All’indomani della notizia resa pubblica, parla Antonio Iannello e racconta quanto accaduto pochi giorni prima del Natale, mentre rientrava a casa
di Maurizio Bonanno
Già ieri mattina, nell’immediatezza della notizia resa nota a distanza di qualche giorno di quanto accaduto, ci sentiamo semtiti per telefono.
Approfittando di un personale rapporto di amicizia che risale a molti anni fa quando, ci incrociammo perché, entrambi con entusiasmo giovanile, impegnati in politica (lui ha continuato con soddisfazione, mentre io sono tornato volentieri al mio lavoro), dopo una prima chiamata senza risposta è stato lui stesso a richiamarmi, cortese com’è nel suo stile. Esprimergli vicinanza e solidarietà era il minimo ribadendo la stima e l’amicizia coltivata nel tempo.
Si mostra sereno, ma non può nascondere la preoccupazione per quanto accaduto: “Quattro proiettili calibro 7.65 hanno colpito la parete esterna del seminterrato e uno, forse l’ultimo, la parte posteriore della macchina”. Mentre lo racconta, subito aggiunge, non tanto per tranquillizzare l’amico che ascolta quanto piuttosto per rasserenare se stesso: “Non credo che abbiano sparato per colpirmi”.
A questo punto, non posso non interpretare il ruolo che mi assegna la mia professione, ma alla mai richiesta di una intervista a caldo, risponde con la solita cortesia: “Adesso no, nei prossimi giorni certamente. Adesso facciamo lavorare gli investigatori. Anche per questo non avevo ancora fatto sapere nulla di quanto accaduto”.
All’indomani, ci ripensa e accetta di incontrarci. Lo facciamo a Triparni proprio a casa sua, teatro del vile e grave gesto, per un prima ricostruzione dei fatti.
“Il 21 dicembre scorso stavo rincasando a bordo della mia auto – racconta – Stavo imboccando la discesa della rampa del mio garage quando ho sentito alcuni botti”. In quel momento, spiega, non ha attribuito particolare importanza a quel rumore e ha proseguito la serata senza ulteriori pensieri. Il giorno dopo era in programma un Consiglio comunale dedicato all’approvazione del bilancio di previsione, una seduta durata circa dodici ore. Al termine, una cena con alcuni consiglieri e poi il rientro a casa.
Ed è allora che emerge la realtà dei fatti. “Mia moglie mi ha indicato quattro fori sulla parete esterna di casa e poi abbiamo notato un quinto foro tra il paraurti e il bagagliaio della mia auto”.
Successivamente vengono rinvenuti bossoli e pallottole. A quel punto, la consapevolezza: non si era trattato di semplici rumori, ma di colpi d’arma da fuoco.
Iannello si reca immediatamente in Questura per sporgere denuncia. Agli investigatori prova a dare una spiegazione, ma senza trovare elementi concreti.
Ai nostri microfoni conferma: “Se dicessi di non essere preoccupato direi una cosa non vera, ma allo stesso tempo sono sereno, perché non ho nulla da rimproverarmi”.
Rivendica di aver sempre agito “nel rispetto delle regole democratiche”. Neppure l’ipotesi di un movente privato sembra reggere: “Nessuna lite, nessun battibecco”.
Eppure è accaduto. E non si riesce a trovare una spiegazione, un perché.









