Avrebbero compiuto almeno 17 furti facendo saltare i bancomat di diverse banche di Puglia, Basilicata, Campagna, Calabria e Lazio
Con tutta probabilità sono i cinque arrestati dai carabinieri del nucleo investigativo di Taranto, i responsabili delle tante rapine avvenute nelle scorse settimane in parecchie zone della Calabria, attraverso la cosiddetta tecnica della marmotta.
I cinque facevano saltare in aria i bancomat di notte, la notte successiva era lo stesso, lo avrebbero fatto in Puglia – specie nel Tarantino – in Basilicata, Campania, Calabria e nel Lazio.
In carcere è finito il 47enne Cataldo Bartolo, detto Dino, originario di Napoli ma residente a Palo Del Colle, nel barese, e pregiudicato, si riteneva affiliato al clan Parisi, con lui anche il 20enne Rocco Fronza di Castellaneta, Valentino Intini di 21 anni, di Massafra, il 20enne Simone Vinella di Castellaneta e Alessandro Longo, 28enne di Grumo Appula.
Ai cinque, ai quali la procura di Taranto attribuisce almeno 17 furti, avrebbero effettuato dei sopralluoghi per poi agire con esplosivi in grado di far saltare i bancomat. Stando all’ipotesi accusatoria, i cinque – insieme ad altre persone ancora non identificate – sarebbero entrati in azione a volto coperto e avrebbero utilizzato ordigni artigianali per danneggiare gli sportelli. Così anche con l’ultimo colpo, nella notte tra il 2 e il 3 febbraio a Santa Margherita di Savoia nel Foggiano. Ma gli assalti secondo l’accusa sono stati compiuti anche a Monteiasi, Palagiano, Mottola, Scanzano Jonico e ancora: nelle province di Cosenza, Benevento, Frosinone, Caserta, Napoli, Salerno, Foggia. Nella disponibilità della banda c’erano decine di migliaia di euro ricavati dai raid. Si contano almeno 170mila.







