Considerazioni guardando al nuovo anno e ripensando a quel fine anno 2019 quando una nuova luce avvolse la città di Vibo Valentia
Nel dicembre 2019, Vibo Valentia visse due momenti destinati a segnare profondamente la sua storia recente. Il primo è ViBook, una fiera dell’editoria indipendente e della cultura della legalità; il secondo, pochi giorni dopo, è il blitz dell’operazione Rinascita-Scott, una delle più imponenti azioni giudiziarie mai condotte contro la ’ndrangheta calabrese. Due eventi distinti, ma legati da un filo simbolico e civile che oggi appare evidente.
ViBook 2019 si presenta con una formula innovativa posizionando la cultura come atto pubblico
ViBook, infatti, nasce come evento di microeditoria e di pensiero critico, ma già dalla sua prima edizione assume un significato che va oltre i libri. Ospitato negli spazi storici di Palazzo Gagliardi, l’evento si propone come luogo di confronto sulla legalità, sull’etica pubblica e sul ruolo della cultura in territori complessi.
ViBook 2019 non si limita a presentazioni editoriali: diventa una piazza civile, in cui magistrati, giornalisti, intellettuali e studenti dialogano apertamente su mafia, giustizia e responsabilità collettiva.
Tra gli ospiti figurano procuratori e magistrati impegnati in prima linea nella lotta alla criminalità organizzata, molti dei quali saranno direttamente coinvolti, di lì a pochi giorni, nell’inchiesta che prenderà il nome di Rinascita-Scott. La loro presenza non è casuale: ViBook sceglie consapevolmente di mettere al centro il tema della legalità, in una provincia storicamente segnata dal potere delle cosche.
Il 19 dicembre 2019, appena pochi giorni dopo la chiusura di ViBook, scatta l’operazione Rinascita-Scott, coordinata dalla Direzione Distrettuale Antimafia di Catanzaro guidata dal procuratore Nicola Gratteri.
L’operazione porta a oltre 330 arresti e colpisce in profondità la ’ndrangheta vibonese, svelando un sistema criminale ramificato, capace di infiltrarsi nell’economia, nella politica e nelle istituzioni. È un terremoto giudiziario che rompe un equilibrio consolidato e restituisce allo Stato un ruolo centrale nel territorio.
Il nome stesso dell’operazione — Rinascita — assume un valore simbolico forte: indica la volontà di liberare Vibo Valentia da un controllo mafioso strutturale, restituendo dignità civile a una comunità spesso costretta al silenzio.
Una connessione simbolica, certo, ma non casuale. Questo perché sebbene ViBook non sia parte dell’indagine giudiziaria, né ne anticipa contenuti investigativi, a posteriori, appare come l’ultimo grande momento pubblico “prima della frattura”, il luogo in cui si parla apertamente di legalità prima che la legalità si manifesti con la forza della giustizia.
Molti osservatori locali leggono oggi, sei anni dopo, quel ViBook 2019 come un segnale culturale anticipatore, un evento che ha contribuito a creare un clima diverso, più attento, più consapevole. In quei giorni, la città ospita magistrati, discute di mafia nei palazzi storici, ascolta parole che per anni erano rimaste ai margini del dibattito pubblico.
E così, se Rinascita-Scott rappresenta l’azione repressiva dello Stato, ViBook rappresenta la sua premessa culturale: la costruzione di un linguaggio, di una coscienza collettiva, di uno spazio pubblico in cui la legalità non è più un tabù ma un tema centrale.
In questo senso, ViBook 2019 e Rinascita-Scott non sono due eventi isolati, ma due facce di un medesimo processo di trasformazione: prima la cultura che rompe il silenzio, poi la giustizia che rompe il sistema.
Intanto, nel giorno in cui si festeggia l’avvio del nuovo anno, il 2025 ha consegnato la recente sentenza d’appello che ha chiuso il percorso giudiziario iniziato con l’operazione Rinascita Scott e la comunità vibonese è chiamata ad affrontare l’intervallo di tempo tra una sentenza di secondo grado e quella della Cassazione che metterà il sigillo definitivo a un’indagine che ha toccato le famiglie di ‘ndrangheta di tutta la provincia di Vibo Valentia, nel mentre comincerà a fare i conti con le scarcerazioni previste dalla Corte d’Appello e dovute alla scadenza dei termini di custodia cautelare.
E di ViBook è rimasto solo un ricordo che sbiadisce sempre più, visto che nemmeno il CEV, comitato editoriale costituito in quegli anni, non ha più sede in quel Palazzo Gagliardi.
E la domanda che galleggia tra questi ricordi è una sola: Che cosa ci ha lasciato oggi tutto questo?









