casa. Perciò anche voi tenetevi pronti perché, nell’ora che non immaginate, viene il Figlio dell’Uomo”. (Matteo 24, 37-44).
La prima venuta, lo sappiamo, è la celebrazione annuale del Santo Natale. La seconda misteriosa venuta ci viene annunziata, nel brano letto, attraverso tre immagini: la prima è presa dalla storia di Noè, la seconda dalla vita quotidiana di uomini e donne, la terza dal ladro che viene di notte.

Prima immagine.
Matteo annota “non si accorsero” stigmatizzando, così, la non vigilanza, l’irresponsabilità. Secondo i Midrashin (commenti esegetici ebraici) Noè era beffeggiato, deriso e giudicato pazzo dai suoi contemporanei perché lavorava, da anni, ad un’opera secondo loro insensata. Tuttavia, Noè seppe leggere il suo presente e, così, salvò se stesso e il futuro dell’umanità. Tutto ciò gli costò l’incomprensione, come avviene del resto, anche a chi vede nel presente, il futuro… Anche oggi, difatti, alcune voci ci avvertono che noi stiamo distruggendo la madre terra con saccheggi e veleni (vedi “Laudato sii” di papa Francesco) ma non sono ascoltate queste voci… Si pensa solo a soddisfare i propri bisogni materiali, mangiare e bere, consumare, accumulare, senza preoccuparsi di altro e degli altri! I giorni di Noè sono i nostri giorni, i giorni dell’assenza di Dio, pieni di cose, ma privi di sogni: giorni che placano la fame di cielo con un piccolo boccone di terra.
Seconda immagine.
“Allora due uomini saranno nel campo”… Con questa immagine Gesù ci dice che la morte può venire in qualsiasi momento della vita (quante morti improvvise), anche se in maniera diversa per ciascuno. Il monito è chiaro: è necessario essere pronti per l’incontro con il Signore, perché ci è nascosto il tempo ed il luogo dell’avvenimento ultimo, che spezza i legami, sulla terra, tra uomini e donne.
Terza immagine.
“Cercate di capire questo: se il patrone di casa sapesse a quale ora della notte viene il ladro”… È inquietante l’immagine del Signore che viene come un ladro, di notte. Inquietudine, tuttavia, che si declina, in serenità di spirito e gioia di vivere, allorché i giorni di Noè, i giorni della superficialità, dell’irresponsabilità, vengono vissuti all’insegna della gentilezza, unico linguaggio che il sordo sente e il cieco vede ed all’insegna di volti carichi di lacrime da asciugare: volti di Popoli straziati da guerre infinite; volti di bambini, vittime di violenza, di fame, di abusi, di abbandoni; volti di donne violentate, comprate, vendute; volti di profughi in cerca di sopravvivenza e dignità; volti di ammalati, di precari senza garanzie e speranza, di giovani derubati del futuro; …e allora e, solo allora, Dio non viene come un ladro, ma come una “tenerezza caduta sulla terra con un bacio”. (Benedetto Galati, monaco).
Buona prima domenica di Avvento.
Don Giuseppe.










