Erano loro a stabilire chi potesse lavorare e, soprattutto, a dettare le condizioni economiche e operative
Un’operazione congiunta dei Carabinieri del Reparto Territoriale di Corigliano Rossano, supportati dalle Compagnie di Cassano all’Ionio e San Marco Argentano, ha permesso di smantellare un sistema di sfruttamento della manodopera extracomunitaria nel cuore della Piana di Sibari, tra Corigliano Scalo e Schiavonea, e ha portato all’arresto di due cittadini marocchini per estorsione e sfruttamento del lavoro irregolare.
Un’operazione che rientra nel contrasto al fenomeno del caporalato, in questo caso messo in piedi dai due che, sfruttando le condizioni di bisogni dei migranti, avevano instaurato un vero e proprio regime di controllo sul lavoro dei connazionali.
Erano loro a stabilire chi potesse lavorare e, soprattutto, a dettare le condizioni economiche e operative. Un sistema gerarchico rigido dove le “regole” dei caporali dovevano essere accettate senza repliche; in caso contrario, le “punizioni” non tardavano ad arrivare, spesso attraverso l’uso della forza bruta.
In un episodio, un giovane è stato costretto a ricorrere alle cure dei medici presso il Pronto soccorso dell’ospedale di Corigliano Calabro, dopo che era stato minacciato e picchiato a sangue solo perché, dopo aver prestato servizio per numerose giornate, ha avuto il coraggio di chiedere il pagamento delle proprie spettanze, una somma che si aggirava intorno ai 2mila euro.
I responsabili di tutto ciò, dopo il fermo, sono stati trasferiti nel carcere di Castrovillari, dove restano in attesa delle decisioni dell’Autorità Giudiziaria.
Durante la stessa operazione, sono anche stati eseguiti 4 ordini di espulsione dal territorio nazionale, decretati dal Prefetto di Cosenza.










