L’intervento dell’ex assessore comunale Katia Franzè, oggi componente del coordinamento cittadino di Fratelli d’Italia: non solo tombe, ma storia. Il cimitero merita decoro
Nel dibattito cittadino torna con forza il tema della cura e del decoro del cimitero comunale. A sollevarlo è Katia Franzè, componente del coordinamento cittadino di Fratelli d’Italia, che affida a parole dense di significato una riflessione che va ben oltre la semplice denuncia amministrativa.
“Il cimitero non è soltanto uno spazio di sepoltura, ma un luogo di sentimenti profondi dove vita e morte intrecciano pietà religiosa, identità locale, memoria eterna”, scrive Katia Franzè. Un passaggio che invita a fermarsi, a guardare a quel luogo non come a uno spazio marginale della città, ma come a un presidio morale e culturale: “Un luogo che, senza enfasi od esagerazione, può essere definito come un ‘abbraccio eterno’ tra generazioni, un ponte tangibile tra passato e presente”, capace di suscitare “rispetto, tristezza, silenzio, ma anche pace e memoria”.
Parole che descrivono un’esperienza comune a tanti cittadini di Vibo Valentia: “Qui il tempo sembra fermarsi e ogni persona, davanti alle lapidi, riflette sul senso dell’esistenza. Camminando tra le tombe, si percepisce un silenzio diverso da quello di ogni altro luogo: è un silenzio carico di ricordi, di storie e di voci che non si sentono più ma che sembrano ancora presenti”.
La riflessione si fa ancora più intensa quando Katia Franzè sottolinea come “ogni nome inciso sulla pietra racconta una vita passata che lascia una traccia indelebile del suo passaggio terreno”. Il cimitero diventa così “un luogo sì triste, ma che racchiude in sé un senso profondo di continuità”, dove “visitare le tombe dei propri cari è un modo per mantenere vivo il loro ricordo e per non dimenticare le proprie radici”.
Non manca il richiamo alla dimensione simbolica: “C’è un aspetto simbolico nel cimitero: le architetture, le croci, le statue; i fiori che rendono visibile la ricerca di un legame con l’eternità. Ogni gesto come accendere una candela, posare un fiore, pronunciare una preghiera è un segno di amore che supera il tempo”. È qui, ricorda, che “l’uomo si ferma, pensa, e riscopre la misura della vita”.
Ma alla profondità del significato si contrappone, secondo la componente del coordinamento cittadino, una realtà ben diversa. “Quello che manca però, nel Cimitero di Vibo Valentia è l’aspetto estetico. Sì, proprio così, si fa fatica a comprendere l’incuria in cui versa attualmente questo luogo di memoria, di rispetto e di riflessione”. Il riferimento è, ovviamente, al Cimitero di Vibo Valentia, che – sostiene – versa in condizioni che non rendono giustizia alla sua funzione.
“L’incuria di un cimitero non è soltanto un problema estetico o organizzativo, ma rappresenta un segnale più profondo: quello di una perdita di attenzione verso la memoria, le radici e il valore della dignità umana”, afferma ancora Katia Franzè, che pochi anni fa è stata anche assessore comunale. Erbacce tra le tombe, “viali dissestati, lapidi rovinate dal tempo e dall’abbandono e intere zone dove sono ubicati i loculi allagate e buie”: sono immagini che, a suo giudizio, “trasmettono un senso di tristezza e di mancanza di rispetto”.



Il dolore delle famiglie, in questo contesto, si fa doppio: “Le famiglie che si recano a visitare i propri defunti provano dolore non solo per l’assenza della persona amata, ma anche per il fatto che il luogo del suo riposo non sia curato con la dovuta attenzione”. Da qui l’accusa all’attuale amministrazione, rea – a suo dire – di dimenticare che “il cimitero è un bene comune e che tutti dovrebbero contribuire a mantenerlo decoroso. L’indifferenza, infatti, è spesso il primo passo verso il degrado”.
Non si tratta di invocare interventi faraonici, ma di ristabilire un livello minimo di decoro: “Un cimitero curato comunica rispetto, civiltà e senso di appartenenza. Non significa trasformarlo in un luogo lussuoso, ma semplicemente mantenerlo pulito, ordinato e sicuro”.
Ed ancora: “Bastano piccoli gesti: una manutenzione costante del verde, il controllo delle strutture, il rispetto delle regole del decoro urbano”.
Il passaggio forse più significativo è quello che richiama alla responsabilità collettiva: “L’incuria del cimitero non è solo un problema pratico, ma morale. Il modo in cui trattiamo i luoghi della memoria riflette il modo in cui consideriamo la nostra storia e la nostra umanità”. Perché, conclude, “prendersi cura di un cimitero significa prendersi cura del passato. E solo chi rispetta il passato può costruire un futuro più consapevole e responsabile”.
L’appello finale è diretto e senza giri di parole: “Le immagini di incuria del nostro Cimitero parlano da sole, sono sotto gli occhi di tutti, e pertanto rivolgo un accorato appello all’amministrazione locale, Sindaco, Assessori e Consiglieri: fate ciò che si deve fare per riportare il Cimitero di Vibo Valentia luogo degno della sua memoria storica, umana e collettiva, degno della nostra civiltà. Alcune volte basta poco: qualche lampadina, la sostituzione e riparazione di qualche finestra, la presa in carico di cappelle monumentali; in breve: attenzione e rispetto, senza dimenticare gli altri cimiteri del nostro comune”.
Un intervento che, al di là delle appartenenze politiche, pone una domanda che riguarda tutti: quale valore attribuiamo, come comunità, ai luoghi che custodiscono la nostra memoria?








