Alcune considerazioni sulla conferenza stampa tenuta questa mattina dal sindaco Enzo Romeo
La questione dei depositi costieri di Vibo Marina non è più soltanto una vicenda amministrativa. È diventata il banco di prova della credibilità politica di un’intera classe dirigente. Perché la domanda che oggi attraversa la città è semplice, ma tutt’altro che banale: tra il parere della Conferenza dei servizi e la volontà politica, chi prevale davvero?
La Conferenza dei servizi ha espresso i suoi pareri. Pareri tecnici, necessari, propedeutici, ma – è bene ricordarlo – non in senso politico. Eppure, da quell’insieme di valutazioni è scaturito un indirizzo chiaro: rinnovo ventennale della concessione alla Meridionale Petroli. Un atto formalmente tecnico, ma dalle conseguenze profondamente politiche.
Il sindaco non accetta l’idea che questa possa essere considerata una condanna alla sua battaglia. Convoca una conferenza stampa per spiegare la sua visione e schiera intorno a sé l’intera giunta, compreso il suo superconsulente finalmente seduto sugli scranni importanti dell‘aula consiliare. Il clima è teso, nell’emiciclo anche i consiglieri comunali seduti a sinistra e a destra, di maggioranza e di opposizione.
Il sindaco rivendica che non si tratta di un “via libera politico”, bensì di atti dovuti. È un passaggio importante. Ma è anche il nodo centrale della questione. Perché quando un procedimento amministrativo si chiude con pareri favorevoli, anche se formalmente tecnici, l’effetto concreto è quello di consolidare una scelta: la permanenza dei depositi nel porto di Vibo Marina per altri vent’anni. C’è una distanza che oggi appare evidente nella vicenda dei depositi costieri di Vibo Marina: la distanza tra ciò che si proclama e ciò che si firma.
Ed è qui che si consuma la frattura. È proprio qui che si misura la coerenza della politica. Perché quando gli enti esprimono pareri favorevoli al rinnovo della concessione ventennale, e anche il Comune – attraverso i propri uffici – non pone ostacoli sostanziali, il risultato non può essere derubricato a semplice “atto dovuto”.
È troppo semplice rifugiarsi dietro la formula dell’“atto dovuto”. La politica non è mai neutra quando sceglie di non esercitare fino in fondo i propri strumenti. L’assenza di atti forti è essa stessa una scelta.
Se la volontà politica fosse stata davvero quella di impedire il rinnovo e spingere con forza verso la delocalizzazione, avrebbe dovuto precedere la Conferenza dei servizi con atti chiari e vincolanti: varianti urbanistiche, incompatibilità pianificatorie, scelte formali capaci di incidere giuridicamente sul procedimento.
Nulla di tutto questo è accaduto. E quando la politica non struttura la propria volontà dentro atti amministrativi coerenti, il procedimento tecnico finisce inevitabilmente per prevalere.
Il Consiglio comunale si era espresso per la delocalizzazione. La politica cittadina aveva indicato una direzione: liberare l’area portuale da un’infrastruttura ritenuta incompatibile con uno sviluppo turistico e urbano moderno. Una posizione chiara, almeno nelle intenzioni.
Eppure, durante la conferenza stampa di questa mattina, in un clima chiaramente teso, il sindaco non ha mai parlato di turismo, della riqualificazione del waterfront, né della riconversione dell’area portuale. Perché?
Il punto non è stabilire se il parere tecnico sia “più forte” della politica. Il punto è un altro: la politica è davvero tale solo quando riesce a tradurre l’indirizzo in atti capaci di produrre effetti giuridici concreti. In assenza di questi, il procedimento amministrativo segue la sua logica interna, che è quella della continuità, della legittimità formale, della tutela degli atti pregressi.
La vicenda dei depositi costieri pone quindi una questione più ampia: Vibo Marina vuole davvero cambiare modello di sviluppo? E se sì, la sua classe dirigente è pronta ad assumersi fino in fondo la responsabilità di atti conseguenti, anche conflittuali, anche rischiosi?
Perché alla fine, tra tecnica e politica, non prevale chi parla di più. Prevale chi firma gli atti che contano.
E oggi, guardando ai fatti, la sensazione è che non stia prevalendo la visione politica, ma la forza inerziale del procedimento amministrativo.
La partita è chiusa? Forse no. Ma il tempo delle ambiguità è finito. Se la delocalizzazione è un obiettivo reale, dovrà diventare una scelta amministrativa concreta. Altrimenti resterà uno slogan, mentre il porto continuerà a convivere con i suoi serbatoi per altri vent’anni.
Perché al momento la sensazione è che la delocalizzazione sia rimasta più uno slogan che un obiettivo strutturato. Una bandiera utile sul piano comunicativo, ma non accompagnata da scelte capaci di incidere realmente.
E questo è il punto più critico per l’amministrazione Romeo: non tanto l’esito della Conferenza dei servizi, quanto la percezione di una politica che promette cambiamento ma che, al momento decisivo, si adatta alla continuità.
Vibo Marina non aveva bisogno di dichiarazioni di principio. Aveva bisogno di una strategia amministrativa coerente e tempestiva. Se il rinnovo ventennale diventerà definitivo, sarà difficile spiegare ai cittadini che la volontà politica era diversa.
Perché in politica, alla fine, contano gli atti.









