Riflessioni sulle pagine del Vangelo di domenica 28 dicembre
di Mons. Giuseppe Fiorillo
Carissime, carissimi ,
oggi,primo giorno del 2026, con questo brano del Vangelo di Luca, la Chiesa celebra la solennità di Maria Santissima, madre di Dio. E la chiesa, ancora, fin dal 1968, per volere di San Paolo VI, dedica questo giorno alla Pace.
Oggi, più che mai, questo nostro mondo ha bisogno urgente di pace, quella Pace cantata dagli angeli la Notte Santa sulla grotta di Betlemme: “Gloria a Dio nell’alto dei cieli e Pace in terra gli uomini di buona volontà”.
Andiamo al testo della liturgia di questa Santa giornata: “In quel tempo, i pastori andarono, senza indugio, e trovarono Maria e Giuseppe e il bambino, adagiato nella mangiatoia. E dopo averlo visto, riferirono ciò che del bambino era stato detto loro. Tutti quelli che udivano si stupirono delle cose dette loro dai pastori. Maria, da parte sua, custodiva tutte queste cose, meditandole nel suo cuore. I pastori se ne tornarono, glorificando e lodando Dio per tutto quello che avevano udito e visto, come era stato detto loro. Quando furono compiuti gli otto giorni prescritti per la circoncisione, gli fu messo nome Gesù, com’era stato chiamato dall’Angelo prima che fosse concepito nelle grembo”. (Luca 2,16- 21)
È a Natale che Maria diviene madre nel momento in cui dà alla luce il suo Figlio primogenito. Nel parlare della maternità di Maria, la sacra Scrittura mette in risalto due momenti fondanti: concepire e partorire.
Il concepire è comune sia al padre che alla madre, mentre il partorire è esclusivo della madre. Maria partorisce, di notte, e, nel campo dei pastori, si scatena la gioia degli Angeli che annunziano la gloria di Dio e la Pace agli uomini: unità perfetta che unisce cielo e terra. Dopo l’annunzio inizia il pellegrinaggio verso la grotta della Natività. I primi ad iniziare questo pellegrinaggio sono i pastori, i quali, nella scala sociale ebraica, sono considerati gli ultimi. I pastori, difatti, non potevano testimoniare in tribunale, perché non credibili, non potevano, nella Sinagoga, aprire i rotoli della Torah, perché ritenuti impuri e, secondo i rabbini, erano una razza dannata.
Eppure, quello che l’uomo rigetta, Dio accoglie, perché Lui capovolge sempre i sistemi delle nostre sicurezze!
Gesù, fin dalla nascita, include quello che la stoltezza umana esclude, divenendo, così, novità nell’accogliere quelli che vengono “da fuori”. Oggi accoglie i pastori, domani accoglierà i Magi che vengono da “fuori”.
Ad una donna della Samaria, ritenuta fuori dalla legge di Mosè, presso il pozzo di Sicar rivelerà di essere il Messia ; il comandamento nuovo sarà praticato non da un sacerdote, né da un levita, ma da un samaritano lungo la via che da Gerusalemme scende a Gerico; ad aiutare a portare la croce sul monte Calvario non sarà un suo amico, un apostolo, ma un uomo che viene dai campi, “da fuori”: Simone di Cirene; a salire con lui in cielo non sarà un santo, ma un ladro, il buon ladrone. Gesù, quindi, parte dagli ultimi, dai pastori, elevandoli a primi missionari del Vangelo, in quanto, partendo dalla grotta di Betlemme, a quanti incontrano riferiscono quello che hanno visto, suscitando stupore e meraviglia grande.
Torniamo a Maria.
“Maria, da parte sua, custodiva tutte queste cose meditandole nel suo cuore”. Maria è madre e, come tutte le madri, raccoglie nell’archivio del suo cuore tutto quello che vede e sente. Le vere biografie dei figli le scrivono sempre le madri, perché hanno un supplemento di Grazia in più dei padri. I padri scrivono le biografie con l’intelletto, le madri col cuore. I Padri cercano nei figli la realizzazione dei propri sogni, le madri, con piena gratuità, continuano sempre a partorire, giorno dopo giorno, nelle gioie e nelle tristezze, perché tutto il processo educativo abita il loro cuore.
Sono tutte belle le mamme del mondo, a tal punto che, anche Gesù volle una Mamma tutta per sé. Egli che nell’eternità aveva pronunciato solo il nome di Abba’ (papà), a Natale, nel tempo, impara a pronunciare il nome di Imma’ (mamma).
Quale gioia avrà sentito la piccola madre Maria a sentirsi chiamare Imma’ da quel bambino che solo lei sapeva chi veramente era. Un mistero così grande da non poterlo comunicare a nessuno, ma soltanto viverlo nelle profondità del suo cuore!
Un mistero affidato a lei, umile serva, da quel Dio che “rovescia i potenti dai troni ed innalza gli umili”.
Buon Capodanno con la benedizione che ci viene dalla Torah: “Ti benedica il Signore e ti custodisca. Il Signore faccia risplendere per te il suo volto e ti faccia Grazia. Il Signore rivolga a te il suo volto e ti conceda Pace”. (Numeri 6,22- 27).
Don Giuseppe









