Apparve evidente allo Stupor Mundi che la vita si può definire tale quando è generante e rigenerante
di Pierluigi Lo Gatto
Si narra che l’illuminato Federico II, che rese la ricerca sapienziale cardine del suo regno e di se stesso, desiderasse conoscere quale fosse la lingua primordiale, quella innata, prima fra tutte le lingue conosciute e non.
Decise allora (con un atto forse meno elevato) di sottrarre un certo numero di neonati alle braccia materne e di affidarli ad altrettante balie che avevano ricevuto l’assoluto divieto di rispondere con qualsivoglia parola a pianti, mugolii e similari degli sfortunati pargoli.
L’esperimento condusse alla morte di tutti i piccoli malcapitati.
Ma tra le pieghe asettiche della Scienza, secondo la quale non vi sono vittime ma solo oggetti di studio e relativi risultati riproducibili, venne fuori che non esiste quella lingua calata dal mondo delle idee, inscritta nel DNA e promotrice di tutte le altre.
Un’ altra cosa, però, apparve evidente allo Stupor Mundi: la vita si può definir tale quando è generante e rigenerante.
Lui, abituato al confronto con la saggezza sufi e le dottrine gnostiche, comprese che la nostra identità, la nostra capacità di permanere nell’infuocato magma del mondo, il nostro sforzo per ex-sistere, deriva dalla fonte più importante, quella che accoglie, lenisce, tollera, comprende: la possibilità di essere ascoltati.
È solo se viene ascoltato che il bambino acquisisce consapevolezza di sé e può realizzare il “diventa chi sei “, ed è proprio l’ascolto il vero antidoto alle antiche e moderne alienazioni .
Ascoltare significa entrare nella dimensione dell’altro, accettare un’arricchente alterità, scoprire che il diverso è solo il riflesso di un polveroso specchio.
È un’apertura del cuore, oltre che dell’orecchio, e impone l’abbandono dei pregiudizi, delle ipocrite convenzioni, delle schiavizzanti certezze.
Predisporsi all’ascolto significa donare a se stessi ed agli altri ciò che le scuole iniziatiche, tanto care al Normanno, e la stessa Natura pongono come base di ogni rinascita: il silenzio.
Impariamo ad ascoltare tacendo, dunque, perché così diverremo seminatori di vita altrui e liberi architetti della nostra.











