Da tempo il Presidente dell’associazione Don Gnocchi, di Calimera, sta combattendo una sua battaglia di sensibilizzazione sul delicato tema dell’emergenza sanitaria in Calabria
In un tempo in cui il silenzio delle istituzioni rischia spesso di diventare assordante, la costanza può trasformarsi in una forma alta di responsabilità civile. È in questa prospettiva che va letto l’impegno instancabile di Cosimo Limardo, presidente dell’associazione Don Gnocchi, che da anni continua a scrivere, sollecitare e interpellare i rappresentanti istituzionali a ogni livello, senza mai arretrare di fronte all’indifferenza o alle risposte mancate.
Il suo non è mai stato un gesto formale o rituale, ma un’azione coerente e consapevole, animata dalla convinzione che la tutela della salute e dei diritti dei cittadini, specie i più fragili, non possa essere demandata alla rassegnazione. Anche quando i riscontri sono stati pochi, parziali o lontani dalle aspettative, Cosimo Limardo ha scelto di perseverare, perché la continuità dell’impegno è essa stessa un messaggio politico.
In questo contesto, assume un valore particolare il fatto che per la prima volta sia giunta una risposta dal Quirinale.
È vero: non è tutto ciò che si sperava, né risolve le criticità denunciate. Ma ridurre questo passaggio a un atto puramente burocratico sarebbe un errore. Si tratta, infatti, di un segnale significativo, che rompe un muro di silenzio e riconosce implicitamente la legittimità di una richiesta che nasce dal territorio e dalla società civile.

Ancora più rilevante è ciò che quella risposta lascia intendere: il richiamo, nemmeno troppo velato, al fatto che in materia di sanità il valore politico e decisionale risiede unicamente nella Regione. Un chiarimento che, se da un lato delimita le competenze, dall’altro rafforza il senso delle battaglie portate avanti dall’associazione Don Gnocchi, indicando con precisione il livello istituzionale su cui deve concentrarsi l’azione politica e amministrativa.
L’impegno di Cosimo Limardo, dunque, non si misura solo nei risultati immediati, ma nella capacità di tenere aperto un confronto, di costringere le istituzioni a prendere posizione, di trasformare la tenacia personale in un patrimonio collettivo. In un sistema che spesso scoraggia la partecipazione, la sua perseveranza dimostra che insistere è già un modo per cambiare le cose.
Perché anche una risposta minima, quando arriva dal luogo più alto delle istituzioni repubblicane, può diventare il primo passo di un percorso che non si è mai smesso di rivendicare.










