Una vicenda che intreccia sicurezza pubblica, ordinanze sindacali e interventi delle forze dello Stato sta trasformando le strade comunali in un pericolo quotidiano per i cittadini
C’è qualcosa che lascia sgomenti, e persino increduli, nel comunicato diffuso dal sindaco di Nardodipace, Romano Loielo. Una vicenda che, letta riga dopo riga, solleva interrogativi inquietanti non solo sul piano della sicurezza pubblica, ma anche su quello – altrettanto delicato – dei rapporti istituzionali e delle responsabilità.
Com’è possibile che un’ordinanza sindacale, emanata dal primo cittadino nella sua duplice veste di Autorità locale di Pubblica Sicurezza e di Protezione Civile, finalizzata a prevenire rischi evidenti e richiamando esplicitamente l’articolo 16 del Codice della strada, che vieta la presenza di alberi a meno di sei metri dai margini stradali per evidenti ragioni di sicurezza, venga bloccata con il sequestro dell’area interessata dai lavori? E com’è possibile che un provvedimento praticamente identico a quello adottato negli anni precedenti dall’allora sindaco Antonio Demasi sia stato attuato, seppur parzialmente e in ritardo, nel silenzio generale, senza che nessuno sollevasse obiezioni?
Succede a Nardodipace, dove una vicenda che intreccia sicurezza pubblica, ordinanze sindacali e interventi delle forze dello Stato sta trasformando le strade comunali in un pericolo quotidiano per i cittadini.


A denunciarlo, con un comunicato dai toni duri e preoccupati, è proprio il sindaco Romano Loielo. Il primo cittadino racconta come un’ordinanza da lui emanata per la messa in sicurezza delle strade – attraverso la realizzazione delle fasce di rispetto e il taglio delle piante pericolose lungo le carreggiate – sia stata bloccata dai Carabinieri Forestali di Fabrizia e Serra San Bruno, arrivando addirittura al sequestro dell’area interessata dai primi interventi. Peraltro: un provvedimento analogo era stato emanato anche negli anni 2022 e 2023 dal precedente sindaco, Antonio Demasi, ed era stato attuato – seppur parzialmente e in ritardo – senza che allora si levasse alcuna obiezione.
Ed è proprio qui che nasce lo sconcerto. Com’è possibile che due ordinanze praticamente identiche abbiano avuto destini così diversi? Perché ciò che ieri sembrava tollerabile oggi viene ritenuto illegittimo, al punto da fermare i lavori e sequestrare l’area?
Le conseguenze, oggi, sono sotto gli occhi di tutti. Le avverse condizioni meteorologiche che da giorni colpiscono il territorio – pioggia, neve, grandine e vento forte – hanno provocato il crollo di numerosi alberi di grandi dimensioni, soprattutto pini, rimasti in piedi ai margini delle strade proprio a causa di quel blocco. Alberi caduti improvvisamente sulla sede stradale, in alcuni casi mentre sopraggiungevano automobili. Strade chiuse, traffico interrotto, cittadini in difficoltà e, soprattutto, un rischio concreto per la vita delle persone.



Il sindaco parla apertamente di una situazione paradossale e pericolosa. Da un lato si impedisce un intervento di prevenzione; dall’altro, denuncia Loielo, non si registra alcuna attività efficace di vigilanza o di messa in sicurezza successiva da parte degli stessi militari che avevano bloccato i lavori. Una contraddizione che il primo cittadino afferma di aver segnalato quotidianamente all’Autorità giudiziaria, informandola puntualmente dei crolli e dei pericoli che si stavano verificando.



L’auspicio espresso nel comunicato è che non si debba mai raccontare una tragedia annunciata. Ma l’auspicio, da solo, non basta. Occorre chiedersi con urgenza come si possa uscire da questa situazione assurda e pericolosa: sbloccando gli interventi necessari, chiarendo rapidamente nelle sedi competenti la legittimità degli atti, ristabilendo un coordinamento istituzionale che metta al centro un principio elementare ma fondamentale: la sicurezza dei cittadini viene prima di tutto.
Perché se davvero dovesse accadere l’irreparabile, allora sì che l’incredulità lascerebbe spazio a una domanda ancora più grave, alla quale qualcuno, inevitabilmente, dovrebbe rispondere.
La risposta non può più attendere. Perché ogni giorno che passa, sulle strade di Nardodipace, l’incredulità rischia di trasformarsi in qualcosa di ben più grave.











