Come in cucina, anche in politica tutto si tiene insieme solo se non si rompe. Nominati i due nuovi assessori, a Palazzo Luigi Razza si cambia tutto per non cambiare troppo
Dunque, come volete chiamarla?
Ribollita, panzanella o frittata?
Frittata di pasta?
La politica locale, quando arriva il momento dei rimpasti, ha sempre questo problema lessicale: trovare un nome nobile a ciò che, nella sostanza, è un esercizio di recupero. Nulla di male, intendiamoci. Il recupero è una pratica antica, sostenibile, perfino virtuosa. Lo insegnavano le nonne molto prima che lo spiegassero i consulenti di comunicazione con slide patinate e parole inglesi.
La ribollita nasce povera e orgogliosa, dal pane raffermo che rinasce nel brodo e si fa piatto nuovo senza mai fingere di essere qualcosa di diverso. La panzanella è più leggera, estiva, fresca: pane vecchio, sì, ma con pomodori e basilico sembra quasi una scelta. La frittata, infine, è l’arte suprema del riciclo: prendi ciò che avanza, lo leghi con le uova, lo giri in padella e speri che tenga. Se tiene, applausi. Se si rompe, si mangia lo stesso.
Dentro questo ricettario della tradizione italiana, ci sta benissimo anche la politica. D’altronde siamo cresciuti con l’idea che non si butta via niente: né il pane duro né le esperienze accumulate, né tantomeno i consiglieri e gli assessori. «Finisci tutto quello che hai nel piatto» non era solo un ammonimento educativo, ma un programma amministrativo ante litteram.
E così, fuori dal vocabolario ovattato del politichese, quello che si è consumato a Palazzo Luigi Razza assomiglia molto a un piatto di recupero impiattato alla bene e meglio.
Dopo una giornata di voci, sussurri e retroscena – ingredienti immancabili di ogni rimpasto che si rispetti – la nuova giunta Romeo è stata servita al tavolo della città. Nuovo equilibrio, dicono. Nuovo slancio, promettono. La prova, come sempre, non sarà nella descrizione del piatto ma nell’assaggio.
Il sindaco Enzo Romeo, scout di formazione e quindi uomo che sa arrangiarsi con quello che c’è nello zaino, ha deciso di non sprecare nulla. Dentro l’esecutivo entrano Francesco Colelli e Caterina, detta Ketty, De Luca. Non nuovi ingredienti esotici, ma prodotti già presenti nella dispensa politica cittadina, riassemblati con cura.
A Colelli, già capogruppo del Pd, viene affidato un piatto decisamente ricco: manutenzione, acqua, luce, strade, scuole, università, volontariato, cooperazione, decentramento, randagismo, autoparco e perfino il tempo della città. Un menù degustazione che richiede stomaco, resistenza e una buona capacità di non confondere il primo con il secondo. Qui più che una ribollita sembra una frittata maxi: tutto insieme, ben legato, sperando che regga alla prima girata.
A Ketty De Luca, che porta il peso di portare in giunta per la prima volta gli alecciani, tocca invece la parte più delicata della cucina: i conti. Bilancio, tributi, lotta all’evasione, finanziamenti, spending review, commercio e tutela del consumatore. Insomma, la cassa, il registro e il coltello affilato per tagliare gli sprechi. Un ruolo che non ammette distrazioni, perché se il sale è troppo o troppo poco se ne accorgono tutti.
Naturalmente, come in ogni ricetta di recupero che si rispetti, per aggiungere qualcosa bisogna togliere qualcos’altro. Le nuove nomine rimescolano deleghe, spostano competenze, compensano scontenti. La manutenzione cambia padella, il commercio cambia cuoco, la pubblica istruzione viene rimessa sul fuoco. Nulla si crea, nulla si distrugge, tutto si redistribuisce.
Ora la giunta Romeo è chiamata a dimostrare che non si tratta solo di aver scaldato gli avanzi, ma di averli davvero trasformati in un piatto capace di nutrire la città. Perché il riciclo, in cucina come in politica, funziona solo se c’è una visione dietro. Altrimenti resta quella sensazione familiare e un po’ amara di quando, davanti alla frittata del giorno dopo, capisci subito se è venuta bene o se era meglio ordinare una pizza.









