Soccorso Capomolla: “Una disuguaglianza programmata. La Regione costruisce le cure a misura di convenienza, non di bisogno. Così si decide chi può curarsi e chi no”
Un dossier di numeri, una denuncia dura e circostanziata, un territorio che da anni scivola in una spirale di sottofinanziamento.
Il quadro tracciato da Soccorso Capomolla, cardiologo e direttore sanitario del Don Mottola Medical Center di Drapia, non è soltanto una lettura critica del DCA 302/2025, già da più parti contestato: è la radiografia di un sistema che, secondo lui, “non solo non garantisce equità, ma la nega scientemente”.
Vibo Valentia, una delle realtà più fragili della regione, oggi si ritrova fotografata nel DCA 302/2025 con la crudezza dei numeri, che raccontano più di qualunque protesta: ai cittadini vibonesi spetta meno della metà delle risorse che la Regione destina altrove. Anzi, in alcuni casi anche meno di un quinto.
Il dato che colpisce più di tutti è questo: mentre la media regionale delle prestazioni socio-sanitarie acquistate dal privato accreditato è di 121 euro per abitante, a Vibo Valentia ne arrivano 48,75. Nel frattempo, a Crotone lo stesso sistema ne eroga 239, cinque volte di più.
Capomolla non usa mezzi termini: “Questa non è una stortura: è una scelta. È un meccanismo costruito a tavolino che decide chi merita di curarsi e chi invece può arrangiarsi”.
Sostiene il direttore sanitario del Don Mottola Medical Center: “la sperequazione territoriale viene certificata nero su bianco da un documento ufficiale regionale”.
Il discorso diventa ancora più stridente quando si guarda alla popolazione anziana, che è poi quella che più consuma servizi sanitari e socio-assistenziali. A Vibo Valentia gli over 65 sono più che a Crotone. Eppure la quota di risorse destinata a ciascun anziano vibonese è di 201 euro, mentre per ogni anziano crotonese la Regione ne investe 1.071. con un risultato paradossale: più anziani, più fragilità, più disabilità, ma meno fondi.
Secondo i calcoli riportati nel decreto, Vibo Valentia dovrebbe ricevere almeno 18,2 milioni di euro per reggere i livelli essenziali di assistenza. Ne arrivano invece 7,3. Significa che manca più della metà del necessario. E la mancanza non è invisibile: la si vede nelle file interminabili, nei viaggi per curarsi altrove, nelle rinunce silenziose di chi non ha mezzi né forze per spostarsi.
La conseguenza è spietata: ciò che non viene finanziato con fondi pubblici ricade sui cittadini. Chi può pagare di tasca propria trova posto in strutture private della provincia. Chi non può, parte. E parte spesso controvoglia, con un costo economico, psicologico e familiare altissimo.
Nel solo 2024, la mobilità sanitaria in uscita dalla provincia di Vibo Valentia è costata 2,5 milioni di euro, ai quali si aggiungono circa 500 mila euro in spese indirette sostenute dalle famiglie.
Capomolla fa un esempio che rende bene l’idea: “A Vibo Valentia non esistono RSA medicalizzate pagate dal sistema pubblico. Non perché non ci siano le strutture, ma perché non c’è il fondo per acquistare le prestazioni. Se un cittadino paga, la struttura lo accoglie. Se non paga, la struttura non può accoglierlo. È il sistema che crea il vuoto”.
E qui si apre un tema che riguarda non solo i pazienti, ma anche gli operatori, costretti a lavorare in un contesto sottofinanziato, spesso senza strumenti adeguati e senza poter garantire continuità assistenziale. Per capire come sia stato possibile un divario così netto, bisogna tornare al decreto. Capomolla sostiene che nel DCA non c’è traccia di criteri chiari: nessuna formula basata sulla popolazione, nessun indice di fragilità, nessun meccanismo per compensare disabilità o carenze territoriali.
Il vuoto di metodo produce un pieno di squilibri. Per tre anni consecutivi – 2025, 2026, 2027 – Vibo Valentia sarà penalizzata del 60%. Crotone, al contrario, sarà sovrafinanziata oltre il 100%. Una forbice così ampia da non poter essere liquidata come un errore burocratico.
Capomolla non accusa solo la Regione, chiama in causa anche gli organismi che avrebbero il dovere di vigilare, sollevare criticità, difendere il territorio.
La Commissione straordinaria aziendale dell’ASP, per esempio, ha recentemente pubblicato un documento sulla rete territoriale escludendo proprio la riabilitazione estensiva, uno dei settori oggi più scoperti. Una volta segnalata la lacuna, invece di rettificare subito, sono state avviate riunioni, richieste di pareri, attese di esperti… mentre intanto il decreto veniva pubblicato così com’era.
La denuncia di Capomolla non si limita all’attualità. Va indietro nel tempo e investe indistintamente destra, sinistra e centro.
Chiunque sia stato al governo regionale negli ultimi decenni – sostiene – ha promesso, inaugurato, annunciato. Ma quando c’è stato da difendere la provincia nelle sedi dove si decidono i tetti di spesa, nessuno ha parlato.
È mancata la politica.
È mancata la rappresentanza.
È mancata l’ASP.
È mancata la Commissione.
È mancato, soprattutto, lo Stato.
E il risultato è una provincia che oggi ha meno posti letto, meno servizi, meno investimenti. Una provincia che vive la sanità non come un diritto, ma come una lotteria geografica.
La triade commissariale dell’ASP, dal canto suo, non ha sollevato obiezioni e – secondo Capomolla – avrebbe addirittura condiviso analisi e strategie con la Regione.
“Il controllore e il controllato coincidono – afferma il cardiologo – E quando accade questo, la trasparenza diventa una chimera”.
Capomolla non accusa solo la Regione. Chiama in causa anche gli organismi che avrebbero il dovere di vigilare, sollevare criticità, difendere il territorio.
La triade commissariale dell’ASP, dal canto suo, non ha sollevato obiezioni e – secondo Capomolla – avrebbe addirittura condiviso analisi e strategie con la Regione.
Il punto finale di Capomolla è forse il più forte: “Quando per decenni un territorio riceve meno risorse di quante ne servano, non è più solo una questione di sanità. È una questione di democrazia”.
Il prossimo tavolo prefettizio, che riunirà Regione, ASP e tutti gli attori coinvolti, sarà il primo banco di prova per capire se la denuncia porterà a un ripensamento del riparto o se il Vibonese dovrà continuare a subire..
Soccorso Capomolla conclude con una frase che suona come un monito: “Il diritto alla salute non è negoziabile. E quando viene negato, si sta negando molto più della salute: si sta negando l’uguaglianza tra i cittadini”,









