L’attentato ad Antonio Iannello è un attacco alla serenità di Vibo Valentia e ai valori democratici. Sono colpi che creano sconcerto a tutta la comunità
Ci sono notizie che arrivano in sordina, quasi in punta di piedi, ma che dentro fanno un rumore assordante. Quella che riguarda Antonio Iannello è una di queste. Cinque colpi di pistola esplosi nella notte, contro la sua auto e contro il muro della sua casa, mentre rientrava. Cinque colpi che potevano uccidere. Cinque colpi che hanno infranto, in un attimo, il senso di sicurezza di un uomo e di un’intera città.
È successo nei giorni che precedono il Natale, un tempo che dovrebbe essere di raccoglimento e serenità. Invece, a Vibo Valentia, qualcuno ha scelto la strada più vile: quella dell’intimidazione armata. Un gesto che non lascia spazio a interpretazioni, che parla il linguaggio della paura e della violenza e che per questo scuote nel profondo.
Antonio Iannello non è solo il presidente del Consiglio comunale. È una persona conosciuta e stimata, un uomo che ha sempre fatto della misura, del dialogo e del rispetto delle istituzioni il suo tratto distintivo. Un esponente autorevole del Partito Democratico cittadino, certo, ma prima ancora un amministratore che ha sempre interpretato il proprio ruolo come servizio alla collettività. Un amministratore serio, mai sopra le righe, mai divisivo. Colpire lui significa colpire un simbolo di normalità e di correttezza nella vita pubblica, ed è questo forse l’aspetto più inquietante di tutta la vicenda.
Colpisce anche il suo silenzio iniziale, la scelta di non gridare subito all’accaduto, di proteggere il lavoro degli investigatori, di non alimentare clamori. Una scelta che dice molto della sua statura umana, ma che oggi non può più essere solo sua. Perché il silenzio, ora, non è più possibile.
A rendere nota la vicenda, per primi, la redazione di Zoom24. Ed è bene che sia stata resa pubblica, perché quei colpi non hanno colpito solo lui, Antonio Iannello: quei proiettili non hanno ferito il corpo, ma hanno colpito qualcosa di più profondo: la fiducia, la serenità, l’idea stessa che si possa servire la propria comunità senza dover guardarsi alle spalle. È questo il vero bersaglio dell’attentato. Non solo un uomo, ma il senso di legalità e di convivenza civile.
Vibo Valentia non può abituarsi a tutto questo. Non può considerarlo un episodio come tanti, né relegarlo a poche righe di cronaca. Serve una presa di posizione chiara, collettiva, senza distinguo. Serve far sentire ad Antonio Iannello che non è solo. E serve, soprattutto, che chi indaga arrivi presto alla verità, perché la verità è l’unico antidoto alla paura.
Quando si spara contro un rappresentante delle istituzioni, si tenta di sparare contro la democrazia stessa. E davanti a questo, l’unica risposta possibile è una: indignazione, unita e una ferma, un’incrollabile difesa dei valori di legalità e sicurezza che tengono insieme una comunità.











