Riflessioni sulle pagine del Vangelo di domenica 15 febbraio
di Mons. Giuseppe Fiorillo
Carissime, carissimi,
oggi, sesta domenica del tempo ordinario, con questo brano del Vangelo di Matteo (Matteo 5,17-37) siamo sempre sul monte delle Beatitudini.
Le Beatitudini: “le parole più alte dalla storia dell’umanità” (Gandhi), che hanno la magia, se vissute intensamente di trasformarci in sale della terra e luce del mondo. È questa una delle grandi novità del Vangelo. È necessario, quindi, per noi cristiani accogliere le novità che Gesù ci propone. Le novità sono sei nel discorso della Montagna. Le prime quattro le incontriamo nel brano del vangelo di questa domenica e riguardano l’omicidio, il divorzio, l’adulterio, il giuramento.
Questi temi di grande attualità, ieri come oggi, vengono presentati da Gesù con l’antica tecnica letteraria delle antitesi: “è stato detto dagli antichi, ma io vi dico”. Quel “ma io vi dico” viene detto da Gesù non per rendere la vita più difficile, ma quale invito a guardare dentro le vicende, ad essere più attenti nel vivere le storie esistenziali ed essere, così, più umani.
Prima antitesi.
“Avete inteso che fu detto agli Antichi: non uccidere; chi avrà ucciso dovrà essere sottoposto a giudizio (Deuteromio 5, 17),ma io vi dico: chiunque si adira col proprio fratello… Chi dice al fratello stolto, chi dice al fratello pazzo sarà sottoposto a giudizio”. (Matteo 5,22).
Con questa affermazione Gesù ci svela il non detto della legge. Ci porta alla sorgente del cuore della Torah. Nelle relazioni bisogna frenare l’aggressività, spegnere la collera, fermare la spirale dell’odio, che facilmente si accende e cresce dentro di noi, fino a soprimere una vita, fatta ad immagine di Dio.
Andare,quindi, alla radice e purificare la parola. Abitare la parola che guarisce, che conforta, che salva. Sfrattare, da casa nostra, la parola che dissacra le relazioni, creando “false notizie”, divulgando calunnie, insulti, scandali, divisioni, guerre.
Per guarire da queste negatività, che si annidano nel cuore umano, due sono le medicine proposte da Gesù: la riconciliazione e il perdono.
Seconda antitesi.
Avete inteso che fu detto: “Non commettere adulterio”. Ma io vi dico: chiunque guarda una donna per desiderarla, ha già commesso adulterio con lei nel proprio cuore” (Matteo 5,27-28).
Adulterio viene dal verbo a(du)lterare che significa falsificare, alterare, danneggiare.L’aduterio, ritenuto dalla Torah un reato contro la morale, per Gesù è un delitto contro la persona e, in particolare, contro la donna, spesso, più debole, più fragile.
Il credente è chiamato a governare i suoi pensieri, i suoi desideri, perché l’adulterio è la conseguenza di una non vigilanza che sfocia irrimediabilmente nell’atto materiale. Nella donna, nell’uomo bisogna vedere non il possesso, ma la persona; non un oggetto di cui impadronirsi, e, quando non si riesce a possederlo, romperlo con le proprie mani (femminicidio!), ma vedere una persona capace di libere scelte e padrone della propria vita.
In tempi, quali i nostri, carichi di pansessualismo, nei quali si dà importanza a sguardi sensuali e facili seduzioni, Gesù ci propone sguardi limpidi e visioni serene per non precipitare nell’abisso di relazioni alterate.
Altra antitesi: il giuramento.
“Avete inteso che fu detto agli Antichi, non giurerai il falso, ma adempierai verso il Signore i tuoi giuramenti”. Ma io vi dico: non giurate affatto, né per il cielo, perché è il trono di Dio, né per la terra, perché è lo sgabello per i suoi piedi, né per Gerusalemme, perché è la città del gran Re… Sia invece il vostro parlare: “si, sì”, “no, no”; il di più viene dal Maligno. (Matteo 5, 33, 37).
È questa la radicalità di Gesù: semplicità di linguaggio, responsabilità della parola. Un seguace di Gesù non dovrebbe mai giurare, perché la sua coscienza lo obbliga alla sincerità, fondata sulla parola data, segno della sua responsabilità ,che gli fa dire “sì” quando è sì, e “no” quando è no. Il di più viene dal Maligno “padre della menzogna” (Giovanni 8,44) che ci spinge verso “un cuore doppio” (Salmo 12,3) .
Buona domenica con un pensiero di uno scrittore di ispirazione cristiana del ‘900: “Chi non ha mai letto il Discorso della Montagna non è in grado di sapere cosa sia il Cristianesimo”. (Francois Mauriac ,Vita di Gesù, Parigi 1936).
Don Giuseppe Fiorillo










