• Contatti
venerdì, Febbraio 27, 2026
  • Login
ViViPress
  • arte
  • attualità
  • cronaca
  • città e ambiente
  • cultura
  • costume e società
  • economia
  • editoriale
  • eventi
  • opinioni
  • politica
  • sanità
  • sport
  • viaggi
Nessun Risultato
Vedi Tutti i Risultati
  • arte
  • attualità
  • cronaca
  • città e ambiente
  • cultura
  • costume e società
  • economia
  • editoriale
  • eventi
  • opinioni
  • politica
  • sanità
  • sport
  • viaggi
Nessun Risultato
Vedi Tutti i Risultati
ViViPress
Nessun Risultato
Vedi Tutti i Risultati
Quando se ne va un sogno: addio Brigitte Bardot, il volto sensuale e ribelle di un continente che voleva rinascere

Quando se ne va un sogno: addio Brigitte Bardot, il volto sensuale e ribelle di un continente che voleva rinascere

da Maurizio
28 Dicembre 2025
in attualità, opinioni
Tempo di lettura: 5 minuti
Share on FacebookShare on Twitter

Oggi non muore solo una diva francese: se ne va una parte dell’anima europea, la libertà fatta corpo che ci ha insegnato a vivere senza chiedere perdono

di Maurizio Bonanno

Ti potrebbe anche piacere

Vibo Valentia, l’assessorato alla Manutenzione fa il punto sulla situazione del territorio dopo il maltempo

Ciclone “Harry”, anche i cittadini del Comune di Vibo Valentia possono chiedere i ristori

25 Febbraio 2026
136
Dottorato di Ricerca Honoris Causa in “Biologia Applicata e Medicina Sperimentale” al prof. Silvio Greco

Dottorato di Ricerca Honoris Causa in “Biologia Applicata e Medicina Sperimentale” al prof. Silvio Greco

25 Febbraio 2026
228

Come se un rumore di fondo, una musica lontana ma costante, si fosse spenta per sempre. Brigitte Bardot non c’è più. A 91 anni se ne va l’ultima vera dea laica del Novecento europeo, il mito nazionale capace, ancora oggi, di mettere d’accordo una nazione spesso divisa e litigiosa. B.B. era più di un’attrice, più di un’icona di bellezza: era un’epoca, un’idea di libertà, una ferita aperta e luminosa allo stesso tempo.

La sua morte, annunciata dalla Fondazione che porta il suo nome, chiude una parabola irripetibile. Fino all’ultimo aveva sfidato il tempo, la malattia, le fake news e perfino l’idea stessa di congedarsi dal mondo: “Non ho intenzione di congedarmi”, diceva solo poche settimane fa.

E in fondo è vero: Brigitte Bardot non se ne andrà mai davvero.

Non è solo la Francia a svegliarsi oggi più povera. È l’Europa intera che avverte un vuoto improvviso, come quando scompare una stella che orientava lo sguardo e l’immaginario di tutti. Brigitte Bardot non è stata soltanto un mito nazionale francese: è stata una figura fondativa della cultura europea del Novecento, un volto, un corpo e una coscienza che hanno attraversato confini, lingue e generazioni. La sua morte, a 91 anni, non è un lutto locale. È un addio collettivo.

B.B. apparteneva a tutti noi. Ai francesi, certo, che in lei hanno riconosciuto Marianne e l’anima ribelle della Repubblica. Ma anche agli italiani, che l’hanno amata forse più di chiunque altro fuori dalla Francia, e a un intero continente che, nel dopoguerra, cercava nuovi simboli di libertà, vitalità e rinascita. Bardot è stata europea nel senso più profondo: non per cittadinanza, ma per destino.

Nata a Parigi il 28 settembre 1934, figlia dell’alta borghesia, educata dalle suore, ballerina per vocazione, modella per destino, Brigitte entra nel cinema quasi per caso, ma lo travolge con una forza che nessuno aveva previsto. A quattordici anni è già davanti all’obiettivo; a diciotto sposa Roger Vadim; a ventidue incendia il grande schermo con Et Dieu… créa la femme. Non è solo la sensualità a sconvolgere il pubblico: è l’assenza di colpa, la naturalezza con cui il corpo diventa linguaggio, la sfrontatezza innocente di una donna che non chiede permesso. Con lei finisce un mondo e ne comincia un altro. B.B. è la risposta europea a Marilyn Monroe, ma anche qualcosa di diverso e forse di più inquietante. Non è la fragilità travestita da sorriso, bensì una vitalità animalesca, primitiva, che rompe i recinti morali del dopoguerra.

In Italia il suo mito attecchisce presto e profondamente. Il cinema italiano la accoglie come una sorella inquieta e irresistibile: è Poppea accanto ad Alberto Sordi in Mio figlio Nerone, è partner di Marcello Mastroianni, è presenza magnetica che dialoga con la nostra commedia, con il nostro gusto per l’eccesso e la passione. Gli italiani la guardano non solo come un’icona erotica, ma come una donna che rompe gli schemi, che vive senza filtri, che paga sulla propria pelle il prezzo della libertà. È amata, discussa, difesa, desiderata. E riconosciuta.

Brigitte Bardot arriva in un’Europa ancora segnata dalla guerra, dalla colpa e dalla paura. E lo fa con un corpo che non chiede scusa, con una sensualità priva di peccato, con una gioia istintiva che scandalizza e libera allo stesso tempo. Et Dieu… créa la femme non è solo un film: è un terremoto culturale. È la fine di una morale e l’inizio di un’altra. Non a caso saranno i giovani intellettuali europei, da Parigi a Roma, a capirla per primi. In lei vedono una risposta all’angoscia, all’esistenzialismo stanco, alla cupezza del dopoguerra. Bardot è vita che esplode.

Ma l’Europa ha amato anche la sua fragilità. I tentativi di suicidio, la maternità sofferta, la persecuzione mediatica, l’incapacità di proteggere la propria intimità: tutto questo ha reso Brigitte Bardot una figura tragica, quasi classica. Una donna divorata dal mito che lei stessa aveva creato, inseguita ovunque, incapace di sottrarsi allo sguardo del mondo. Non poteva essere solo bella: doveva essere eterna, disponibile, sempre desiderabile. E questo peso l’ha schiacciata.

brigitte bardot
bardot

La sua scelta di abbandonare il cinema a soli 38 anni resta uno dei gesti più radicali della storia culturale europea. Rinunciare alla celebrità nel momento del massimo splendore per dedicarsi agli animali non è stato un capriccio, ma una dichiarazione etica. Con la Fondation Brigitte Bardot, sostenuta anche da tantissimi donatori italiani, ha costruito un’altra forma di eredità: meno scintillante, ma forse ancora più duratura. Anche qui, amata e contestata, ha continuato a dividere, a provocare, a non passare mai inosservata.

Brigitte Bardot è stata un ponte: tra il cinema d’autore e quello popolare, tra l’Europa e l’America, tra la sensualità e l’impegno, tra la leggerezza e il dolore. Andy Warhol l’ha resa icona globale, Simone de Beauvoir l’ha letta come simbolo di emancipazione, Godard l’ha trasformata in materia cinematografica pura. L’America la consacra, Elvis la proclama “ottava meraviglia del mondo”. Milioni di spettatori europei – francesi, italiani, spagnoli, tedeschi – l’hanno semplicemente amata come si ama qualcosa che ci appartiene.

Eppure, dietro la luce abbagliante, l’ombra è sempre stata profonda. La vita privata di Brigitte Bardot è un campo di battaglia: amori divorati dall’esposizione mediatica, matrimoni falliti, una maternità mai davvero desiderata, tentativi di suicidio che raccontano un dolore autentico, mai spettacolarizzato: “I miei amori sono stati bruciati da una inumana bardolatria”, dirà con lucidità feroce. Non riusciva a respirare: nemmeno aprire una finestra, senza un fotografo appostato.

Il cinema, però, le regala anche riconoscimenti e vertici artistici: La verità di Clouzot, il David di Donatello, Vita privata di Louis Malle, Il disprezzo di Godard. Marianne, simbolo della Repubblica, prende il suo volto. De Gaulle paragona il suo impatto economico alle esportazioni Renault. È la Francia stessa, incarnata in un corpo libero e inquieto.

Figura controversa, mai addomesticata, capace di dichiarazioni scomode e di scelte divisive, Bardot resta fino all’ultimo fedele a se stessa. Non chiede di essere amata: chiede di essere vera. E lo è stata sempre, anche quando questo significava cadere, sbagliare, ferire e ferirsi.

Brigitte Bardot sognava una fattoria, animali intorno, come Biancaneve. Forse è così che dobbiamo immaginarla oggi: finalmente lontana dai flash, finalmente in pace, con i capelli al vento e lo sguardo fiero.

Oggi, mentre se ne va per sempre, non è solo una diva che salutiamo. È un pezzo della nostra memoria collettiva. È l’Europa che ritrova, nel lutto, una delle poche figure davvero condivise del suo immaginario. Brigitte Bardot è stata la bellezza che non chiedeva permesso, la libertà che faceva paura, la donna che ha osato vivere prima ancora di essere capita.

E forse per questo la piangiamo tutti. Perché in lei, ognuno di noi europei – e noi italiani in modo speciale – riconosce qualcosa di sé: il desiderio di vivere senza catene, anche quando il prezzo da pagare è altissimo.

Tags: animalibrigitte bardotcinemaeuropafranciaiconalibertàMariannememoriaperdonosensualità

Maurizio

Articoli Simili

Vibo Valentia, l’assessorato alla Manutenzione fa il punto sulla situazione del territorio dopo il maltempo

Ciclone “Harry”, anche i cittadini del Comune di Vibo Valentia possono chiedere i ristori

da redazione
25 Febbraio 2026
136

Possibile la ricognizione dei fabbisogni e la richiesta dei ristori per i danni da ciclone Con l’ultima Ordinanza del capo...

Dottorato di Ricerca Honoris Causa in “Biologia Applicata e Medicina Sperimentale” al prof. Silvio Greco

Dottorato di Ricerca Honoris Causa in “Biologia Applicata e Medicina Sperimentale” al prof. Silvio Greco

da redazione
25 Febbraio 2026
228

Lo scienziato vibonese riceverà il prestigioso riconoscimento conferitogli dall'Università di Messina domani 26 febbraio, quando terrà presso il Rettorato una...

Confesercenti Calabria e Camera di Commercio rafforzano legami e cooperazione con l’Ucraina

Confesercenti Calabria e Camera di Commercio rafforzano legami e cooperazione con l’Ucraina

da patriziaventurino
23 Febbraio 2026
107

Il confronto odierno ha assunto un significato strategico non solo in termini di cooperazione commerciale, ma anche quale contributo concreto...

Epstein e la domanda che inquieta: quando il male diventa sistema?

Epstein e la domanda che inquieta: quando il male diventa sistema?

da admin_slgnwf75
22 Febbraio 2026
124

Perché il diritto internazionale nasce per impedire che il potere diventi scudo dell’impunità. Perché la dignità umana non è negoziabile...

Prossimo
Ancora un atto vandalico contro il MuStruMu di Reggio Calabria

Ancora un atto vandalico contro il MuStruMu di Reggio Calabria

ViViPress – i fatti raccontati in libertà

Supplemento online di Pagine Vibonesi
Direttore Responsabile Maurizio Bonanno
Registrazione Tribunale di Vibo Valentia n. 76 del 12/02/1993

Edizioni Il Cristallo
e-mail: redazione@vivipress.com

  • Contatti

© 2024 ViViPress.com - i fatti raccontati in libertà. - Powered by 3k Studio - proprietà piattaforma web, partner: intellighenzianews

Welcome Back!

Login to your account below

Forgotten Password?

Retrieve your password

Please enter your username or email address to reset your password.

Log In

Nessun Risultato
Vedi Tutti i Risultati
  • arte
  • attualità
  • cronaca
  • città e ambiente
  • cultura
  • costume e società
  • economia
  • editoriale
  • eventi
  • opinioni
  • politica
  • sanità
  • sport
  • viaggi

© 2024 ViViPress.com - i fatti raccontati in libertà. - Powered by 3k Studio - proprietà piattaforma web, partner: intellighenzianews