La storia sismica della Calabria meridionale e della Sicilia orientale, segnata da eventi drammatici come quelli del 1783 e del 1905 e 1908, ricorda che questa regione è in continua evoluzione
La forte scossa di terremoto che ha svegliato la Calabria nelle prime ore di oggi, generando paura e apprensione in molte città del Sud Italia, ha della caratteristiche particolari e precise. Il sisma, di magnitudo 5.1, ha avuto una caratteristica particolare che spiega perché sia stato percepito in un’area così vasta: l’ipocentro, cioè il punto in cui si è originato il terremoto, è stato localizzato a ben 65 chilometri di profondità.
A differenza dei terremoti più comuni dell’Appennino, che spesso sono superficiali e quindi molto violenti vicino all’epicentro, questo evento si è sviluppato in profondità. Proprio per questo motivo l’energia non si è concentrata in un’area ristretta, ma si è diffusa su un territorio amplissimo. La scossa è stata avvertita chiaramente non solo in tutta la Calabria e nella Sicilia orientale, ma anche in Puglia, con numerose segnalazioni dal Salento, e perfino a Malta, nel cuore del Mediterraneo.
A Reggio Calabria e Messina la popolazione ha vissuto momenti di forte tensione: le oscillazioni, durate diversi secondi, hanno spinto molte persone a scendere in strada. Scene simili si sono verificate anche a Catania, Catanzaro e Vibo Valentia, dove il tremolio degli edifici ha innescato una apprensione generalizzata nelle abitazioni.
Nonostante la profondità del sisma abbia in parte attenuato l’impatto distruttivo rispetto a un terremoto superficiale, la paura è stata tanta. In queste ore Protezione Civile e Vigili del Fuoco stanno effettuando verifiche diffuse per accertare eventuali danni strutturali. Al momento non si segnalano conseguenze gravi, ma l’attenzione resta alta.
Questo terremoto non è un evento isolato. È il risultato della complessa struttura geologica del basso Jonio, una delle aree più attive del Mediterraneo. La profondità di 65 chilometri indica che il sisma non si è originato nella crosta superficiale, ma all’interno della placca jonica, un antico frammento di crosta oceanica che sta lentamente sprofondando sotto la Calabria.
Questo processo è chiamato subduzione: una placca più densa scivola sotto un’altra, scendendo verso il mantello terrestre. Durante questa discesa, le enormi pressioni e le alte temperature provocano deformazioni e fratture interne. Il terremoto di oggi è proprio l’espressione di questi movimenti profondi e continui, che avvengono da milioni di anni.
Alla base di tutto c’è l’avvicinamento della Placca Africana verso quella Euroasiatica, un movimento lento ma costante, di circa 7 millimetri l’anno. Questa compressione trasforma il Mar Jonio in un vero “laboratorio naturale” della geodinamica mediterranea. Gli stessi processi che generano i terremoti profondi alimentano anche l’attività vulcanica del Tirreno, come quella dell’Etna e delle isole Eolie, strettamente legate alla subduzione.
I terremoti profondi, come quello di oggi, hanno un “vantaggio” relativo: distribuiscono l’energia su grandi distanze, riducendo l’intensità massima dei danni vicino all’epicentro, ma rendendo la scossa percepibile a centinaia di chilometri. È esattamente ciò che è accaduto oggi.
La storia sismica della Calabria meridionale e della Sicilia orientale, segnata da eventi drammatici come quelli del 1638, del1783 e del 1905 e 1908, ricorda che questa regione è in continua evoluzione. Comprendere cosa accade nelle profondità della Terra non serve solo alla scienza, ma è fondamentale per migliorare la prevenzione e aumentare la sicurezza dei cittadini che vivono in uno dei territori geologicamente più attivi d’Europa.










