L’appuntamento organizzato dal Lions Club di Vibo Valentia vede il supporto della sezione vibonese dell’UIR e del CSV Calabria Centro. La recensione di Simona Toma
Quarant’anni dopo il suo primo romanzo, Maurizio Bonanno, giornalista e scrittore autore di numerosi saggi di carattere sociologico e storico, torna a questo genere letterario con un romanzo di ambientazione storica: L’Ultima Notte. E il ritorno non potrebbe essere più intenso, maturo e coinvolgente.
Il libro pubblicato dalla casa editrice Il Cristallo sarà presentato ufficialmente sabato 3 gennaio 2026 al 501 Hotel di Vibo Valentia. L’evento, a partire dalle ore 17.30 è organizzato dal Lions Club di Vibo Valentia, presieduto da Domenico Caporale, e si avvale del supporto dell’UIR, Unione Insigni al Merito della Repubblica sezione di Vibo Valentia e del CSV Calabria Centro.

A presentare il romanzo di Maurizio Bonanno saranno il docente Unical Andrea Lanza e lo scrittore Domenico Sorace.
A concludere l’incontro sarà lo stesso Maurizio Bonanno, autore del libro e noto per i suoi studi sulla storia dei Cavalieri Templari, che dialogherà con il pubblico raccontando la genesi di “L’Ultima Notte” e il percorso che ha portato alla sua realizzazione.
In attesa della sua distribuzione, L’Ultima Notte può essere già acquistato presso la libreria Calabria1.0 in via Milite Ignoto a Vibo Valentia e online su Amazon.
Intanto, in attesa dell’appuntamento del 3 gennaio alle ore 17.30 al 501 Hotel di Vibo Valentia, proponiamo la recensione scritta da Simona Toma.
L’ultima notte di Maurizio Bonanno è un romanzo intenso e profondamente evocativo, che intreccia storia, memoria e sentimento in una narrazione dal forte valore simbolico. Ambientato nel suggestivo scenario del Castello di Bivona, il libro racconta l’ultima notte vissuta da Oliviero, cavaliere templare, sospeso tra il peso di un giuramento solenne e la forza di un amore mai davvero spento.
Il protagonista ritorna nel castello che aveva abitato da giovane, luogo carico di ricordi e di libertà perduta. Quel ritorno non è solo fisico, ma soprattutto interiore: Oliviero ripercorre il tempo della giovinezza, delle speranze e delle prospettive, confrontandolo con la maturità dell’uomo che è diventato, segnato dall’esperienza, dall’onore e dal dovere. Il castello, con le sue pietre e i suoi silenzi, diventa così metafora della memoria e della vita stessa, spazio in cui passato e presente si sovrappongono.
Al centro del romanzo si colloca la relazione tra Oliviero e Isadora, un amore profondo, autentico e impossibile. La loro notte insieme non è descritta come una trasgressione, ma come il compimento di un sentimento rimasto sospeso nel tempo, un cerchio che finalmente si chiude prima della separazione definitiva. Bonanno affronta con grande delicatezza il conflitto tra amore e fede, tra desiderio umano e fedeltà a un ideale più grande, senza mai cadere nel giudizio, ma lasciando spazio alla complessità dell’animo umano.
Particolarmente suggestive sono le pagine dedicate all’alba, che assume un valore fortemente simbolico: non solo l’inizio di un nuovo giorno, ma anche il momento della separazione, della perdita e della consapevolezza. Le descrizioni della luce, del mare e del vento sono cariche di pathos e trasformano la natura in specchio delle emozioni dei personaggi. L’alba diventa così un “fuoco sacro”, un istante di pura emozione in cui tutto sembra nascere e morire nello stesso momento.

Nella parte finale del romanzo emerge con forza la dimensione storica e morale dell’opera. Oliviero, rimasto solo nel castello, sceglie consapevolmente il sacrificio per salvare i suoi confratelli templari. Accetta l’ingiustizia, la prigionia e la sofferenza in nome dell’onore e della fedeltà, incarnando i valori di fratellanza, coraggio e lealtà che caratterizzano l’epopea dei Cavalieri Templari. Il romanzo si chiude così su una riflessione più ampia sulla Storia, sulla memoria e sul mito, sottolineando come certi ideali non possano essere cancellati neppure dalla violenza del potere.
L’autore, Maurizio Bonanno, sociologo, giornalista e scrittore, ha dedicato gran parte della sua attività di ricerca e di scrittura al rapporto tra cultura, identità e memoria. Nelle sue opere, narrative e saggistiche, emerge costantemente l’attenzione per la dimensione simbolica della realtà e per il valore etico della parola. Convinto che la letteratura e la poesia siano strumenti di resistenza alla spersonalizzazione del nostro tempo, Bonanno utilizza la scrittura come mezzo per interrogare l’animo umano e la società contemporanea.
Con L’ultima notte, Bonanno ritorna al romanzo dopo molti anni, portando con sé la profondità dello studioso e la sensibilità del narratore. Il risultato è un’opera che unisce riflessione storica, introspezione psicologica ed emozione, offrendo al lettore una storia che parla di amore, scelta, sacrificio e memoria.










