Social network, e-mail e siti di e-commerce o app di acquisti i canali digitali più colpiti da violazioni
In un’Italia sempre più connessa cresce anche il senso di vulnerabilità digitale. Circa 8 calabresi su 10 dichiarano di essere preoccupati per l’esposizione ai rischi online, dai furti di dati agli attacchi di hacker, e altrettanti ammettono di non sentirsi sufficientemente informati sulle contromisure da adottare per proteggersi.
È quanto emerge dall’ultima indagine dell’Osservatorio Sara Assicurazioni.
Negli ultimi anni, l’attenzione ai rischi informatici è cresciuta per il 75% degli abitanti della Calabria, mentre un ulteriore 17% dichiara di essere sempre rimasto allerta. Una preoccupazione tutt’altro che teorica: quasi un calabrese su due afferma di aver subito, o quantomeno sospettato, una qualche forma di violazione digitale. I social network (27%), le e-mail (12%) e i siti di e-commerce o app di acquisti online (10%) risultano i canali più colpiti, seguiti dai conti bancari o app di pagamento (9%).

Alla domanda su cosa spaventi di più in caso di violazione dei propri dati digitali, al primo posto emerge il rischio che le informazioni personali vengano utilizzate per scopi illegali (51%), seguito dal danno economico (41%), dal senso di vulnerabilità cui si sentirebbero esposti (17%) e dall’impatto psicologico (14%).
Un aspetto, quest’ultimo, che cresce di rilevanza se si considera il fenomeno del cyberbullismo, percepito come un rischio concreto soprattutto tra i più giovani: più di un intervistato su tre (35%) dichiara infatti di conoscere qualcuno che ne è stato vittima.
Sul fronte della prevenzione di questo fenomeno, la maggioranza dei calabresi attribuisce un ruolo chiave alle famiglie (59%) e alle scuole (57%), oltre alla responsabilizzazione degli stessi ragazzi (38%) e a un maggior controllo da parte delle piattaforme social (23%).
Eppure, nonostante i timori, quasi otto calabresi su dieci (79%) ignorano l’esistenza di polizze assicurative pensate per proteggere in caso di furto di dati, violazioni da parte di hacker o episodi di cyberbullismo. Più di uno su tre (40%) dichiara tuttavia che potrebbe valutarla per tutelarsi. Tra le ragioni figurano la tutela legale (23%), la copertura delle spese in caso di frode digitale (22%), il senso di sicurezza (21%) e la copertura della responsabilità civile dei genitori per danni causati dai figli minori online (11%).









