Il grande fisico siciliano venne più volte a Vibo Valentia, soprattutto per ricevere il prestigioso Premio ideato da mons. Brindisi, come ricorda bene questa redazione
È venuto a mancare all’età di 96 anni Antonino Zichichi, lo scienziato dalla chioma candida e dall’eloquio inarrestabile, specializzato in fisica delle particelle. Era originario di Erice, in Sicilia, ma viveva tra la Svizzera, sede del centro di ricerca del Cern, e Roma, dove frequentava il Vaticano con i suoi pontefici (era stato amico in particolare di Giovanni Paolo II). Di lui restano: il più importante laboratorio sotterraneo del mondo, sotto al Gran Sasso, e la scuola di fisica di Erice, dove scienziati da Nobel fanno lezione a studenti di tutto il mondo. La scuola di Erice, nata nel 1963, ha attraversato la guerra fredda promuovendo il dialogo fra i ricercatori separati dalla cortina di ferro: «Nella sua scuola, più di 50 anni fa, fu lanciato il manifesto per la pace e contro le armi nucleari», ricorda Antonio Zoccoli, presidente dell’Infn, l’Istituto Nazionale di Fisica Nucleare di cui Zichichi fu presidente tra il 1977 e il 1982.
Per i vibonesi, Zichichi in quegli anni ’80 fu una presenza significativa. Venne più volte in città e soprattutto venne il 1° marzo del 1983, quando gli fu consegnato il prestigioso Premio della Testimonianza, ideato dall’allora parroco del Duomo, mons. Onofrio Brindisi, per celebrare grandi Testimoni nel mondo nel nome del Santo Patrono della Città, San Leoluca. Un premio prestigioso, perché in quegli anni (furono 25 le edizioni del Premio) si alternarono in città, nel giorno in cui si festeggia il Patrono San Leoluca, nomi di assoluto prestigio internazionale insigniti di questo Premio della Testimonianza. Ricordiamo alcuni nomi, considerato che proprio il Direttore di ViViPress era parte dell’organizzazione, ovviamente curando i rapporti con la stampa: il Vescovo di Praga Pavel Himilica, il Primate di Polonia Jozeph Glemp, Madre Teresa di Calcutta, Arrigo Sacchi, la Famiglia Green, la Città di Sarajevo, il Vescovo di Timor Est Mons. Carlos Ximenes Belo (Nobel Per La Pace), lo statista lituano Vitantes Landsbergis, il direttore d’orchestra M° Carlo Maria Giulini, il poeta della Negritudine Leopold Sedar Senghor… ed altri ancora.
“Accadeva in queste circostanze che , per “dovere d’ufficio” – ricorda il direttore Maurizio Bonanno – avevo lo straordinario privilegio di conoscere personalmente queste figure eccezionali. Così è stato anche con il prof. Antonino Zichichi. La fortuna di un colloquio con lui è stata un’esperienza straordinaria. Infdimenticabile”.
Il suo sogno era osservare l’esplosione di una supernova. Per questo aveva costruito un rivelatore di neutrini sotto al Gran Sasso. Nei suoi ultimi esperimenti puntava a dimostrare l’esistenza di un Supermondo a 43 dimensioni e con la loro descrizione poteva intrattenere i suoi confusi interlocutori per ore. La fede in Dio (da qui la motivazione del Premio della Testimonianza) lo spingeva verso un impegno costante, e controcorrente, nel tentativo di conciliare la fede con la scienza. E lo portava a credere «che il mondo abbia una Logica interna comprensibile con l’intelletto».
Volentieri ospitiamo l’intervento di Francesco Augurusa, Presidente della Fondazione Antonio Emanuele Augurusa, che racconta: “Da quel libro letto da ragazzo alla mia visione di imprenditore: il ricordo di come Zichichi mi insegnò a vedere un Progetto dove altri vedono solo il caso“

Ecco l’intervento del Presidente della Fondazione Augurusa.
A mio avviso, la scienza ha perso un gigante, ma noi credenti perdiamo un testimone coraggioso. La notizia della scomparsa di Antonino Zichichi mi ha riportato immediatamente indietro nel tempo, a quando ero solo un ragazzo appassionato di scienza e mi imbattei in quel libro che avrebbe cambiato il mio modo di pensare: “Perché io credo in Colui che ha fatto il mondo”.
In quelle pagine non trovai l’aridità di certe teorie accademiche, ma l’entusiasmo vibrante di chi, studiando la materia, ha finito per toccare lo Spirito. Da imprenditore cattolico, sento l’urgenza di condividere, specialmente con i più giovani, la lezione rivoluzionaria che Zichichi ci lascia in eredità: usare la ragione non significa spegnere la Fede.
L’Universo non è figlio del caos
Spesso vi sentite dire che siamo frutto del caso, un incidente biologico in un universo muto. Zichichi ha combattuto una vita intera contro questa visione nichilista. Ci ha insegnato che la Scienza è lo strumento privilegiato per scoprire la “Logica del Creatore”.
Quando uno scienziato scopre una legge fondamentale, sta decifrando un codice che esiste da sempre.
È un concetto che, nel mio lavoro di imprenditore, tocco con mano ogni giorno. Se vedo un’azienda prosperare, processi che funzionano e obiettivi raggiunti, so che dietro non c’è il caso, ma una visione, una volontà, un fondatore. Zichichi guardava il cosmo e vedeva la stessa cosa: un’opera immensa che presuppone un Autore.
Siate “scienziati” della vostra vita
Il messaggio che voglio lanciare ai ragazzi di oggi è questo: non accontentatevi delle risposte preconfezionate.
Zichichi ci ha dimostrato che la cultura scientifica è un atto di umiltà e di meraviglia verso il Creato. La vera scienza non è quella che presume di sapere tutto e di escludere Dio, ma quella che si ferma stupita davanti alla complessità perfetta delle leggi fisiche.
Vi auguro di avere la sua stessa curiosità intellettuale. Non abbiate paura di indagare, di studiare, di andare a fondo nelle cose. Scoprirete, come ha fatto lui e come ho imparato io da quel libro tanti anni fa, che più si comprende come è fatto il mondo, più diventa difficile negare Colui che l’ha fatto.
Addio Professore, e grazie per averci insegnato che la Fede non è un rifugio per chi ignora, ma il traguardo per chi sa guardare davvero.
Francesco Augurusa Presidente Fondazione Antonio Emanuele Augurusa











