Un comune di oltre 3.700 abitanti lasciato senza assistenza sanitaria di base. È questa la grave situazione denunciata da Cosimo Limardo
San Calogero, piccolo centro del Vibonese con 3.725 abitanti, sta vivendo un progressivo e preoccupante arretramento dei servizi sanitari essenziali. Al centro della denuncia da parte di Cosimo Limardo, presidente dell’associazione “Don Gnocchi – Voglia di Vivere” e segretario nazionale del Dipartimento Diversamente Abili del partito Unione Nazionale Italiana, c’è l’assenza della guardia medica, un presidio fondamentale soprattutto per anziani, bambini e persone fragili.
«Se una persona si sente male – spiega Limardo – è costretta a spostarsi a Mileto, Nicotera o Rombiolo. Nel frattempo il paziente può anche morire. Non è accettabile».
A rendere il quadro ancora più allarmante, le condizioni dello studio medico: «Non ci sono nemmeno i farmaci di emergenza perché manca un frigorifero per conservarli».
Nei giorni scorsi, i cittadini hanno trovato affisso un semplice foglio di carta che annunciava la chiusura della guardia medica il 25 gennaio 2026 dalle ore 8:00 alle 20:00, proprio in un giorno festivo in cui il servizio avrebbe dovuto essere garantito: «È questa la sanità che abbiamo in Calabria», denuncia Limardo con amarezza.
Ma il problema non riguarda solo l’emergenza. A San Calogero non si effettuano più nemmeno le vaccinazioni pediatriche. Un servizio che un tempo era disponibile in paese oggi obbliga le famiglie a spostarsi di 30 chilometri tra andata e ritorno verso Nicotera, Mileto o Vibo Valentia: «E se una madre non ha la macchina? Deve chiedere un favore a qualcuno pur di vaccinare il proprio bambino», sottolinea.
Una situazione che, secondo Limardo, sta riportando il paese indietro nel tempo: «San Calogero oggi è senza medici, senza guardia medica, senza servizi essenziali. Così si spopolano i territori».
Per questo motivo, Cosimo Limardo ha rivolto un appello diretto al Commissario straordinario dell’Asp di Vibo Valentia, Gianfranco Tomao, chiedendo un incontro urgente: «Lo chiedo con rispetto – conclude – anche lei è padre di famiglia e nonno. Nessuno vuole il male di nessuno, ma la salute è un diritto e non può essere negata a un intero paese».
Una denuncia che riaccende i riflettori sulle difficoltà della sanità territoriale in Calabria e che chiede risposte concrete, prima che sia troppo tardi.










