Ecco l’essenza dell’Amore, declinato nelle sue varie forme: la condivisione. De Amore- Atto secondo
di Pier Luigi Lo Gatto
Si narra che Goethe, venendo giù in calesse dal monte Baldo, alla vista di un panorama mozzafiato, chiese al cocchiere di fermarsi.
Dopo esser sceso dalla carrozza, estasiato dal verde e dal blu che tinteggiavano insieme a riflessi dorati quello scorcio del lago di Garda, esclamò con un gesto di stizza : “Che sfortuna! Nessuno, né un amico né una donna, con cui condividere questo spettacolo”.
Ecco l’essenza dell’Amore, declinato nelle sue varie forme: la condivisione.
Quella magia che consente di vedere il mondo con gli occhi dell’altro, di trasformare l’uno in due, di abbracciare quell’alterità attraverso la quale nasce e si amplifica ogni incanto.
È una magia in cui spesso più che le parole conta il silenzio, perché è in esso che scopriamo come la coscienza del singolo si unisca a quella dell’altro, in una vibrazione armonica che gli antichi testi descrivono come estasi di paradiso.
Una prospettiva nuova e stupefacente, quella della madre che vede il proprio bimbo appena nato, del cieco guarito dal tocco divino, dell’artista che scorge sulla tela bianca tutti i colori della natura.
Di fronte a questa bellezza il nostro calesse, trascinato dagli istinti e governato a stento dalla ragione, si arresta stordito, facendo improvvisamente esperienza di quell’universo che da sempre reca dentro di sé ma che non aveva ancora conosciuto.
Un universo che si accende solo quando c’è risonanza con l’altro, perché ogni cavallo, ogni cocchiere, ogni mozzo di ruota è piccola goccia di un oceano di luce.









