Dallo smantellamento della squadra all’addio di mister Esposito: i tifosi denunciano una gestione fallimentare e chiedono un ritorno in società di chi ha cuore e orgoglio vibonese
Un comunicato per esprimere la profonda indignazione della tifoseria rossoblù per la gestione dell’US Vibonese; per salutare mister Esposito, figura stimata e punto di riferimento per i tifosi, ma anche punto di rottura definitivo; per denunciare la mancanza di trasparenza su assetti societari, programmi e reali obiettivi; per lanciare un appello alla città, alle istituzioni e agli imprenditori locali a costruire un futuro diverso, fondato su un progetto condiviso e su un possibile azionariato popolare all’insegna dello slogan: la Vibonese deve tornare ai vibonesi.
Così i tifosi della Vibonese sono scesi in campo prendendo una chiara posizione. Ecco il testo integrale del comunicato fatto pervenire in redazione.
Umiliazioni e mortificazioni: da novembre ad oggi, noi tifosi della Us Vibonese stiamo assistendo a quella che sembra una vera e propria farsa, una situazione ai limiti dell’immaginazione.
Dopo un incredibile avvio di stagione, con una squadra che girava a mille, che giocava e divertiva, ma che soprattutto aveva riportato entusiasmo anche sugli spalti, improvvisamente, la nuova proprietà in accordo con il DS Costa, ha deciso di smantellare tutto.
Le porte del Luigi Razza si sono trasformate in quelle di un supermercato: offerte, svendite e manovre che, con grande probabilità, oltre a disattendere le promesse iniziali, hanno accontentato esclusivamente qualche procuratore che ha dato vita ad una vera e continua “migrazione” di pezzi pregiati ceduti ad altre squadre e sostituiti con ragazzi giovani, certamente non paragonabili ai primi per potenzialità ed esperienza.
Dal dichiarato obiettivo dei playoff, ad oggi, ci ritroviamo a sperare in una salvezza tranquilla da raggiungere prima possibile, con la classifica che vede i rossoblù scivolare sempre più in basso e doversi guardare dietro, per evitare di essere inghiottiti dalla zona playout.
La goccia che ha fatto traboccare il vaso è stata sicuramente la notizia relativa all’addio di mister Esposito, unico punto fermo della tifoseria che lo ha apprezzato per le sue qualità professionali ed umane, senza mai mettere in discussione il suo lavoro. Probabilmente, un uomo troppo onesto che non ha accettato di piegarsi a dinamiche interne certamente poco chiare e per niente comprensibili.
“Se devo andare in guerra ci voglio andare armato”: queste le ultime parole del tecnico, prima di lasciare Vibo Valentia. Chiare e trasparenti, parole che hanno rivelato che c’è qualcosa che non va e che hanno confermato che la società non ha alcuna intenzione di intervenire sul mercato, disarmando – oltre che Esposito – anche noi tifosi.
Del resto, i curricula di Costa e Cammarata, alla voce “Messina” spiegano tante cose e gettano ombre sul loro operato.
Al tecnico Esposito va il nostro ringraziamento per tutto ciò che è stato in grado di fare, nonostante le difficoltà e le situazioni che ha dovuto affrontare: caro mister, noi ci siamo sentiti traditi tanto quanto te.
Le logiche (illogiche) delle plusvalenze, quantificabili in qualche migliaia di euro non stanno in piedi e le spiegazioni da parte della società cominciano a scricchiolare e creare crepe nella verità.
La fiducia del pubblico vibonese è da riconquistare: dopo anni di mediocrità, in tanti hanno abbandonato il “Razza” stanchi di dover soffrire ogni domenica.
Ciò non toglie che tutta la tifoseria rossoblù è pronta a farsi sentire e, prima di lanciare un nuovo progetto, richiede, a gran voce, un incontro con la dirigenza (volutamente con la “d” minuscola) per porre una serie di domande ai suoi rappresentanti.
In tanti ci chiediamo come mai i giornalisti locali non abbiano mai posto domande pertinenti e tali da ottenere risposte concrete da parte della società.
- La fantomatica cordata di sei soci di cui si parlava ad inizio anno dov’è? Vige ancora il segreto di stato o era solo fumo negli occhi?
- Al momento della cessione, Caffo ha avuto tutte le necessarie garanzie da parte del neo presidente Cammarata e del direttore sportivo?
- Il programma triennale è già fallito?
- Tutti questi movimenti di mercato sono giustificabili?
- Come mai i procuratori hanno così tanto potere da spostare i calciatori a proprio piacimento, anche superando i vincoli contrattuali?
Chiaro che nessuno pretendeva di vincere sin da subito il campionato, ma visto l’andamento dello stesso rimane l’amaro in bocca.
Ma la domanda più importante è una sola.
Quando ve ne andate via da Vibo Valentia? Non avete capito che siete tutti (e ripetiamo tutti) ospiti non voluti e non più graditi nella nostra città?
Appello
Ora ci rivolgiamo alla città, ai politici, agli imprenditori seri che fortunatamente a Vibo Valentia ci sono. Incontriamoci al più presto, sediamoci ad un tavolo di lavori, Tifosi, Sindaco, Assessori, Deputati nazionali e Regionali con il tessuto industriale vibonese. A loro deve aggiungersi gente del posto, che ha a cuore i colori rossoblù, come ad esempio Danilo Beccaria, Santino Gurzillo, Antonello Fuscà (figlio dell’amato ex presidente Carmelo) e le vecchie glorie.
Bisogna costruire il futuro della squadra del quale noi Vibonesi dobbiamo essere gli artefici. Bisogna pensare ad un azionariato popolare, dove ogni vibonese deve essere protagonista.
Insomma la Vibonese ai vibonesi.
La nostra fede non morirà mai,










