La Vibonese deve ritrovare se stessa e deve farlo subito. Perché il tempo e la pazienza sono ormai agli sgoccioli.
Non è solo una sconfitta, è una resa senza condizioni. La Vibonese cade ancora in casa, la quarta volta in questa stagione e lo fa nel modo più umiliante possibile: 1-3 contro l’Enna, squadra più organizzata, più affamata e soprattutto infinitamente più viva. Sesta sconfitta complessiva in campionato e crisi che ormai non può più essere nascosta.
Al “Luigi Razza” va in scena una recita stonata dei rossoblù, mai davvero dentro la partita. I giocatori scendono in campo spenti, molli, senza idee né carattere. L’Enna ringrazia e prende il comando delle operazioni con una semplicità disarmante. Dadic è il mattatore assoluto e incarna tutto ciò che alla Vibonese manca: cattiveria, tempismo, personalità. Prima la traversa, poi il gol dell’1-0 al 31’ e il raddoppio al 40’, entrambi figli di una difesa immobile e distratta.
La Vibonese? Spettatrice non pagante.
Nella ripresa Esposito prova a cambiare con un triplo cambio, ma è fumo negli occhi. Dopo sette minuti arriva il regalo di un rigore evitabile e Montero chiude i conti. Partita finita, squadra finita, pubblico sconfortato. Il gol tardivo di Coulibaly è solo una comparsa statistica, buona per il tabellino ma inutile per la dignità sportiva.
Preoccupante non è tanto il risultato, quanto l’atteggiamento: una squadra senza anima, succube di un avversario che, classifica alla mano, aveva fatto meno punti ed era reduce da un turno infrasettimanale. Segnali gravissimi. La Vibonese non vince dal 16 novembre e oggi appare smarrita, fragile, irriconoscibile.
Un mese e mezzo senza successi e una squadra che dà la sensazione di non credere più nei propri mezzi. La classifica ora fa paura: solo quattro punti sopra i playout e all’orizzonte la trasferta di Reggio Calabria contro una Reggina in stato di grazia. Mister Esposito parla di squadra “moscia” e di responsabilità proprie, arrivando persino a ipotizzare un passo indietro, evocando la dignità come valore imprescindibile. Dichiarazioni che pesano come macigni e che certificano un clima pesante, forse mai così teso. Parole forti, figlie di una situazione che rischia di degenerare.
Ora non c’è più tempo per alibi o giustificazioni. Senza un’immediata inversione di rotta, il rischio è quello di trascinare una stagione nata con altre ambizioni verso scenari sempre più cupi. La Vibonese deve ritrovare se stessa e deve farlo subito. Perché il tempo e la pazienza sono ormai agli sgoccioli.
Serve una scossa immediata. Perché così, senza orgoglio né reazione, la Vibonese sta scavando da sola la propria fossa. E il fondo, ormai, è sempre più vicino.









