Una misura che viene reiterata dopo che già tra il 23 dicembre e il 6 gennaio era stato deliberato uno stop ai ricoveri programmati, provvedimento poi prorogato per un’ulteriore settimana e ora esteso fino al 13 gennaio, limitatamente ai reparti di area medica, in particolare Medicina interna, Geriatria e Malattie infettive
“Non fare il malato hai solo una banale influenza”. Quante volte ci siamo sentiti ripetere questa frase, ma chi l’ha pronunciata spesso non sa di che cosa si parla o comunque banalizza quella che potrebbe essere una malattia molto grave.
La “spagnola” ad esempio, che fece milioni di morti all’inizio del secolo scorso e persino le forme mutate del COVID 19, esattamente 100 anni dopo, sono da inserirsi nella famiglia dei virus influenzali.
Per cui banalizzare i sintomi di un’influenza non sempre potrebbe essere una buona idea, lo testimoniano anche le notizie che stanno arrivando in questi ultimi giorni, con gli ospedali di tutta Italia in difficoltà, con i pronto soccorso intasati, molti pazienti che stazionano sulle barelle in attesa di un posto letto in reparto e il sistema del 118 registra un superlavoro.
In crescita un po’ ovunque i casi di polmonite mentre si riducono le bronchioliti (da virus sinciziale) grazie alla massiccia campagna vaccinale.
Il picco è previsto proprio in queste settimane, soprattutto dopo la riapertura delle scuole alla fine delle vacanze natalizie.
Il campanello d’allarme non è tanto la febbre, come si può spesso pensare – spiegano i virologi – ma la difficoltà a respirare per colpa di una tosse forte e dolori toracici importanti, questi sintomi, soprattutto nelle persone fragili, come gli anziani o i malati cronici, potrebbero portare a conseguenze più serie, la raccomandazione è quella di non curarsi con “Dottor Google”, cioè non curarsi da se senza consultare un medico, soltanto lui sarà in grado di stabilire le medicine da prendere e quali no, di solito l’influenza, come il COVID-19, non può essere curata con gli antibiotici che agiscono solo contro i batteri, non contro virus, assumerli senza indicazione medica non solo è inutile, ma può contribuire a favorire la resistenza batterica, rendendo più difficile curare eventuali infezioni future.
Nei casi più gravi poi, sarà sempre il medico a consigliare un eventuale accesso ai Pronto Soccorso.
Intanto a causa proprio del numero eccessivo di accessi il sistema sanitario calabrese è andato il tilt, con il capoluogo di regione tra i territori maggiormente interessati.
Per questo motivo, presso l’Azienda ospedaliera universitaria Dulbecco di Catanzaro è stato disposto il blocco dei ricoveri ordinari in area medica al fine di fronteggiare una situazione definita dagli stessi operatori come “emergenziale”.
Negli ultimi giorni il pronto soccorso del presidio “Pugliese-Ciaccio” ha registrato un afflusso in netto aumento di pazienti con sintomi riconducibili a influenza stagionale. In particolare, secondo quanto riferito da fonti ospedaliere, è stato rilevato un incremento di circa il 30% delle polmoniti che necessitano di ospedalizzazione.
Una situazione di emergenza che ha costretto il vertici aziendali ad una riorganizzazione delle attività interne e la temporanea sospensione dei ricoveri non urgenti per alleggerire la pressione sull’area di prima emergenza.
Una misura che viene reiterata dopo che già tra il 23 dicembre e il 6 gennaio era stato deliberato uno stop ai ricoveri programmati, provvedimento poi prorogato per un’ulteriore settimana e ora esteso fino al 13 gennaio, limitatamente ai reparti di area medica, in particolare Medicina interna, Geriatria e Malattie infettive.
Nel frattempo, le attività chirurgiche sono riprese regolarmente, non essendo interessate dal provvedimento.
Nonostante il blocco dei ricoveri ordinari, l’ospedale continuerà a garantire le urgenze non differibili, che verranno gestite attraverso il pronto soccorso del Pugliese. L’obiettivo resta quello di decongestionare i reparti e guadagnare tempo nell’attesa che il picco influenzale rallenti. Le autorità sanitarie invitano intanto la popolazione più vulnerabile ad adottare misure precauzionali e a non sottovalutare i sintomi respiratori severi, soprattutto in presenza di condizioni croniche.











