Aveva prenotato un volo per Reggio Calabria, gli inquirenti avevano paura che si potesse dare alla latitanza
Giuseppe Calabrò, 76 anni, originario dell’Aspromonte, già condannato più volte per detenzione di armi, assegni a vuoto, ricettazione e traffico di droga, inoltre coinvolto nell’inchiesta “Doppia Curva” sulla presenza di criminalità organizzata nelle tifoserie di Inter e Milan, e ora condannato all’ergastolo per il sequestro e l’omicidio di Cristina Mazzotti, è stato fermato nella notte dagli agenti della Squadra Mobile di Milano perché ritenuto pronto per a darsi alla latitanza.
Nonostante la sentenza di primo grado all’ergastolo emessa il 4 febbraio dalla Corte d’Assise di Como per l’omicidio aggravato della giovane, rapita nel 1975 a Eupilio, in provincia di Como e che venne tenuta prigioniera in una buca a Castelletto Ticino in condizioni disumane, senza sufficiente aerazione e sottoposta a massicce dosi di farmaci, fino alla sua morte a Galliate, in provincia di Novara, Giuseppe Calabrò era libero.
Nell’ordinanza di fermo i pubblici ministeri si stigmatizza la pericolosità dell’uomo. Secondo il provvedimento, Calabrò “vantava e vanta, nella sua attualità, una fama criminale” che gli permetterebbe di relazionarsi su un piano di rilievo con figure di spicco della criminalità calabrese, sia al Nord che in Calabria. Questa rete di contatti potrebbe fornirgli supporti logistici e risorse per sottrarsi all’esecuzione della pena, ritengono gli inquirenti”.
Ad avvalorare la tesi della fuga e della sua possibile entrata in latitanza, la prenotazione di un volo aereo da Milano a Reggio Calabria la mattina successiva al fermo.








