Un congedo che racconta uno stile: lavoro, ascolto, gratitudine. La politica migliore è spesso quella che non fa rumore, ma lascia tracce profonde
Il rimpastino si è compiuto. La montagna ha partorito il suo topolino. Il nuovo assetto amministrativo si prepara a coesistere, pur nella confusione che si insinua tra proclami esultanti che odorano di un profumo per nulla naturale, come concepito in laboratorio.
E mentre tutto ciò si attua, c’è chi sceglie un’uscita di scena, indotta suo malgrado, che restituisce dignità alla scelta, senza vittimismo né autocelebrazione.
Vania Continanza, già assessore alla Pubblica istruzione, saluta con parole dense, misurate, piene di grazia. Si mostra, con pudore, come una persona che chiude una fase senza rancore, con lucidità e una forte coerenza interiore. Non è un addio polemico, il suo, è un congedo alto, quasi pedagogico — molto “da scuola”, come lei stessa rivendica.
Com’è nelle sua caratteristiche personali, Vania Continanza sceglie uno stile sobrio, riconoscente malgrado tutto, umano.
Non un addio, quello che ci offre, ma una restituzione: di affetto, di senso, di responsabilità. Parole che parlano di istituzioni vissute come comunità, di una politica delle persone e non delle caselle.
Una lezione di stile, quella che ci offre l’ormai ex assessore alla Pubblica istruzione, che riconcilia con la politica quando è vissuta così. Vania Continanza, con le sue parole ci ha ricordato che ci sono congedi che non chiudono, ma rafforzano i legami, perché chi semina umanità non va mai via davvero.
Ecco, quindi, il testo integrale di ciò che lei ha scritto nel congedarsi dall’incarico di assessore comunale.
Sono stati giorni intensi, per molti aspetti emozionanti. La conclusione della mia esperienza amministrativa ha acceso i riflettori e non poco. Sinceramente non lo avrei immaginato. Lascio questa giunta ricca di straordinarie professionalità portando con me un bagaglio enorme di esperienza, di conoscenze, di umanità.
Non ho letto, in questi giorni, un solo commento negativo rispetto al mio operato. Eppure, avrò sbagliato qualcosa anch’io. Chi non opera non erra. Non avrei mai pensato di aver seminato così tanto affetto, così tanta fiducia nei miei confronti anche nella stampa talvolta molto severa con l’amministrazione. Dal canto mio, ho lavorato in silenzio, come faccio a scuola, lontana dalle luci della ribalta. Ho attraversato aule e laboratori, sono andata sotto il sole sui cantieri, ho ascoltato con attenzione e rispetto i dirigenti scolastici, le famiglie, i docenti, testardamente convinta che la scuola sia il centro del mondo.
Ed oggi con serenità, voglio dire grazie a ciascuno di voi: al Partito democratico, ai meravigliosi componenti del gruppo consiliare ed a tutti gli eletti di maggioranza e di minoranza. Grazie a Francesco Colelli che coraggiosamente mi ha indotto ad intraprendere questo viaggio e a Stefano Soriano che mi ha sostenuto con affetto e sincera disponibilità durante il percorso. Sono due persone meravigliose. Grazie ai tanti dirigenti del Pd, alcuni dei quali mi hanno ripetutamente invitato a ripensarci: so che lo hanno fatto con sincerità.
La nostra “social catena” non si spezzerà mai. D’altronde, siamo persone non caselle!
Un pensiero affettuoso voglio dedicare, quindi, alle dipendenti dei miei uffici: a Maria Carmela Naccari, Giusy Grillo, Teresa Scavelli. Hanno lavorato con me senza mai risparmiarsi, ma soprattutto mi hanno dimostrato sempre grande fiducia e mi hanno voluto un gran bene! Questo aspetto, per altri forse secondario, per me conta e conta tantissimo! Sono stata perfettamente in sintonia con tutti loro. Con Valentina, una spalla formidabile, alla quale voglio rivolgere un pensiero particolare per il supporto utilissimo che mi ha dato; con il dirigente dell’ufficio istruzione, Mimmo Scuglia, competente e disponibile. Un abbraccio caloroso anche a Stella Ciancio e Michela Zappone! Un saluto a tutti nella consapevolezza che non tutto sia stato vano! E chi semina, prima o poi, raccoglie!










