Martedì pomeriggio, a Vena di Jonadi, generazioni in dialogo nel nome di un’idea radicale pensando alla politica come destino civile attraverso l’eredità di un visionario
Ci sono uomini politici che interpretano il proprio tempo. E poi ci sono uomini che lo anticipano, pagando il prezzo dell’incomprensione. Marco Pannella è stato questo: un irregolare, un visionario, un uomo spesso isolato ma capace di vedere prima degli altri le crepe della democrazia italiana e le possibilità di rinnovarla.
Martedì 24 febbraio alle ore 18.00, nella sala conferenze “Nilde Iotti” di Vena di Jonadi, la presentazione del libro firmato da Valter Vecellio non sarà soltanto un appuntamento culturale. Sarà un’occasione per interrogarsi sul senso stesso della politica, ieri e oggi.
Pannella è stato il primo in tante battaglie, senza mai considerarsi un “primo”. Non credeva alle avanguardie: diceva che esistono solo persone in ritardo. E lui, spesso, era semplicemente troppo avanti.
Aveva intuito la crisi della rappresentanza politica e tentato di riscrivere le regole del gioco con il centrodestra nella stagione del “primo Berlusconi” e con i referendum elettorali degli anni Novanta. Quando in Italia si respirava il clima cupo degli anni di piombo, predicava e praticava la nonviolenza, scegliendo lo sciopero della fame e la disobbedienza civile come strumenti di lotta.
Quando pochi parlavano di debito pubblico e sostenibilità previdenziale, denunciava le pensioni-baby e proponeva riforme strutturali. Quando la politica restava chiusa nei confini nazionali, trasformava il Partito Radicale in soggetto transnazionale, impegnato nella lotta contro la fame nel mondo, per la moratoria universale della pena di morte, per l’istituzione della Corte penale internazionale.
Essere visionari, però, in politica è un rischio: si viene scambiati per stravaganti. Si raccolgono percentuali elettorali da prefisso telefonico. E solo molto tempo dopo si scopre che quelle idee erano semi destinati a germogliare.
Tra le sue intuizioni più durature c’è Radio Radicale, nata quasi “pirata”, quando trasmetteva integralmente le sedute parlamentari per rendere reale ciò che la Costituzione già prevedeva: la pubblicità dei lavori. In un tempo di informazione urlata e compressa, Radio Radicale nasce scegliendo la lentezza, la completezza, la profondità.
Per Pannella, l’informazione non era un’arena per il pollice alzato o abbassato, ma uno strumento per capire. Per formarsi un’opinione. Per esercitare consapevolmente la libertà.
Così come il referendum è diventato, nelle sue mani, una “seconda scheda” data ai cittadini: uno strumento per decidere direttamente su divorzio, aborto, responsabilità civile dei magistrati, finanziamento ai partiti, libertà economiche. Temi che altrimenti sarebbero rimasti sequestrati nei palazzi.
Due generazioni a confronto
Ma la serata del 24 febbraio non si limita alla memoria. La rende viva.

A discutere del libro, insieme all’autore, saranno il giornalista e sociologo Maurizio Bonanno e il giovane sindaco di Jonadi, Fabio Signoretta. Ed è qui che l’incontro assume un significato particolare.
Maurizio Bonanno appartiene alla generazione cresciuta negli anni che oggi chiamiamo “anni di piombo”. Un tempo in cui il conflitto era vissuto come virtù morale, in cui la politica occupava intere giornate, in cui si credeva che da qualche parte ci fosse una verità da stanare. Ricorda il suo primo voto nel 1979, orgoglioso e senza compromessi: Pannella al Parlamento europeo, il suffragio universale, il futuro come possibilità concreta.
Fabio Signoretta, invece, racconta una scelta più recente: la sua prima tessera radicale nel 2014. Una decisione maturata in un contesto completamente diverso, in un’epoca di disincanto e sfiducia, dove dichiararsi “radicale” significa spesso dover spiegare perché. E proprio questo farà: spiegare pubblicamente le ragioni di una scelta che considera identitaria.
Mettere a confronto queste due esperienze significa mettere in dialogo due stagioni della politica italiana. Due modi di vivere l’impegno civile. Due generazioni vibonesi che, in tempi diversi, hanno trovato nelle idee liberali e radicali di Pannella una bussola.
Non è solo una presentazione di un libro. È un passaggio di testimone. È la dimostrazione che certe battaglie – la libertà, la legalità costituzionale, il diritto alla conoscenza – non appartengono a un’epoca ma attraversano le epoche.
In un Paese dove il dibattito sembra spesso ridotto a slogan e tifoserie, ritrovarsi per discutere, ascoltare, confrontarsi è già un atto politico.
Forse è proprio questo il lascito più attuale di Marco Pannella: ricordarci che la politica, quando è autentica, non divide generazioni. Le mette in dialogo.









