Una scelta presentata come naturale conclusione di un percorso amministrativo, ma che segna un passaggio politico rilevante negli equilibri della maggioranza e nel rapporto con il sindaco
Certo, si può parlare di un’uscita a testa alta. Ma resta, comunque, un’uscita di scena.
La decisione di Francesco Colelli di rimettere il mandato di consigliere delegato allo Spettacolo non è un atto neutro né, tantomeno, una scelta priva di conseguenze politiche. In politica nulla è mai soltanto formale: ogni gesto, soprattutto quando arriva da chi ricopre ruoli di primo piano, assume un significato che va oltre le dichiarazioni di circostanza.
Colelli, da segretario del Partito Democratico, fu protagonista di una scommessa che all’epoca appariva tutt’altro che scontata: prima la candidatura dell’ex presidente della Provincia Enzo Romeo a sindaco, poi la vittoria elettorale che spezzò un’egemonia del centrodestra durata quindici anni. Un’operazione politica riuscita, che gli consegnò un peso determinante negli equilibri della nuova amministrazione.
Una volta entrato in Consiglio comunale, Colelli ha inteso preservare quella leadership. Lo ha fatto assumendo il ruolo di capogruppo, ma anche scegliendo una collocazione più complessa e, per certi versi, ambiziosa: non un assessorato, per evitare di offuscare la centralità del sindaco, bensì una delega — quella allo Spettacolo — che lo proiettava comunque nell’azione amministrativa, affiancando il ruolo politico con uno operativo.
Poi, come spesso accade, il tempo ha fatto il suo corso. L’idillio iniziale si è progressivamente incrinato. La gestione Romeo ha mostrato crepe e inciampi, il clima di entusiasmo si è raffreddato e in Consiglio comunale piccoli terremoti hanno ridisegnato gli equilibri originari. In questo contesto, il compito del capogruppo è diventato sempre più delicato, fino a rendere complesso quel sostegno che, all’inizio, appariva granitico.
Eppure, proprio in questa fase, Colelli ha probabilmente espresso il meglio di sé: abile negli equilibrismi politici da capogruppo, efficace — oltre le più ottimistiche previsioni — nel ruolo di consigliere delegato allo Spettacolo. Un doppio successo, politico e amministrativo, che però ha finito per rendere insostenibile la convivenza delle due funzioni.
La lezione della vecchia, e per certi versi rimpianta, Prima Repubblica torna utile: i leader di partito evitavano accuratamente di sovrapporre ruoli di governo e di partito. Chi governava lasciava spazio nella struttura politica; chi guidava il partito restava fuori dall’esecutivo. Una regola di igiene istituzionale che garantì stabilità per decenni. Il seguito della storia è noto a tutti.
Così, archiviato il successo delle festività natalizie, Colelli sceglie il momento e il linguaggio dei tempi moderni: un post su Facebook, pubblicato all’ora di cena, per annunciare la svolta. “Tutto ha un inizio e tutto ha una fine”, scrive, comunicando la conclusione della sua esperienza da delegato allo Spettacolo del Comune di Vibo Valentia.
Non manca il tributo al sindaco — “Non smetterò mai di ringraziare Enzo Romeo per la fiducia accordatami” — seguito da una rivendicazione orgogliosa dell’impegno profuso “notte e giorno, senza mai risparmiarmi”. C’è anche spazio, forse inevitabile conoscendo il personaggio, per una nota di vanità, quando sottolinea di aver atteso la fine delle manifestazioni natalizie per ufficializzare la decisione, rivendicando il contributo dato nel “cambiare marcia” all’organizzazione degli eventi cittadini.
Infine, il passaggio politicamente più rilevante: l’annuncio che da domani l’impegno sarà “solo ed esclusivamente” quello di consigliere comunale e capogruppo del Partito Democratico. Con un “Sempre a lavoro, per la nostra città” e un “Forza Vibo!!!” (rafforzato da ben tre punti esclamativi) che suonano più come un messaggio agli addetti ai lavori che come una semplice chiusura retorica.
Tradotto dal linguaggio dei social a quello della politica: da domani, il capogruppo Colelli torna a giocare a mani libere. E in Consiglio comunale, questo dettaglio non è affatto secondario.









