La manifestazione è organizzata dal Rotary Club di Gioia Tauro con la direzione artistica del critico d’arte Franco Luzza
È entrato nel vivo il Festival del Mediterraneo 2026 – Percorsi nell’immaginario dell’arte, promosso dal Rotary Club di Gioia Tauro, che si svolge in questi giorni nella Sala Fallara della città della Piana.
Il Festival si snoda su due direttrici principali che hanno in comune il mettere in evidenza il valore simbolico ed educativo dell’arte, innanzitutto pittorica: con una mostra di opere di artisti contemporanei ed incontri durante i quali si propongono riflessioni ed analisi.
Ecco, allora che, dopo la cerimonia di inaugurazione, il primo incontro è stato dedicato a Caravaggio una delle figure più innovative e controverse della storia dell’arte tra la fine del Cinquecento e l’inizio del Seicento.
Dopo la relazione introduttiva del direttore artistico del Festival, Franco Luzza, il sindaco di Gioia Tauro, Simona Scarcella, la presidente del Rotary Manuela Strangi, si sono confrontati con Domenico Infantino e Vincenzo Barca partendo dalla considerazione che la sua produzione artistica sia strettamente legata alla sua vita irregolare e violenta.

L’elemento più rivoluzionario della sua pittura è il realismo estremo, che rompe definitivamente con l’idealizzazione rinascimentale e con l’eleganza manierista. Caravaggio sceglie modelli presi dalla realtà quotidiana – popolani, mendicanti, prostitute – e li utilizza anche per soggetti sacri, mostrando corpi segnati dal tempo, piedi sporchi, volti scavati. Questa scelta riflette la sua esperienza diretta degli ambienti popolari e marginali e rende la pittura immediata, concreta e profondamente umana, ma allo stesso tempo scandalosa per molti committenti ecclesiastici.
Al dibattito ha preso parte attiva anche il numeroso pubblico presente, a conferma di come l’argomento così affrontato sia riuscito a coinvolgere e ad interessare, riconoscendo in Caravaggio un artista moderno, capace di trasformare la pittura sacra in un’esperienza emotiva intensa, in cui la drammaticità della vita reale e quella dell’arte coincidono.










