Il Medioevo si può davvero considerare un’età di mezzo, ma non certo di decadenza. Un’età antesignana di quella profetizzata dall’Abate Gioacchino
di Pierluigi Lo Gatto
Un uomo che gironzolava per le strade della sua città passò davanti al cantiere della Cattedrale in costruzione, dove tre operai stavano riordinando gli attrezzi.
Spinto dalla curiosità, chiese al primo operaio: “Che stai facendo?”
Mi guadagno da vivere, rispose.
“E tu?”
Taglio la pietra, disse il secondo.
“E tu?”
Costruisco una Cattedrale, rispose il terzo.
Ecco, la vita del terzo operaio ruota intorno al perché, e non al come.
Nel disegno egli distingue i tratti del capolavoro e in cantiere, nel cuore della materia, vede già svettare la Cattedrale verso il cielo.
Tocca a noi scoprire e immaginare i contorni di quella costruzione, lavorando incessantemente con gli strumenti del cuore e della ragione.
“NON SI ENTRA QUI SE NON SI E’ GEOMETRI”: questo era scritto all’ingresso dell’Accademia di Platone.
E cos’è la Geometria ? Etimologicamente significa “misura”. Una misura che è insita nell’architettura, che questi maestri realizzarono secondo precisi paradigmi numerici dall’alto valore simbolico, contemporaneamente e nel giro di pochi anni in tutta Europa. E l’architettura è sorella della musica, perché entrambe figlie del Numero. Così come entrambe permettono di costruire in terra copia dell’armonia celeste, di compiere quel Logos che significa infatti rapporto, corrispondenza, proporzione.
I veri matematici, come i più grandi filosofi, sono in realtà semplici esploratori dei “Mondi Infiniti”, alla ricerca del Principio Originale.
Questa Geometria sacra, questa sacra misura, sapientemente celata a chi non ha orecchie per udire ed occhi per vedere, diventa cardine del Medioevo, ingiustamente definito un periodo di oscurantismo. È la scienza dell’Armonia con cui Dio opera da sempre, quella che governa l’infinitamente piccolo e l’infinitamente grande, ciò che è in basso e ciò che è in alto, il fiore della vita che è inscritto nel nostro DNA.
Pertanto il Medioevo si può davvero considerare un’età di mezzo, ma non certo di decadenza e ancor meno epoca seguita da rinata umanità. Un’età antesignana di quella profetizzata dall’Abate Gioacchino, in cui l’oltreuomo considererà il proprio simile un fine e non più un mezzo.
È l’era in cui Dio era ancora vivo, prima di essere ucciso dalla inarrestabile hubris; in cui il singolo era comunità e contribuiva al comune obiettivo; in cui il sublime ideale alimentava sogni e cancellava terribili solitudini.
Ecco, il Medioevo era humus intriso di Madre Terra, distante per spirito e valori dall’attuale sradicamento dell’Uomo, gravido di speranza e cosciente di possedere , nel molteplice, la scintilla dell’Uno.









