Ecco servito il rimpasto che doveva salvare la maggioranza e che appare come un banale rimpastino: tanto rumore per nulla (e la confusione resta sovrana)
…e alla fine, la montagna ha partorito il topolino. E neanche uno particolarmente vispo.
Dopo settimane di attesa, voci, smentite, retroscena e “decisioni irrevocabili”, il sindaco annuncia il tanto sospirato rimpasto di giunta. L’obiettivo dichiarato: risolvere i problemi della maggioranza. Il risultato reale: un giro di poltrone, qualche delega spostata come in una partita di Monopoli e la certificazione ufficiale che qualcosa, evidentemente, non ha funzionato. In pratica si è assistito al rimpastino, quello leggero, dietetico, “giusto per sistemare due cosine”. Il sindaco, con l’aria di chi ha appena risolto l’equazione di secondo grado della stabilità politica, si dichiara convinto di aver chiuso i problemi di maggioranza. Peccato che, come spesso accade, la realtà abbia deciso di non collaborare.
Basta guardare le ultime decisioni per capire che più che un intervento chirurgico è stato un esperimento di bricolage istituzionale, con risultati degni di una mensola montata senza istruzioni.
A farne le spese, prima l’assessore Continanza, costretta a dimissioni polemiche nonostante fosse talmente apprezzata che persino il suo partito di riferimento, il PD, aveva chiesto al sindaco di fermare tutto, di respingerle. Ma si sa, a volte l’apprezzamento è un’aggravante. Meglio fare spazio al nuovo che avanza. O al vuoto che segue. Quindi, richiesta cortesemente ignorata: quando la montagna decide di tremare, qualcuno deve pur cadere.
Poi è toccato all’assessore Puntillo. Fino a ieri “super esperta”, incensata per competenza e risultati, adesso improvvisamente sacrificabile. Un caso di amnesia amministrativa fulminante: ciò che funzionava ieri, oggi non serve più. Evidentemente la competenza, come lo yogurt, ha una data di scadenza.
Nel frattempo, l’assessore alla manutenzione, dopo mesi di proclami e annunci epici, perde la delega. Ma non temete: la manutenzione non resta orfana, viene affidata al nuovo assessore, che dovrà occuparsi contemporaneamente di manutenzione, randagismo e… università. Una figura mitologica metà amministratore, metà giocoliere. Un assessorato multitasking, una specie di coltellino svizzero amministrativo. Se avanza tempo, magari potrà anche dare un’occhiata al meteo. E se poi riesce pure a tappare una buca, proprio mentre discute di politiche universitarie e canili, sarà pronto per le Olimpiadi.
E il commercio? Anche qui, delega revocata e consegnata al nuovo assessore al bilancio. Perché nulla dice “rilancio delle attività” come un passaggio di mano contabile. Perché in fondo, cosa vuoi che sia: botteghe, tasse, conti pubblici… tutto torna. Più o meno. D’altronde, quando non sai dove mettere una delega, il bilancio è sempre un posto accogliente.
Il sindaco parla di rimpasto, ma quello che emerge è un’altra storia: a meno di due anni dall’insediamento, mezza giunta viene di fatto bocciata. Più che un aggiustamento tecnico, è sembrato un giudizio politico. E non proprio lusinghiero.
Un rimpasto così efficace che a Vibo Valentia l’unica cosa rimasta intatta è la confusione. E siccome al peggio non c’è mai fine, ecco il colpo di scena finale.
Con l’ingresso in giunta di Francesco Colelli, ex capogruppo PD, entra in consiglio comunale Antonella Petracca, prima dei non eletti, ex presidente provinciale di Confesercenti, ma soprattutto protagonista, negli ultimi 18 mesi, di una linea politica tutt’altro che morbida verso l’amministrazione in carica., una voce critica, quando non apertamente contrapposta al sindaco e alla sua squadra. Tradotto: la contestazione rientra dalla porta principale.
Intanto, sempre il PD dovrà scegliere il nuovo capogruppo in consiglio, perchè il “rivoluzionario” si è accasato in giunta.
E qui il copione è già scritto: altro che pacificazione, il rischio è un nuovo episodio della saga infinita della guerra interna. Perché le bande cambiano nome, ma non abitudini.
E allora, sindaco: altro che rimpasto risolutivo: più che una maggioranza ricompattata, questa sembra una serie tv al terzo reboot. Con la differenza che, a Vibo Valentia, non serve Netflix. Basta seguire la politica locale.
Alla fine, quindi, sembra proprio che la montagna abbia davvero partorito un topolino. Ma attenzione: non è detto che non morda.








