Oltre il mito dei Templari: l’uomo dietro il mantello. L’ultima notte del cuore. Intimità e rinuncia nel romanzo di Maurizio Bonanno che sarà presentato oggi al 501 Hotel
di Giovanni Rinaldi
Quarant’anni dopo il suo primo romanzo, Maurizio Bonanno, giornalista e scrittore autore di numerosi saggi di carattere sociologico e storico, torna a questo genere letterario con un romanzo di ambientazione storica: L’Ultima Notte. E il ritorno non potrebbe essere più intenso, maturo e coinvolgente.
Questo libro, edito da Il Cristallo, sarà presentato ufficialmente questo pomeriggio, 3 gennaio, al 501 Hotel di Vibo Valentia a partire dalle ore 17.30.

L’Ultima Notte non è soltanto un romanzo storico: è un ponte tra ricerca e immaginazione, tra rigore documentale e profondità emotiva. Bonanno mette a frutto decenni di studi sui Cavalieri Templari e sulla storia del Mediterraneo per costruire una narrazione che affonda le radici nei fatti accertati, ma che trova la sua forza più autentica nella dimensione umana dei personaggi. Al centro del racconto c’è fra’ Oliviero di Bivona, cavaliere templare realmente documentato, figura avvolta dal mistero che diventa qui uomo, coscienza, memoria, destino.
La grande intuizione dell’autore è proprio questa: spostare lo sguardo dalla leggenda al vissuto interiore. L’Ultima Notte racconta la fine di un’epoca – quella dei Templari perseguitati dopo il 1307 – non attraverso il fragore delle battaglie o la retorica del mito, ma attraverso il silenzio, l’attesa, la scelta, la solitudine. È un romanzo che respira lentamente, che accompagna il lettore dentro castelli, porti antichi, paesaggi calabresi carichi di storia e simbolismo, fino a farli diventare scenari dell’anima.
Lo stile di Bonanno è colto ma accessibile, evocativo senza essere compiaciuto. La scrittura ha una qualità quasi meditativa: le descrizioni del Castello di Bivona, del mare al tramonto, della luce che avvolge l’ultima sera di libertà di Oliviero, restano impresse come immagini pittoriche. Ogni pagina restituisce il senso di una storia “ritrovata”, intima e segreta, che sembra davvero provenire da un manoscritto antico, sospeso tra verità storica e confessione personale.
L’Ultima Notte è un libro che parla agli appassionati di storia medievale, ma anche a chi ama i romanzi profondi, introspettivi, capaci di interrogare il lettore su temi universali: la fedeltà, il sacrificio, l’identità, il rapporto tra destino individuale e grande Storia. È una lettura che coinvolge emotivamente, che non corre ma accompagna, che non grida ma lascia un’eco lunga e persistente.
Il momento dell’iniziazione di Oliviero nell’Ordine del Tempio rappresenta una soglia interiore prima ancora che rituale. Non è un semplice ingresso in una confraternita militare, ma una frattura netta con la sua vita precedente. Maurizio Bonanno descrive questa fase come una miscela di esaltazione e smarrimento: Oliviero prova l’orgoglio di essere stato scelto, la sensazione potente di appartenere finalmente a qualcosa di più grande di sé, ma insieme avverte il peso irreversibile della rinuncia.
Nel silenzio del rito, mentre pronuncia i voti di povertà, castità e obbedienza, il protagonista sente spegnersi il giovane inquieto e ribelle che era stato. È una morte simbolica, necessaria ma dolorosa. L’armatura che indossa non è solo protezione: è anche una corazza emotiva. Dentro di lui convivono la gioia ascetica di chi si affida totalmente a Dio e il timore profondo di perdere la propria individualità. L’Ordine gli offre disciplina, senso, direzione; ma gli chiede in cambio il controllo dei sentimenti, il silenzio dei desideri, la sottomissione della volontà.
È proprio qui che nasce il conflitto più intimo di Oliviero: la tensione tra la purezza dell’ideale e la natura irriducibilmente umana del suo cuore. Diventare Cavaliere Templare non lo libera dalle passioni, ma lo costringe a guardarle in faccia, a dominarle, a trasformarle in fede e servizio. Questa lotta interiore lo accompagnerà per tutta la vita, fino all’ultima notte.
L’incontro con Isadora rappresenta l’altro grande nodo emotivo del romanzo. Se l’iniziazione templare è una scelta di ascesi e disciplina, Isadora è il richiamo potente della vita, della carne, della memoria. Quando Oliviero la rivede, nel Castello di Bivona, il passato irrompe nel presente con una forza travolgente. Non è un semplice ricordo: è una ferita mai rimarginata che torna a sanguinare.
Le emozioni che lo attraversano sono complesse e contrastanti. C’è lo stupore, quasi incredulo, di rivedere colei che aveva amato prima della consacrazione; c’è la tenerezza profonda, immediata, che sopravvive al tempo e alle scelte compiute; ma c’è soprattutto il dolore silenzioso del rimpianto. Davanti a Isadora, Oliviero si scopre vulnerabile come non lo è mai stato sul campo di battaglia. Le armi, la disciplina, la fede non lo proteggono da quel turbamento.
Isadora non è soltanto una donna amata: è il simbolo di ciò che Oliviero ha sacrificato. In lei si incarnano le possibilità mancate, la vita che avrebbe potuto vivere se non avesse scelto l’Ordine. Eppure, l’incontro non è mai descritto come una tentazione volgare o un tradimento della fede. Al contrario, è un momento di verità assoluta, in cui Oliviero riconosce se stesso nella sua interezza: cavaliere, monaco, uomo innamorato.
Nel loro abbraccio, così carico di silenzi e di emozioni trattenute, Bonanno concentra tutta la drammaticità del personaggio. L’amore per Isadora non nega la scelta templare, ma la rende tragicamente più consapevole. Oliviero comprende che la rinuncia non cancella l’amore, lo trasforma. E proprio in questa trasformazione si misura la sua grandezza e la sua sofferenza.
La forza de L’Ultima Notte sta proprio in questo: nel mostrare come dietro il mantello bianco con la croce vermiglia batta un cuore inquieto, capace di fede assoluta e di amore profondo. Oliviero non è un eroe senza macchia, ma un uomo che ha scelto l’ideale più alto pagando il prezzo più doloroso. La sua intimità, fatta di emozioni trattenute, di nostalgia e di devozione, rende il romanzo non solo una storia sui Templari, ma una riflessione universale sul conflitto tra vocazione e sentimento, tra destino e desiderio.
Leggere questo romanzo significa entrare, passo dopo passo, nell’ultima notte di un cavaliere templare, ma anche in una riflessione più ampia sul senso della memoria e sul bisogno umano di raccontare ciò che rischia di andare perduto. Un ritorno alla narrativa che conferma Maurizio Bonanno come autore capace di trasformare la conoscenza storica in racconto vivo, appassionante e necessario.
Nel cuore de L’Ultima Notte, Maurizio Bonanno compie un’operazione narrativa di grande finezza: sottrae il Cavaliere Templare alla retorica del mito per restituirlo alla sua dimensione più autentica, quella dell’uomo. Fra’ Oliviero di Bivona non è soltanto un monaco-guerriero, ma un essere umano attraversato da dubbi, desideri, slanci spirituali e ferite emotive che ne definiscono la profondità psicologica.
Ed è proprio questa umanità, fragile e luminosa insieme, a rendere Oliviero un personaggio che resta nel lettore ben oltre l’ultima pagina.
Un libro da leggere, da assaporare e da consigliare.










